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VERTICE
DELLA NATO A PRATICA DI MARE (2) |
L'orso
di
Mosca
nel
salotto
buono
dell'Occidente
PRATICA
DI
MARE
-
«E’
un
democratico,
un
liberale,
un
occidentale».
«Un
uomo
coraggioso
che
ha
saputo
fare
scelte
difficili».
La
Russia
instaura
un
nuovo
rapporto
politico,
alla
pari,
con
la
Nato
e
i
due
principali
ospiti,
il
premier
Silvio
Berlusconi
e
il
segretario
generale
dell’Alleanza
atlantica
George
Robertson,
tributano
un
caloroso
omaggio
al
suo
presidente,
Vladimir
Putin.
La
«giornata
storica»
di
Pratica
di
Mare
vede
anche
la
conferma
di
una
nuova
star
nel
firmamento
politico
internazionale.
E
lui,
lo
zar,
si
è
immedesimato
nel
nuovo
copione.
Ha
traghettato
la
Russia
in
quell’Alleanza
che
Mosca
aveva
osteggiato
per
quasi
mezzo
secolo,
conquistando
una
posizione
di
parità
politica
con
i
Grandi
dell’Occidente,
pur
conservando
grandi
spazi
di
autonomia
per
il
suo
Paese.
Ma
ha
messo
in
chiaro
che
la
costituzione
del
Consiglio
a
20
della
Nato,
pur
essendo
un
passo
storico,
«è
un
punto
di
partenza,
non
è
una
panacea
per
difenderci
dalle
minacce»
e
affrontare
le
sfide
dei
nuovi
tempi.
E
ha
lanciato
la
sua
proposta:
«E’
necessario
creare
una
nuova
architettura
della
sicurezza,
creando
uno
spazio
di
sicurezza
che
vada
da
Vancouver
a
Vladivostok».
Il
discorso
è
chiaro.
La
Russia
continua
a
non
veder
di
buon
occhio
l’allargamento
dell’Alleanza
atlantica
ad
Est,
e
non
pensa
di
integrarsi
a
questa
Nato;
ma
per
le
«sfide
del
ventunesimo
secolo»,
soprattutto
per
affrontare
il
terrorismo
globale,
propone
una
nuova
organizzazione
che
integri
il
"doppio
volto"
della
Russia,
quello
di
Paese
«politicamente
e
culturalmente»
europeo,
ma
con
interessi
asiatici.
Un
discorso
chiaro,
dicevamo.
Sancito
da
una
battuta
pronunciata
da
Putin
dopo
la
«storica»
firma
della
dichiarazione,
proprio
per
sottolineare
che
il
nuovo
organismo
creato
ieri
è
diverso
dal
Consiglio
della
Nato.
«Propongo
di
chiamarci
"Dom
Sovietov"»
-la
Casa
dei
Soviet,
che
in
russo
significa
appunto
i
Consigli-,
ha
scherzato
lo
zar,
suscitando
un
coro
di
risate
da
parte
dei
venti
partecipanti
alla
"tavola
rotonda
di
Pratica
di
Mare".
Putin
era
giunto
a
Roma
con
in
tasca
l’ultimo
grande
accordo
sulla
riduzione
degli
armamenti
strategici
siglato
pochi
giorni
fa
a
Mosca
con
il
presidente
Bush.
Ieri,
con
la
sua
firma,
ha
contribuito
alla
«svolta
storica»
enfatizzata
da
molti
Grandi
e
oggi,
a
Mosca,
incontrando
il
vertice
dell’Ue
si
prepara
a
percorre
un
altro
passo,
quello
di
una
(«progressiva
ma
inevitabile»
ha
detto
ieri
Berlusconi)
integrazione
nell’Europa
unita.
Solo
così,
rilanciando
in
avanti,
con
un’ipotesi
di
una
Russia
partecipe
sia
della
sicurezza
che
dello
sviluppo
economico
dell’Europa,
il
presidente
russo
pensa
di
poter
vincere
la
sua
battaglia
anche
all’interno
della
Russia,
dove
la
diffidenza
nei
confronti
della
Nato
è
forte
non
solo
tra
i
generali,
ma
anche
in
una
consistente
parte
della
popolazione.
