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VERTICE
DELLA NATO A PRATICA DI MARE (1) - 28/05/2002 |
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PRIMA
PARTE
-
|
Il
28
maggio
2002
può
essere
considerata
una
data
storica
perchè
segna
la
fine
della
guerra
fredda.
L'ingresso
della
Russia
nella
Nato
costituisce
l'ultimo
tassello
di
un
processo
che,
a
cominciare
dalla
caduta
del
muro
nel
1989,
ha
portato
al
superamento
della
guerra
fredda.
Alle
12,20,
alla
presenza
delle
potenze
mondiali
la
firma
dello
storico
Trattato
che
avvicina
Mosca
all’Occidente
determina
un
nuovo
assetto
mondiale
per
la
lotta
al
terrorismo
globale.
La
firma
per
la
creazione
del
nuovo
Consiglio
a
20
della
Nato
"è
un
altro
contributo
della
Russia
a
un
nuovo
sistema
di
sicurezza
internazionale
e
a
una
nuova
architettura
della
sicurezza
nel
mondo".
Lo
ha
affermato
il
presidente
russo
Vendemmiar
Putin
il
quale
ha
tenuto
a
sottolineare
che
il
documento
di
Pratica
di
Mare
"cambierà
la
qualità
delle
relazioni
tra
Russia
e
Nato".
"L’accordo
-
continua
Putin
-
supera
finalmente
l’inerzia
della
guerra
fredda
e
permetterà
di
affrontare
assieme
ai
paesi
dell’Alleanza
le
minacce
reali
alla
nostra
sicurezza". |

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Putin,
Berlusconi
e
Robeertson |
Tra
scherzi,
abbracci
e
battute
i
leader
fanno
la
storia
La
storia,
come
asserisce
convinto
Silvio
Berlusconi,
«la
fanno
le
azioni
degli
uomini».
Ma
anche
i
posti
hanno
il
loro
peso.
Infatti.
Il
simil-pantheon
allestito
nella
base
di
Pratica
di
Mare
per
ospitare
la
firma
dell’Accordo
che
sancisce
l’ingresso
dell’Orso
russo
nel
salotto
buono
dell’Occidente
è
un
piccolo
capolavoro
di
sobrietà
e
classicismo.
Il
gioco
di
archi
bianchi
sulla
grande
pianta
quadrata
della
sala
rimpalla
l’immagine
di
rotondità
che
il
tavolo
ad
anello
posto
al
centro
deve
certificare.
Quelle
volte
sono
come
tanti
occhi,
finestre
del
mondo
che
guarda
l’Evento.
La
sfericità
-
metafora
chissà
quanto
voluta
del
globo
terrestre
-
sta
a
significare
che
a
quell’atollo
i
Venti
Potenti
che
sigleranno
l’intesa
che
ufficializza
la
fine
della
Guerra
fredda
sono,
come
taglia
corto
Chirac,
«ognuno
allo
stesso
livello
dell’altro».
L’uguaglianza
è
fondamentale,
insomma.
Pure
per
i
traduttori:
infatti
anche
le
loro
cabine
sono
arcuate.
Stipati
lì
dentro
paiono
amanuensi
con
la
cuffia.
Contano
le
azioni,
sono
importanti
i
posti.
Per
non
parlare
delle
temperature.
Si
può
sottoscrivere
l’Avvenimento
con
le
ascelle
sudate?
Via,
non
è
elegante.
Dunque
termostato
a
18
gradi
e
se
la
Guerra
fredda
è
finita
non
è
detto
che
debba
sostituirla
una
Pace
obbligatoriamente
calda.
La
moquette
è
azzurra.
Omaggio
al
pigmento
ufficiale
della
Nato
ma,
perché
no,
anche
a
quello
del
partito
guidato
dal
grande
Cerimoniere
Cavalier
Silvio.
Il
piano
del
tavolo,
invece,
è
color
legno.
Sopra,
per
ciascun
capo
di
Stato
o
di
governo,
una
cartellina
rossa
che
contiene
il
protocollo
di
intesa
e
un
mega
astuccio
nero
con
dentro
la
penna,
altro
simbolo
assolutamente
da
non
trascurare:
è
una
stilografica
in
celluloide
modello
Ragtime
con
pennino
in
acciaio
e
iridio,
rigorosamente
di
fabbricazione
italiana,
personalmente
scelta
dal
presidente
del
Consiglio.
C’è
incisa
la
data,
è
un
omaggio
per
gli
ospiti
a
cui
Berlusconi
farà
seguire
l’immancabile
orologio.
La
storia,
tuttavia,
è
piena
di
contraddizioni.
Così
dopo
aver
esaltato
la
pari
dignità,
Chirac
tira
fuori
dal
taschino
la
stilografica
personale
e
firma
con
quella.
Dietro
ogni
poltrona
per
i
numeri
uno
ce
ne
sono
sei
di
colore
blu
scuro
per
la
delegazione
accompagnatrice.
Di
fronte
all’ingresso
sono
state
sistemate
le
bandiere.
Piovono
dall’alto
con
sottili
fili
d’acciaio.
Due
sono
in
primo
piano:
quella
della
Nato
e
quella
russa.
Sono
le
10
e
30,
la
cerimonia
può
iniziare.
La
delegazione
russa
entra
per
prima:
il
ministro
degli
Esteri
Igor
Ivanov
più
quattro
uomini
tra
cui
un
generale
pieno
di
stellette
e
una
donna,
tutti
taglia
65.
