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VERTICE DEL WTO IN QATAR (10/11 - 13/11/2001)

Il contenzioso

1.     Agricoltura: Il gruppo di Cairns (che riunisce 18 grandi esportatori agricoli, come Brasile e Canada) e gli Usa puntano ad una graduale eliminazione di tutti i sussidi. L’Europa non concede che una graduale riduzione, senza arrivare alla loro soppressione.

2.     Tessile: Gli Usa non intendono aumentare le quote di importazione di prodotti dai Paesi in via di sviluppo. Questi ultimi, con in testa Pakistan ed india, vogliono invece la totale soppressione del regime delle quote, molto prima del 2005 fissato dagli accordi dell’Uruguay Round nel ’94.

3.     Lavoro: l’Europa chiede regole minime per il lavoro (ad esempio contro lo sfruttamento del lavoro minorile) Usa e molti Paesi in via di sviluppo si oppongono.

4.     Proprietà intellettuale: uno dei più importanti risultati dell’Uruguay Round è stato l’inserimento della proprietà intellettuale fra i settori che rientrano in ambito Wto (soprattutto quella che riguarda i brevetti farmaceutici).

5.     Ambiente: l’alto livello di protezione ambientale a fronte di un equo e aperto sistema di commercio multilaterale è considerato un obiettivo prioritario dell’Ue, secondo la quale è importante che le misure concordate a livello internazionale non siano vanificate dalle regole commerciali.

Il Tempo, domenica 11 novembre 2001

 

 

La Cina entra nel commercio mondiale  

Doha (Qatar) - Dopo 15 anni di attesa, la Cina è stata formalmente invitata ad entrare nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto). La firma della Cina è stata prevista per oggi, dopo l’approvazione dell’ingresso di Taiwan, per evitare l’opposizione di Pechino all’adesione di quella che considera una provincia ribelle. L’Organizzazione si arricchisce di un miliardo e 300 milioni di consumatori e oltre 700 milioni di lavoratori, per un interscambio globale di circa 500 miliardi di dollari. Una data storica per la Wto ma ancor di più per il governo di Pechino, che dopo anni di apertura al mercato ora dovrà confrontarsi con gli accordi multilaterali che lo regolano. 

Nona potenza commerciale del mondo (era solo 32ma vent’anni fa), la Cina ha visto crescere il proprio prodotto  interno lordo mediamente del 9% negli ultimi dici anni. Membro fondatore nel 1947 del Gatt (da cui è nata la Wto nel 1995), la Cina ne uscì due anni dopo, quando arrivò al potere Mao. E per circa 40 anni, ha vissuto un’economia pianificata, al riparo dai mutamenti internazionali, prima di arrivare alle aperture dell’ultimo decennio. Il lungo applauso che ha salutato l’ingresso della Cina come 143esimo membro della Wto non deve trarre in inganno.  

Le divisioni all’interno dell’Organizzazione mondiale del commercio restano tutte, e l’Europa rischia di uscirne con le ossa rotte. Le maggiori rigidità, ora che le trattative stanno entrando nel vivo, sembrano provenire proprio dai Paesi in via di di sviluppo che, dopo aver fatto fallire due anni fa il vertice di Seattle, hanno alzato la posta anche a Doha. Chiedono deroghe agli accordi dell’Uruguay round di marrakesh (1995) che riguardano tessile, agricoltura, proprietà intellettuale e misure fitosanitarie. E lo chiedono in via pregiudiziale, vale a dire che non approveranno alcuna agenda se prima non avranno ottenuto quanto richiesto. Ma sono altrettanto rigidi anche nel respingere legami di tra la tutela dell’ambiente e gli accordi commerciali, così come nel prendere in considerazione gli standard lavorativi. Si registrano distanze anche sull’accesso ai farmaci salvavita. Ma in questo caso le divergenze sono tutte tra Europa e Stati Uniti. 

Con la prima disponibile a consentire la possibilità che, in caso di emergenza sanitaria, i Paesi in via di sviluppo possano comprare da Paesi terzi medicinali prodotti in deroga ai brevetti delle case farmaceutiche, e Washington che fa resistenza su questa proposta. Non è un caso, quindi, che il commissario Ue al commercio, Pascal Lamy, abbia parlato ieri di “splendido isolamento” su argomenti come l’ambiente e gli standard lavorativi, e che il ministro francese delle finanze, Laurent Fabius, pur sostenendo che un accordo “è necessario”, ha spiegato che l’Europa “non è disposta a firmarlo ad ogni costo”. Con l’arrivo della Cina, il mercato regolato dagli accordi multilaterali della Wto si arricchisce di 1,3 miliardi di nuovi consumatori, ma dovrà fare i conti con una realtà produttiva in forte espansione. Con un interscambio di quasi 500 miliardi di mdollari, l’ex celeste impero è ormai una potenza commerciale, seconda dopo gli Stati Uniti per investimenti esteri diretti.  

 Il Tempo, domenica 11 novembre 2001

 

 

Proteste contro la politica Usa

 I manifestanti ci riprovano, e questa volta nel mirino ci sono gli Usa. A pochi metri dalla sala stampa allestita all’hotel Sheraton di Doha per la conferenza della Wto, una cinquantina di persone ha cominciato a gridare “no arm twisting” (no alle intimidazioni), “Zoellick go home”, “we want democracy” (vogliamo la democrazia).

Hanno gridato per una decina di minuti, nonostante l’arrivo quasi immediato degli uomini della sicurezza che li hanno subito accerchiati. Una manifestazione - è stato spiegato dai dimostranti, tutti rappresentanti di organizzazioni non governative accreditate al vertice - rivolta contro Washington, perché il Congresso ha posto limiti al mandato del negoziatore Usa, Robert Zoellick, imponendogli di non trattare sull’anti-dumping, sul tessile e sui diritti di proprietà intellettuale. Ma anche perché gli Stati Uniti continuano nella pratica dei contatti bilaterali che di fatto consente loro di ricattare i Paesi più poveri. “Che senso ha - hanno detto i manifestanti - affidare il tema dell’applicazione dei precedenti accordi dell’Uruguay round ad una commissione guidata da uno svizzero, che di questo tema non ne sa niente?”.  

A Doha Greenpeace la voce dei NoGlobal 

Fino a due anni fa, era nota solo agli addetti ai lavori, poi, quando a Seattle esplose la contestazione dei NoGloba, il Wto (Organizzazione Mondiale del Commercio) è finito sotto i riflettori. I NoGlobal sono rappresentati al vertice in Qatar da Greenpeace, con la nave “Raibow Warrior” ancorata nel porto di Doha.

Il Wto ha la propria sede a Ginevra e i Paesi membri sono 142 (saliranno a 145 con l’ingresso di cina, Taiwan e Vanuatu) ed è l’assise deputata ai negoziati commerciali multilaterali. A Doha si volge la quarta conferenza ministeriale, con il compito di decidere l’agenda di un nuovo round di negoziati commerciali. Lo stesso compito che non andò in porto a Seattle per la mancanza di accordo su temi come l’agricoltura, l’ambiente, gli standard lavorativi.  

Il Mattino, domenica 11 novembre 2001  

 

 

 

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