«Oggi
è
stata
aperta
una
nuova
pagina»
nei
rapporti
tra
Nato
-e
più
in
generale
tra
l’Occidente-
e
la
Russia;
«abbiamo
interessi
reciproci
che
non
possiamo
raggiungere
separatamente»
ha
affermato
lo
zar
del
Cremlino.
Il
quale,
anche
nella
conferenza
stampa
finale,
ha
posto
alcuni
punti
fermi.
Innanzitutto
che
«no,
non
possiamo
pensare
a
una
Russia
senza
l’Europa».
Per
molti
anni
è
accaduto
che
«il
mio
paese
fosse
contro
tutti,
da
una
parte
la
Russia,
dall’altra
il
resto
del
mondo.
Ci
eravamo
isolati
persino
dalla
Cina».
Ora,
ha
proseguito
Putin,
stiamo
tornando
nel
novero
dei
paesi
civili,
ma
la
Russia
vuole
rispetto
e
che
si
tenga
conto
dei
suoi
interessi
nazionali».
Interessi
che
«non
sempre
coincidono».
E
ha
fatto
riferimento
al
secondo
punto
fermo.
Il
Cremlino
resta
contrario
all’allargamento
ad
Est
della
Nato
(che
sarà
deciso
a
novembre
al
vertice
di
Praga,
ndr)
ma
mette
in
chiaro
che
non
pone
veti
-per
esempio
all’Ucraina-
ai
paesi
sovrani
che
vogliano
aderire
all’Alleanza
Atlantica.
Ma
in
questo
modo
non
rafforza
la
Nato
pur
non
condividendone
la
decisione
di
espandersi
ai
confini
della
Russia?,
gli
ha
chiesto
un
giornalista
moscovita.
«Si
-ha
risposto
secco
Putin-
Aiutiamo
la
Nato
nella
politica
di
pace
e
sicurezza».
«Non
siamo
d’accordo
su
tutto,
alcuni
punti
ci
dividono,
ma
quello
che
ci
unisce
è
molto
più
importante
di
quanto
ci
divide».
Un’affermazione
che
suona
veramente
come
il
funerale
della
guerra
fredda,
sosteneva
ieri
un
consigliere
della
delegazione
russa.
Ora,
ha
continuato,
tocca
alla
Nato.
«L’Alleanza
atlantica
celebra
un
successo
politico,
ma
il
suo
futuro
ora
dipende
dalla
capacità
o
dalla
volontà
di
integrare
veramente
la
Russia».
Il
Messaggero,
29
maggio
2002
di
ROBERTO
LIVI
La
questione
della
sicurezza
nel
nuovo
ordine
mondiale
PRATICA
DI
MARE
-
«Oggi
il
messaggio
ai
terroristi
e
ai
fiancheggiatori
dei
terroristi
è
che
non
possono
vincere.
E
non
vinceranno».
E’
il
segnale
forte
lanciato
ieri
dalla
"tavola
rotonda"
dei
Grandi
riuniti
a
Pratica
di
Mare.
La
solenne
e
«storica»
"Dichiarazione
di
Roma"
con
la
quale
diciannove
leader
(capi
di
Stato
e
di
governo)
dell’Alleanza
atlantica
e
Vladimir
Putin
hanno
formalmente
costituito
il
"Consiglio
a
20
Nato-Russia"
indica
appunto
la
questione
della
sicurezza
come
il
cemento
del
"nuovo
ordine"
mondiale.
Il
messaggio
è
stato
lanciato
dal
segretario
generale
della
Nato,
George
Robertson,
e
poi
ripreso
dal
"grande
artefice"
dell’abbraccio
tra
i
due
ex
nemici
della
guerra
fredda,
Silvio
Berlusconi.
Il
quale
ha
aggiunto
un
altro
messaggio
forte:
«Il
"Consiglio
a
20"
sarà
un
fattore
di
pace
di
democrazia
e
libertà
per
il
mondo
intero»,
perché
è
il
primo
passo
verso
una
progressiva
e
«inevitabile»
integrazione
della
Russia
nell’Europa
e
più
in
generale
nell’Occidente.
