|
VERTICE
DELL'UNIONE EUROPEA DI LAEKEN (2) |
|

|
Laeken, 15
dicembre 2001. = Per secoli
popoli e Stati hanno provato a conquistare il controllo del
continente europeo con le armi e con la guerra. Gli effetti
debilitanti di due guerre sanguinose e l’indebolimento della
posizione dell’Europa nel mondo, hanno portato ad una
crescente consapevolezza che solo la pace e la concertazione
avrebbero potuto realizzare il sogno di una Europa forte e
unita. |
Per sconfiggere definitivamente i demoni del passato si
è iniziato con una comunità del carbone e dell'acciaio.
Ulteriori attività economiche come l'agricoltura, vennero
aggiunte in seguito Infine, è stato realizzato un autentico
mercato unico di merci, persone, servizi e capitali ed una
moneta unica che si è aggiunta, nel 1999. Il 1° gennaio 2002
l'euro diventerà una realtà quotidiana per 300 milioni di
cittadini europei.
La
realizzazione dell’Unione europea, quindi, è avvenuta
gradualmente. Inizialmente era soprattutto d una cooperazione
economica e tecnica. Venti anni fa, con la prima elezione
diretta del Parlamento europeo, la legittimità democratica
della Comunità, di cui fino allora il Consiglio era il solo
detentore, è stata considerevolmente rafforzata. Negli ultimi
dieci anni sono state poste le basi per una unione politica ed
è stata realizzata una cooperazione nei settori della politica
sociale, dell'occupazione, dell'asilo, dell'immigrazione, della
polizia, della giustizia, della politica estera e si è adottata
una politica comune in materia di sicurezza e difesa.
L'Unione
europea è un esempio di successo. L'Europa vive in pace da più
di mezzo secolo. Insieme all'America del Nord e al Giappone,
l'Unione è una delle tre regioni più prosperose della terra.
Questo è il risultato della solidarietà reciproca e di
un’equa ripartizione dei frutti dello sviluppo economico, le
regioni più deboli dell'Unione hanno avuto un notevole
incremento del loro tenore di vita e hanno recuperato gran parte
del loro ritardo.
A
cinquant'anni dalla sua nascita, l'Unione si trova tuttavia ad
un incrocio, un momento cruciale della sua esistenza.
L'unificazione dell'Europa è prossima. L'Unione sta per
espandersi, portando con se più di dieci nuovi Stati membri,
soprattutto dell'Europa centrale o orientale per chiudere
finalmente uno dei capitoli più bui della storia europea: la
seconda guerra mondiale e la successiva spartizione artificiale
dell'Europa. L'Europa è sul punto di diventare, senza
spargimento di sangue, un’unica grande famiglia, una vera
trasformazione che richiede chiaramente un approccio differente
da quello di cinquanta anni fa, quando sei paesi avviarono il
processo.
Il
nuovo ruolo dell'Europa in un mondo globalizzato
Oltre le
proprie frontiere, invece, l'Unione europea si confronta con un
mondo globalizzato ed in rapida mutazione. Dopo la caduta del
Muro di Berlino si è pensato per un momento che saremmo vissuti
per lungo tempo in un ordine mondiale stabile, senza conflitti e
fondato sui diritti umani. Solo pochi anni dopo tale certezza è
tuttavia venuta meno. L'11 settembre ci ha svegliato in modo
brutale. Le forze antagoniste non sono scomparse: il fanatismo
religioso, il nazionalismo etnico, il razzismo, il terrorismo
sono in crescita ed i conflitti regionali, la povertà e il
sottosviluppo costituiscono un terreno fertile per il loro
propagarsi.
