INTERVISTA
CON IL PADRE LIBANESE JOSEPH ZOGHEIB SULLA CRISI
LIBANESE |
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l'intervista con il padre libanese, don Joseph Zogheib
Per la Radio Vaticana, Amedeo
Lomonaco, 27 luglio 2006
ALL’INDOMANI
DELLA CONFERENZA INTERNAZIONALE SUL LIBANO, CI SI
INTERROGA SUL SIGNIFICATO DEL SUMMIT
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Intervista con padre Joseph Zogheib
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Ma
quali sono state, in Libano, le reazioni della popolazione
dopo la chiusura del summit di Roma? Amedeo Lomonaco lo ha
chiesto a padre Joseph Zogheib,
già responsabile del Programma arabo della nostra
emittente:
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R.
– Noi abbiamo visto questa iniziativa italiana come una
speranza, perché l’Italia è l’unico Paese che ha
cercato, almeno, di fare qualcosa per il Libano. Quello
che noi chiediamo è la preghiera per il popolo libanese
che vive questa disgrazia. Vi assicuro che in 15 anni di
guerra civile non abbiamo mai sentito questa amarezza e
questo pericolo nei confronti della nostra patria.
D.
– Padre Joseph, quali sono
stati i commenti della stampa libanese sul vertice di
Roma?
R.
– Secondo la stampa libanese, c’era inizialmente un
po’ di speranza. Adesso, però, sulla stampa si parla
dell’insuccesso per non essere riusciti ad imporre il cessate-il-fuoco.
Siamo in una situazione di attesa: speriamo in qualche
posizione internazionale più forte che possa riuscire a
fare realmente qualcosa per questo Paese.
D.
– Quale è adesso la situazione del Libano, in
particolare nel sud e a Beirut, dove ti trovi?
R.
– Tutto il Libano è in una condizione di blocco
generale: non si può uscire e non si può entrare. Tutti
gli stranieri stanno lasciando il Paese. Questa situazione
ha isolato anche una parte della popolazione del sud:
centinaia di villaggi vivono una situazione umanitaria
molto, molto precaria e purtroppo nessuno riesce ad
arrivare in questa area. Se continuerà il blocco totale
cominceremo, anche qui a Beirut, a sentire le conseguenze.
D.
– Come sta reagendo la popolazione libanese di fronte al
dramma della guerra?
R.
– La nostra disgrazia è la guerra, la nostra grazia è
la compattezza, almeno finora, del popolo libanese. Non ci
sono divisioni: tutti gli sfollati – che appartengono in
maggioranza agli sciiti – sono stati accolti dai
cristiani e da appartenenti ad altre confessioni
religiose. Il fatto è che la guerra non è tra due Stati,
ma è tra uno Stato potente, Israele, contro un partito,
quello degli Hezbollah, che
sono stati addestrati per più di 20 anni a questo tipo di
guerra.
D.
– E in questa situazione, quali sono le responsabilità
dell’Iran?
R.
– Sappiamo bene non ci siamo noi libanesi dietro a
questa guerra. Stiamo pagando le conseguenze di questa
politica assurda, che stiamo subendo in Libano. La
decisione non è nostra; la decisione non è neanche degli
Hezbollah, ma è quella
dell’Iran. Questo è quello che dicono, ormai, tutti i
moderati. Una volta che cede l’Iran, forse per noi ci
sarà speranza.
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Per la Radio Vaticana, Amedeo
Lomonaco, 27 luglio 2006

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