Un
lungo
applauso
ha
sottolineato
la
firma
del
documento
da
parte
dei
venti
leader
(Belgio,
Canada,
Repubblica
ceca,
Danimarca,
Francia,
Germania,
Grecia,
Ungheria,
Islanda,
Lussemburgo,
Olanda,
Norvegia,
Polonia,
Portogallo,
Russia,
Spagna,
Turchia,
Gran
Bretagna,
Stati
Uniti,
rigorosamente
in
ordine
alfabetico
in
inglese)
e
del
segretario
generale
della
Nato.
«Noi,
stati
membri
della
Nato
e
della
Federazione
russa,
apriamo
oggi
un
nuovo
capitolo
nelle
nostre
relazioni,
con
l'obiettivo
di
operare
insieme
nei
settori
di
interesse
comune
e
di
lottare
congiuntamente
contro
le
minacce
ed
rischi
che
pesano
sulla
nostra
sicurezza»:
recita
uno
dei
passaggi
iniziali
della
"Dichiarazione
di
Roma".
Una
svolta
storica,
dunque,
«impensabile
solo
fino
a
pochi
anni
fa»
come
ha
detto
Putin,
che
in
sostanza
segna
l'ingresso
della
Russia
nella
stanza
dei
bottoni
politici
della
Nato,
anche
se
con
alcune
limitazioni
sostanziali.
Naturalmente
non
sostituirà
il
Consiglio
Atlantico
di
cui
fanno
parte
i
19
Paesi
membri
e
non
darà
alla
Russia
un
potere
di
veto
sulle
decisioni
militari,
né
su
problemi
politici
quali
l’allargamento
ad
Est
della
Nato.
Il
"Consiglio
a
20
Nato-Russia",
si
legge
nella
"Dichiarazione
di
Roma",
«applicherà
il
principio
del
consenso
nei
settori
di
comune
interesse»
-
collaborazioni
militari
di
vario
tipo,
gestione
delle
crisi
internazionali,
definizione
delle
strategie
contro
il
terrorismo,
lotta
alla
proliferazione
delle
armi
di
distruzione
di
massa,
controllo
degli
armamenti,
misure
di
difesa
missilistica
di
teatro,
controllo
e
operazioni
di
salvataggio
in
mare.
In
questo
modo
viene
sancita
la
partecipazione
paritaria
della
Russia,
richiesta
dal
Cremlino.
A
fare
da
collante
decisivo
all'intesa
firmata
ieri
sono
il
«comune
nemico»
rappresentato
dal
terrorismo
globale
-
i
morti
causati
dall’attacco
dell’11
settembre
sono
stati
evocati
più
volte
-
e
le
nuove
sfide
che
il
mondo
deve
affrontare
per
battere
tale
nemico.
Ospiti
del
premier
Silvio
Berlusconi
raggiante
(«E’
il
più
bel
giorno
della
mia
vita»
perché
«la
Storia
volta
pagina»)
i
Grandi
hanno
sottolineato
la
portata
politica
della
Dichiarazione
di
Roma".
«Due
ex
nemici
sono
ora
uniti
come
partner,superando
50
anni
di
divisione
e
un
decennio
d'incertezza,-
ha
dichiarato
il
presidente
americano
George
Bush.
E
questa
partnership
-
ha
aggiunto
-
ci
avvicina
ad
un
obiettivo
ancora
più
ampio:
un'Europa
che
è
tutta
intera,
libera
e
in
pace
per
la
prima
volta
nella
storia».
Il
presidente
americano
ha
guardato
anche
al
futuro,
evocando
una
possibile
espansione
dello
scudo
spaziale
all'Europa.
Putin
ha
risposto
che
«non
vi
è
alternativa
alla
collaborazione
tra
Nato
E
Russia»,
ma
ha
sottolineato
che
questo
«è
solo
il
primo
passo»
e
che
è
necessaria
una
«nuova
architettura
della
sicurezza
mondiale».
Ora
la
parola
tocca
ai
fatti,
ha
concluso
lord
Robertson,
che
sarà
primo
presidente
del
Consiglio
Nato-Russia:
«Il
successo
o
il
fallimento
non
sarà
determinato
da
me
ma
da
voi,
i
leader»,
ha
detto
rivolto
ai
Grandi.
Il
Messaggero,
mercoledì
29
maggio
2002
di
ROBERTO
LIVI
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