VERTICE FMI A WASHINGTON (16
E 17/04/2000) |
Il
Fmi insiste: la globalizzazione non va fermata
Il Fondo monetario risponde alla
contestazione con la propria ricetta: liberalizzare i
mercati. E promette iniziative per una distribuzione più
equa della ricchezza.
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Stanley
Fischer e Gordon Brown |
WASHINGTON,
17 APRILE - Gli slogan della protesta di
Washington non è giunta all'orecchio dei delegati
del Fondo monetario internazionale e della Banca
mondiale, protetti da un ingente spiegamento di
polizia che hanno però invitato i dimostranti a
non voltare le spalle alla globalizzazione. «Non
li abbiamo sentiti - ha detto il ministro delle
finanze britannico e presidente del Comitato
finanziario dell'Fmi Gordon Brown - e i colloqui
si sono svolti in piena normalità. Ma anche noi
abbiamo un messaggio per chi vuole ridurre la
povertà e promuovere uno sviluppo più
equilibrato nel mondo: non portate indietro
l'orologio della globalizzazione».
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LA GLOBALIZZAZIONE
'BUONA'
Solo il rafforzamento della cooperazione economica e delle
strutture internazionali che danno un indirizzo allo
sviluppo, ha sottolineato Brown, può garantire efficacia
alle iniziative per una più equa distribuzione della
ricchezza nel mondo.
Il dibattito sulla riforma per rendere strutture come l'Fmi
più efficaci, trasparenti e capaci di rispondere del
mandato ricevuto dalla comunità internazionale che «ha
assorbito gran parte dei colloqui», secondo Brown, è del
resto in linea con il senso della protesta. E mentre da un
lato si centra su sistemi «contro la vulnerabilità
finanziaria tesi a prevenire le crisi», dall'altro mira
ad abbinare la riduzione del debito all'apertura dei
mercati dei paesi più ricchi alle esportazioni di quelli
meno avanzati per stimolarne l'economia.
JUBILEE 2000 DELUSO
Brown parla bene ma dai lavori della riunione di primavera
dell'Fmi esce poca azione, ha ribattuto un comunicato
diffuso dal gruppo Jubilee
2000 dedicato alla cancellazione del debito per
i paesi più poveri.
Mettendo in guardia contro il «pericolo di lasciare
intatti i difetti fondamentali» del progetto di riduzione
del debito dei paesi poveri pesantemente indebitati (Hipc),
il gruppo ha denunciato che da quando questo è nato nel
giugno scorso «solo un pugno di loro ne ha tratto
giovamento» mentre altri come Nigeria e Haiti non sono
nemmeno stati presi in considerazione.
Se per Jubilee 2000 la causa sta nel complicato quadro di
condizioni annesse ai progetti di riduzione del debito,
Brown ha assicurato che le istituzioni di Bretton Woods
mirano «a creare un ciclo economico virtuoso».
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Manifestanti
per le strade di Washington |
LA VIA MAESTRA: LIBERALIZZARE
Accompagnando i progetti con misure di liberalizzazione
dei mercati dei paesi più ricchi, si pretenderà il
reinvestimento del ricavato dalla riduzione del debito in
progetti di istruzione e assistenza sociale.
Si tratta di realizzare «l'indispensabile coerenza», ha
osservato il direttore a interim dell'Fmi Stanley Fischer,
che deve caratterizzare ogni intervento in campo
macroeconomico. La stessa coerenza, ha indicato Brown, con
cui Fmi e Bm si prefiggono di prevenire future crisi
istituendo sistemi di sorveglianza e premendo per la messa
in atto delle necessarie riforme strutturali là dove
servono.
FONTE:
Quotidiano.net, 17/04/2000
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