Qual è il
ruolo dell'Europa in questo mondo trasformato? Ora che è
finalmente unita, non deve l'Europa svolgere un ruolo di primo
piano in un nuovo ordine mondiale, ovvero quello di una potenza
capace sia di avere un ruolo stabilizzatore a livello mondiale e
sia di costituire nel contempo un guida per molti paesi e
popoli? L'Europa, continente dei valori umanistici, della Magna
Carta, del Bill of Rights, della rivoluzione francese e
della caduta del muro di Berlino; il continente della libertà,
della solidarietà e soprattutto della diversità, che significa
rispetto per le lingue, la cultura e le tradizioni degli altri
paesi. L'unica frontiera che l'Unione europea traccia è quella
della democrazia e dei diritti umani. L'Unione è aperta solo ai
paesi che rispettano i valori fondamentali quali le libere
elezioni, il rispetto delle minoranze ed il rispetto del ruolo
della legge.
Ora che la
guerra fredda si è conclusa e viviamo in un pianeta
globalizzato ma al contempo totalmente frammentato, l'Europa
deve assumere le proprie responsabilità nella governo della
globalizzazione. Il ruolo che essa deve svolgere è quello di
una potenza che si pone risolutamente contro qualsiasi forma di
violenza, di terrorismo, di fanatismo, senza chiudere gli occhi
di fronte alle ingiustizie stridenti ovunque nel mondo. Una
potenza, insomma, che vuole modificare il corso dei rapporti nel
mondo, affinché ne possano trarre beneficio non solo i paesi
ricchi ma, bensì, anche quelli poveri. Una potenza che vuole
inserire la globalizzazione entro un quadro etico, in altri
termini, ancorarla ad un contesto di solidarietà e di sviluppo
sostenibile.
I.
LE SFIDE E LE RIFORME NEll'UNIONE
L'Unione deve
diventare più democratica, più trasparente e più efficiente.
Essa deve inoltre risolvere tre sfide fondamentali: come
avvicinare i cittadini, i giovani, innanzitutto, al progetto
europeo e alle istituzioni europee? Come strutturare la vita
politica e lo spazio politico europeo in un'Unione allargata?
Come trasformare l'Unione in un fattore di stabilità e in un
punto di riferimento in un nuovo mondo multipolare? Per
risolvere queste sfide occorre porre una serie di domande
specifiche.
Una migliore
ripartizione e definizione delle competenze nell'Unione europea
Spesso il
cittadino nutre nei confronti dell'Unione europea delle
aspettative che questa non sempre riesce ad assolvere. E
viceversa, il cittadino ha talvolta l'impressione che l'Unione
sia troppo attiva in settori nei quali il suo intervento non
sempre è indispensabile. È quindi importante chiarire la
divisione di competenze tra l'Unione e gli Stati membri,
semplificarla e adeguarla nell’ottica delle nuove sfide che si
presentano all'Unione. Ciò può implicare tanto la
riassegnazione di alcuni compiti agli Stati membri quanto
l'attribuzione all'Unione di nuove missioni, o un'estensione
delle sue attuali competenze. È necessario a tal fine tenere
sempre conto dei principi di parità e di solidarietà tra Stati
membri.
Una prima
serie di quesiti che vanno posti verte sul modo con il quale si
può rendere più trasparente la ripartizione delle competenze.
Possiamo, a tal fine, introdurre una distinzione più chiara tra
tre tipi di competenze: quelle esclusive dell'Unione, quelle
degli Stati membri, quelle condivise tra l'Unione e gli Stati
membri? A quale livello le competenze si esercitano nella
maniera più efficace? Come deve essere applicato il principio
di sussidiarietà? E non occorre chiarire che tutte le
competenze che non siano attribuite all'Unione in virtù dei
trattati spettano esclusivamente agli Stati membri? E quali
potrebbero esserne le conseguenze?
La successiva
serie di domande mira a verificare, all'interno di questo nuovo
quadro e nel rispetto dell' "acquis communautaire",
se non sia necessaria la riorganizzazione delle competenze. In
quale modo le aspettative del cittatdino possono essere assunte
come guida? Quali missioni ne conseguirebbero per l'Unione? E,
viceversa, quali compiti sarebbe meglio lasciare agli Stati
membri? Quali sono le necessarie modifiche da apportare nel
trattato alle varie politiche? Come sviluppare ad esempio una
politica estera comune e una politica di difesa più coerenti?
