Ascolta l'intervista di Amedeo Lomonaco a Giulietto Chiesa
Radio
Vaticana,
intervista
di
Amedeo
Lomonaco
con
il
giornalista
Giulietto
Chiesa
(26/10/2003)
Creare
nuove
regole
di
governance
da
suggerire
a
chi
è
alla
guida
dell’economia
e
della
politica
internazionale
in
modo
da
aprire
una
nuova
strada
per
superare
le
crisi
internazionali.
E’
questo
l’obiettivo
del
‘World
Political
Forum’,
l’organismo
nato
da
un’idea
del
premio
Nobel
per
la
pace,
Mikhail
Gorbaciov,
i
cui
lavori
si
sono
svolti,
giovedì
e
venerdì
scorso,
a
Torino
e
ad
Alessandria.
All’incontro,
incentrato
sul
tema
‘Verso
una
nuova
civiltà’
hanno
partecipato,
tra
gli
altri,
l’arcivescovo
di
Torino,
il
cardinale
Severino
Poletto,
l’ex
presidente
italiano
Oscar
Luigi
Scalfaro,
il
senatore
Giulio
Andreotti,
e
l’ex
presidente
della
Commissione
europea,
Jacques
Delors.
Sui
temi
affrontati
nel
Forum
ascoltiamo
al
microfono
di
Amedeo
Lomonaco,
l’opinionista
del
quotidiano
“La
Stampa”,
Giulietto
Chiesa,
che
ha
ricoperto,
nel
primo
giorno
di
lavori,
il
ruolo
di
moderatore
durante
il
dibattito
intitolato:
“Società
dell’informazione
o
della
manipolazione?”
**********
R.
–
I
temi
che
noi
abbiamo
affrontato
sono
stati
quelli
del
nuovo
disordine
mondiale
e
della
ricerca
dei
modi
per
superarlo.
Si
è
potuto
discutere
tra
politici
ed
esperti
di
numerose
questioni
che
stanno
al
centro
delle
inquietudini
mondiali.
Si
è
parlato
molto
dell’attuale
vallo
che
ha
diviso
l’Europa
e
la
Russia
dagli
Stati
Uniti
e
questa
iniziativa
del
Forum
mondiale
della
politica,
sotto
l’egida
di
Gorbaciov,
ha
messo
sul
tavolo
delle
questioni
che
sono
al
centro
della
discussione
della
riforma
di
tutta
l’architettura
internazionale.
Un’iniziativa
che
stiamo
cercando
di
realizzare
è
quella
di
istituire
una
piccola
Università
della
globalizzazione,
o
meglio
l’Università
sul
governo
della
globalizzazione,
per
offrire
un
contributo
alla
politica
affinché
siano
prese
delle
decisioni
assennate.
D.
–
A
proposito
di
globalizzazione
quali
sono
gli
strumenti
per
affrontare
equamente
i
processi
di
mondializzazione?
R.
–
Bisogna
rafforzare
le
Nazioni
Unite
e
non
indebolirle.
Ci
sono
questioni
che
richiedono
la
creazione
di
strutture
decisionali.
Questo
è
un
mondo
plurale,
bisogna
ricostituire
una
rete
di
istituzioni
che
siano
le
fondazioni
della
legalità
internazionale
e
dentro
queste
avviare
una
discussione
paritaria
tra
tutti
i
leader
politici.
Il
mondo
è
diventato
molto
più
complesso
negli
ultimi
20
anni
di
quanto
non
lo
fosse
prima
e
quindi
occorre
che
il
processo
decisionale
avvenga
di
pari
passo
sul
piano
della
scienza
e
sul
piano
della
politica,
cioè
della
democrazia.
D.
–
Quali
sono,
secondo
lei,
le
principali
emergenze
dell’attuale
scenario
mondiale?
R.
–
Da
quello
che
si
è
discusso
a
Torino
e
ad
Alessandria,
il
tema
della
fame
e
della
povertà
è
stato
considerato
centrale.
La
questione
principale
è
consentire
ad
una
parte
grande
del
pianeta
di
svilupparsi
a
livelli
accettabili,
di
uscire
dalla
povertà
con
l’aiuto
dei
ricchi
e
dei
potenti.
Uno
degli
altri
temi
che
è
stato
affrontato
è
lo
stato
del
sistema
mediatico
mondiale.
Su
questo
ci
sono
gravi
preoccupazioni
perché
con
un
sistema
mediatico
così
concentrato
in
poche
mani
rischiamo
di
perdere
i
fondamenti,
i
cardini
della
democrazia.
D.
–
In
questo
mondo
così
complesso
è
possibile
affiancare
le
logiche
della
solidarietà
a
quelle
della
politica
e
dell’economia?
R.
–
Io
penso,
come
molti,
che
questo
sia
possibile,
ma
tale
obiettivo
per
essere
raggiunto
richiede
una
grande
riforma
intellettuale.
Se
non
si
compie
questo
sforzo,
allora
bisogna
accettare
crudamente
il
principio
che
si
va
verso
la
politica
dei
più
forti,
verso
lo
scontro,
la
guerra
e
la
dominazione.
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