La
signora
sfoggia
un
grazioso
completo
color
verdolino.
Squittisce
felice,
brandisce
una
macchinetta
fotografica,
mette
tutti
in
posa
e
scatta
un
clic
dopo
l’altro
ai
compatrioti
estasiati.
Il
primo
leader
a
fare
ingresso
è
Aznar,
affiancato
da
Colin
Powell.
Tocca
a
Bush:
good
morning,
good
morning.
Passa
davanti
ad
Igor
e
si
blocca
sorridendo:
«Hi,
Igor».
Stretta
di
mano.
Implacabile
come
un
segugio,
la
signora
piomba
ad
immortalare
la
scena.
La
sua.
Infatti
è
il
ministro
a
fare
la
parte
del
fotografo,
mentre
il
verdolino
del
vestito
inorridisce
a
coniugarsi
con
il
rosso
della
cravatta
di
George
W.
Bene,
adesso
sono
tutti
seduti;
Berlusconi
di
fronte
a
Bush,
Putin
-
affiancato
da
Aznar
-
all’opposto
di
Chirac
e
Schroeder.
Il
Momento
Solenne
è
arrivato,
il
Cavaliere
ci
dà
dentro.
La
Storia
non
basta:
tocca
al
Mito.
Spiega
che
siamo
a
due
passi
da
dove
sbarcò
Enea
per
fondare
una
città
più
grande
di
Troia,
simbolo
della
fusione
tra
la
cultura
occidentale
e
quella
orientale.
Si
emoziona.
Il
segretario
della
Nato,
Lord
George
Robertson,
diventa
Mister
Robinson,
come
la
canzone
di
Simon
e
Garfunkel
(ma
lì
era
una
signora:
Mrs.
Robinson,
colonna
sonora
del
“Laureato").
I
gemelli
fondatori
di
Roma
si
trasfigurano
in
Romolo
e
Remolo.
Quisquilie.
Nessuno
dei
leader
ci
fa
caso
persi
come
sono
nella
perfezione,
sinceramente
e
calorosamente
riconosciuta,
dell’allestimento
della
Cerimonia.
Per
ridere
ci
sono
altre
occasioni.
Come
quando
il
premier
belga,
Guy
Verhofstadt
dice
che
il
meglio
arriverà
al
momento
della
pasta.
O
quando
Putin
propone
di
chiamare
il
nuovo
consesso
“la
casa
dei
Soviet".
Qualche
brivido,
e
l’aria
condizionata
non
c’entra.
Robertson
si
prende
la
rivincita.
«Mettiamo
a
verbale
che
si
tratta
di
una
battuta,
non
vorrei
che
venisse
registrata
come
una
decisione»,
sogghigna.
Adesso
le
risate
sono
convinte.
I
potenti
del
mondo
bisogna
guardarli
mentre
agiscono.
Bush,
per
esempio,
resiste
mezz’ora.
Poi
s’attacca
alla
bottiglietta
di
plastica
che
contiene
acqua
minerale
e
manda
giù
a
garganella.
Placata
l’arsura
ridiventa
attento.
Ma
dura
poco.
Forse
pensa
alle
sterminate
distese
del
Texas
e
comincia
a
dondolarsi
sempre
più
ritmicamente
sulla
sedia,
quasi
cavalcandola.
Chirac
è
infastidito.
Mette
e
toglie
l’auricolare
in
continuazione.
Quando
tocca
a
lui
parlare,
un
aereo
della
sicurezza
comincia
a
volteggiare.
Il
rombo
disturba
il
riconfermato
inquilino
dell’Eliseo
che
si
ferma
e
alza
gli
occhi
al
cielo,
quasi
volesse
fulminare
l’inopportuno
disturbatore.
Blair
è
composto
e
compunto,
più
di
tutti.
Il
primo
ministro
danese
è
il
più
elegante,
sembra
un
attore.
Putin
è
impassibile,
e
non
è
una
novità.
Basta,
la
firma
non
può
attendere.
Tutti
siglano,
Robertson
ufficializza
il
benvenuto
nella
Nato
alla
Russia.
Silvio
resta
un
attimo
stordito:
come
mai
nessuno
applaude?
Ci
pensa
lui:
prima
fa
il
gesto
poi
siccome
la
timidezza
insiste,
batte
le
mani
con
forza.
E
gli
altri,
finalmente,
lo
imitano.
«E’
il
più
bel
giorno
della
mia
vita
e
mi
auguro
di
campare
cent’anni»,
gongola
soddisfatto.
Non
è
finita,
bisogna
fare
le
foto
ricordo
e
stavolta
per
favore
niente
corna.
Berlusconi
trascina
Putin
e
Bush,
fa
loro
stringere
le
mani
davanti
ai
fotografi
e
ci
piazza
sopra
la
sua:
più
chiaro
di
così...
Le
Frecce
Tricolori
passano
rombando
a
un
palmo
d’altezza.
Dai
motori
fuoriescono
le
classiche
scie
tricolori.
Il
fumo
si
deposita
proprio
sulle
teste
dei
Venti
e
s’infila
ferrigno
nelle
aristocratiche
narici.
Colpi
di
tosse,
mani
che
vorticano
per
recuperare
aria.
E’
finita.
La
Storia
è
fatta,
ora
si
va
a
pranzo.
Il
Messaggero,
29
maggio
2002
di
CARLO
FUSI

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