E’ necessario aggiornare i compiti di Petersberg? Intendiamo
dare una forma maggiormente integrata alla cooperazione
giudiziaria e tra forze di polizia? Come rafforzare il
coordinamento delle politiche economiche? Dobbiamo intensificare
la cooperazione in materia di inclusione sociale, di ambiente,
di sanità, di sicurezza alimentare? Oppure, bisogna invece
lasciare l'ordinaria amministrazione e l'esecuzione della
politica dell'Unione agli Stati membri e, ove la loro
costituzione lo preveda, alle regioni? Non occorre dar loro
garanzie che non saranno intaccate le loro competenze?
Infine, c’è
l’ultima questione su come assicurare che un riassetto della
ripartizione delle competenze non si traduca in un ampliamento
strisciante delle competenze dell'Unione, oppure in
un'interferenza in settori di competenza esclusiva degli Stati
membri e, laddove previsto, delle regioni. Come vigilare, al
contempo, affinché la dinamica europea non subisca una battuta
d'arresto? L'Unione dovrà pur reagire anche in futuro a nuove
sfide e a nuovi sviluppi ed essere in grado di esplorare nuovi
settori di politica. Sarà necessario, quindi un riesame degli
articoli 95 e 308 del trattato alla luce dell'"acquis
jurisprudentiel"?
La
semplificazione degli strumenti dell'Unione
Non è
importante soltanto chiedersi chi fa che cosa. La natura
dell’azione dell’Unione e quali siano gli strumenti
utilizzati, sono questioni altrettanto importanti. Gli
emendamenti successivi al Trattato hanno ogni volta condotto ad
una proliferazione di strumenti e gli orientamenti sono andati
via via sviluppandosi nel senso di una legislazione sempre più
dettagliata. La questione centrale è pertanto se gli strumenti
dell'Unione non possano essere definiti in maniera migliore e se
il loro numero non possa essere ridotto.
Occorre, in
altre parole, introdurre una distinzione tra misure legislative
e misure di attuazione? Deve essere ridotto il numero di
strumenti legislativi: norme direttamente applicabili,
legislazione quadro e strumenti non vincolanti (pareri,
raccomandazioni, coordinamento aperto)? È auspicabile ricorrere
più di frequente alla legislazione quadro, che lascia agli
Stati membri un più ampio margine di manovra nel conseguimento
degli obiettivi politici? Per quali competenze il coordinamento
aperto e il mutuo riconoscimento costituiscono gli strumenti più
appropriati? E’ il principio di proporzionalità ad essere il
punto di partenza?
Più
democrazia, trasparenza ed efficienza nell'Unione europea
L'Unione
europea trae la propria legittimità dai valori democratici che
essa propugna, dagli obiettivi che persegue e dalle competenze e
dagli strumenti di cui dispone. Il progetto europeo trae
tuttavia la propria legittimità anche da istituzioni
democratiche, trasparenti ed efficienti. Anche i parlamenti
nazionali contribuiscono alla legittimazione del progetto
europeo. La dichiarazione sul futuro dell'Unione, allegata al
trattato di Nizza, ha sottolineato la necessità di esaminare il
loro ruolo nell’integrazione europea. Più in generale,
occorre chiedersi quali iniziative si possano adottare al fine
di sviluppare uno spazio pubblico europeo.
La questione
primaria, quindi, è " come possiamo aumentare la
legittimità democratica e la trasparenza delle attuali
istituzioni? Questa domanda è valida per tutte e tre le
istituzioni.
Come si può
rafforzare l'autorità e l'efficienza della Commissione europea?
