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VERTICE MERCOSUR IN ARGENTINA (8/07/2004)

IN ARGENTINA IL 26° VERTICE DEL MERCOSUR,
IL MERCATO COMUNE SUDAMERICANO

- Intervista con Roberto Da Rin -

L'accettazione del Venezuela come nuovo socio del MERCOSUR - il mercato comune sudamericano - lo slittamento di un accordo di libero commercio con l'Unione Europea e la richiesta del Cile di diventare un membro dell’organizzazione sono stati i punti salienti del 26.mo Vertice presidenziale del MERCOSUR, svoltosi ieri a Puerto Iguazù, nel nord dell’Argentina. Alla riunione è stato presentato anche il progetto per la creazione di un Parlamento del MERCOSUR. L’Assemblea sarà formata da 64 deputati ed avrà inizialmente prerogative piuttosto limitate. Ma si tratta comunque di una novità importante per lo sviluppo delle relazioni dei Paesi sudamericani. Lo conferma l’inviato del Sole 24 Ore, Roberto Da Rin, intervistato da Giancarlo La Vella per la Radio Vaticana:

R. – E’ un segnale importante per chi cerca di mettere a punto un’unione doganale che sia mano a mano più avanzata e che abbia dei connotati – e questo i latinoamericani non lo nascondono – sempre più somiglianti a quelli dell’Unione Europea. Questo è certamente un aspetto positivo. Quello invece meno positivo è che è slittato a dicembre l’accordo tra Unione Europea e MERCOSUR. E questo proprio perché ci sono alcune questioni non risolte.

D. – Come per l’Unione Europea, il prossimo passo sarà quello dell’allargamento?

R. – Sì, c’è un’idea del rafforzamento del MERCOSUR che si sta profilando. Questo naturalmente con alcuni problemi da risolvere. Tutti questi processi necessitano di tempi molto lunghi.

D. – Se l’Unione Europea guarda con favore allo sviluppo del MERCOSUR, con quale spirito gli Stati Uniti osservano questi cambiamenti?

R. – Gli Stati Uniti non guardano con gran favore al MERCOSUR, tanto da aver lanciato un’idea distinta, quella dell’Area di libero scambio delle Americhe, che va dall’Alaska alla Terra del Fuoco. Questa potrebbe essere una buona idea, soltanto se i rapporti di forza che gli Stati Uniti hanno sempre mantenuto e perpetuato con molti Paesi latinoamericani, non si ripetessero ancora e dando delle reali opportunità di sviluppo ai Paesi latinoamericani, che con l’idea del MERCOSUR vorrebbero creare un loro nocciolo duro. Eventualmente poi si potrebbe approdare a quest’area di libero scambio delle Americhe, ma soltanto in un secondo momento. Gli Stati Uniti quindi il MERCOSUR non lo hanno mai favorito, al contrario lo hanno sempre boicottato.

Radio Vaticana, 9 luglio 2004

 

Il Messico bussa al Mercosur

Il Messico formalizza la sua richiesta di ingresso nel Mercosur. Venezuela e Argentina preparano la strada a Petroamerica, il progetto di un gigante pubblico del petrolio in cui far confluire tutte le imprese statali di greggio latinoamericane a partire dalla venezuelana Pdvsa (secondo fornitore degli Stati Uniti) e dalla brasiliana Petrobras. Sotto il segno di questi due rilevanti fatti politici si è aperto ad Iguazù, nel nord dell'Argentina, il vertice del Mercosur.

La firma di Kirchner e Chavez sotto il documento di cooperazione in materia energetica era nell'aria da tempo, ma non poteva considerarsi scontata. Petroamerica è il grande sogno di Chavez: un impero pubblico che scompigli le carte del gioco delle grandi transnazionali petrolifere. Il neoperonista Kirchner si è sempre detto interessato al progetto, ma che ora, a un mese dal referendum venezuelano che potrebbe segnare la fine dell'era Chavez, decida di prendervi parte pur non se in Argentina non esiste da tempo un'impresa pubblica del petrolio (a parte la fiammante Empresa nacional de energia per nulla in grado di controllare il business del greggio interamente in mani private), equivale a una mossa diplomatica di grande sostegno al presidente venezuelano.

Anche l'intenzione messicana di mettere un piedino nel Mercosur (mercato comune del Cono sur costruito sull'asse Brasilia-Buenos Aires) non era un segreto, ma la fretta che l'ex dirigente della Coca Cola Vicente Fox, presidente del Messico, sta mostrando di avere, la dice lunga sui timori che suscita l'ipotesi di un'integrazione economica continentale costruita sulle fondamenta del Mercosur.

Il Messico ha vissuto negli ultimi anni le conseguenze nefaste dell'accordo del libero commercio nordamericano (Nafta) entrato in vigore nel gennaio 1994. Il patto ha creato un'unica area di commercio tra il Messico, gli Stati uniti e il Canada. Con l'offerta di garanzie totale al capitale straniero, e in particolare alle imprese transnazionali, il Nafta ha inglobato il Messico promettendogli che la libera circolazione delle merci e dei capitali, la deregulation e l'investimento privato avrebbero creato ricchezza.

Il volume del commercio tra i tre paesi è in effetti aumentato del 116%. Il 74% delle importazioni messicane provengono dagli Stati uniti e 89% delle esportazioni vanno verso quel paese. Per il Messico, tuttavia, il risultato non è così brillante. Per il suo esercito di poveri lo è ancora meno. La competizione impari con il sistema produttivo nordamericano e l'assenza assoluta di accorgimenti in grado di ammorbidire l'impatto dell'economia più potente del mondo su quella di un Paese per molti aspetti da considerare in via di sviluppo, ha precipitato il Messico in una crisi nera. In dieci anni 28.000 piccole e medie imprese sono fallite. In un solo anno si sono bruciati 200.000 posti di lavoro. Ora che la firma di patti integrativi al Mercosur rende sempre più concreta la prospettiva di un rafforzamento anche politico dell'unione, non è incomprensibile che l'ultraliberista Fox preferisca chiedere l'adesione piuttosto che dichiararle guerra. L'iniziativa messicana resta comunque sospetta agli occhi del nucleo duro del Mercosur. Il timore è che la decisione di Fox sia guidata dal suo interesse alla realizzazione dell'Area di libero commercio latinoamericana (mercato unico dal Canada alla Terra del Fuoco, 800 milioni di consumatori, un'idea di Bush padre) nella quale sciogliere il Nafta e annegare il Mercosur.

A. N. - Liberazione 9 luglio 2004

 

 

 

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