Secondo quali modalità deve essere designato il Presidente
della Commissione? Dal Consiglio europeo, dal Parlamento europeo
o dovrebbe essere eletto direttamente dai cittadini? Deve essere
rafforzato il ruolo del Parlamento europeo? Deve essere esteso
il diritto di codecisione? È opportuno riesaminare le modalità
di elezione dei membri del Parlamento europeo? È necessaria una
circoscrizione elettorale europea o è meglio continuare ad
attenersi a circoscrizioni stabilite a livello nazionale? È
possibile combinare i due sistemi? Si deve rafforzare il ruolo
del Consiglio? Deve il Consiglio agire allo stesso modo nella
sua veste legislativa ed in quella esecutiva? In un’ottica di
maggiore trasparenza, potrebbero divenire pubbliche le sessioni
del Consiglio, almeno nel suo compito legislativo? Il cittadino
deve avere un maggiore accesso ai documenti del Consiglio? Come
potrebbero essere assicurati l’equilibrio ed il controllo
reciproco fra le istituzioni?
Una seconda
domanda, anch'essa in tema di legittimità democratica, riguarda
il ruolo dei parlamenti nazionali. Potrebbero essere
rappresentati in una nuova istituzione, a fianco del Consiglio e
del Parlamento europeo? Debbono svolgere un ruolo nei settori
d’intervento europei dove il Parlamento europeo non è
competente? Debbono concentrarsi sulla ripartizione delle
competenze fra Unione e Stati membri, ad esempio mediante una
verifica preliminare del rispetto del principio di
sussidiarietà?
La terza
domanda è come possiamo migliorare l'efficienza del processo
decisionale ed il modo di lavorare delle istituzioni in
un’Unione con circa trenta Stati membri. In che modo l'Unione
potrebbe definire con maggiore precisione i suoi obiettivi e le
sue priorità e assicurarne una migliore attuazione? È
necessario un maggior numero di decisioni prese a maggioranza
qualificata? Come possono essere accelerata e semplificata la
procedura di codecisione fra il Consiglio e il Parlamento
europeo? Che fare della rotazione semestrale della Presidenza
dell’Unione? Qual è il ruolo futuro del Parlamento europeo?
Quale quello del ruolo e della struttura dei diversi Consigli?
Come dare maggiore coerenza anche alla politica estera comune?
Come potrebbe essere rinforzata la sinergia fra l’Alto
rappresentante ed il commissario competente? Come deve essere
ulteriormente estesa la rappresentanza esterna dell’Unione nei
consessi internazionali?
Verso
una costituzione per i cittadini europei
Attualmente
l’Unione europea ha quattro trattati. Gli obiettivi, le
competenze e gli strumenti politici dell’Unione sono sparsi in
questi trattati. In un’ottica di maggiore trasparenza, una
semplificazione è imprescindibile.
Si possono
quindi formulare quattro serie di domande. La prima riguarda la
semplificazione degli attuali trattati senza modificarne il
contenuto. Deve essere riveduta la distinzione fra Unione e
Comunità? E la suddivisione in tre pilastri?
Seguono poi
le domande relative ad un possibile riordino dei trattati.
Dovrebbe essere operata una distinzione fra un trattato di base
e le altre disposizioni del trattato? Occorre procedere a questa
separazione? Ne può derivare una distinzione fra le procedure
di modifica e quelle di ratifica del trattato di base e le
disposizioni dell’altro trattato?
Occorre
inoltre riflettere sull’opportunità di inserire la Carta dei
diritti fondamentali nel trattato di base e porre il quesito
dell'adesione della Comunità europea alla Convenzione europea
dei diritti dell'uomo.
Con
l’ultima questione si pone la domanda se questa
semplificazione e questo riordino non debbano portare, a
termine, all’adozione nell’Unione di un testo
costituzionale. Quali dovrebbero essere gli elementi di base di
tale legge fondamentale? I valori che l’Unione coltiva, i
diritti e i doveri fondamentali dei suoi cittadini, i rapporti
fra gli Stati dell’Unione?

|