G8
AD HELIGENDAMM (7 e 8/06/2007) |
Ascolta
il servizio di Amedeo Lomonaco
Ascolta
l'intervista con Sergio Marelli
Dal
G8 aiuti all'Africa e finanziamenti contro le pandemie, ma
secondo le ONG sono pochi e insufficienti gli impegni
concreti
Il
G8 in Germania, conclusosi ieri ad Heiligendamm, presenta
luci e ombre. Dai sette Paesi più industrializzati del
mondo (Stati Uniti, Giappone, Germania, Regno Unito,
Francia, Italia, Canada) e la Russia, sono arrivate
importanti promesse ma secondo le Organizzazioni non
governative all’impegno non fa seguito un programma con
riferimenti e obiettivi inderogabili. Il servizio di Amedeo
Lomonaco:
Nel comunicato finale del G8 si parla di riduzione
“sostanziale” delle emissioni di gas serra. Non sono
stati tuttavia fissati gli obiettivi vincolanti voluti
dall’Unione Europea, tra cui la limitazione al 2 per
cento del riscaldamento climatico, con un dimezzamento
delle emissioni di anidride carbonica entro il 2050. I
Paesi del G8 si sono poi impegnati a stanziare 60 miliardi
di dollari per la lotta contro AIDS, tubercolosi e
malaria. Diverse ONG sottolineano, però, che tale somma
è insufficiente per affrontare la lotta contro le
pandemie. L’impegno sottoscritto in Germania prevede di
assistere 5 milioni di persone affette da AIDS nei
prossimi anni. Ma secondo gli ultimi dati dell'Agenzia
delle Nazioni Unite per la lotta all’AIDS, sono più di
11 milioni le persone bisognose di cure. Il G8 ha
sollecitato anche un pronto rilancio dei negoziati
dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio. Ma resta
ancora irrisolta la disputa sui sussidi agricoli. Vengono
anche annunciati nuovi impegni per facilitare
consultazioni con Paesi emergenti (Cina, India, Brasile,
Messico e Sudafrica) e monitorare la situazione in Kosovo.
Secondo la presidenza tedesca non si è riuscito, però, a
trovare un punto di convergenza sul futuro della provincia
serba a maggioranza albanese a causa del perdurante
‘no’ di Mosca all’indipendenza. La Russia ha inoltre
proposto sedi alternative all’Europa per la
realizzazione dello scudo spaziale voluto dagli Stati
Uniti. L’amministrazione americana ha definito
“interessante” la proposta, ma il caso - che ha
recentemente innescato forti frizioni tra Washington e
Mosca - non è stato definitivamente risolto. Rimane
aperta anche la questione nucleare iraniana. Nel
comunicato si prospetta l’adozione di nuove misure
contro l’Iran, se la Repubblica islamica non sospenderà
il proprio programma per l’arricchimento dell’uranio.
Sulle luci e le ombre del vertice in Germania, ascoltiamo
al microfono di Amedeo Lomonaco, il commento di Sergio
Marelli, presidente dell’Associazione delle ONG
italiane presente al summit:
R. – Alcuni spiragli si sono visti in particolare per
quanto riguarda la posizione più aperta, più flessibile
degli Stati Uniti sui cambiamenti climatici. Ma si tratta
di una apertura che noi consideriamo ancora insufficiente,
perché parlare di cambiamenti climatici, senza fissare
degli obiettivi e delle scadenze misurabili e quantificate
nel tempo ci sembra, sinceramente, uno sforzo troppo
timido e poco ambizioso. Ci sono state anche alcune grandi
promesse per il Fondo globale per l’AIDS: sono i 60
miliardi di dollari stanziati. Ma l’impressione è
quella che si riciclino cifre ed impegni già assunti nel
vertice di Gleanagles del 2005. Buona volontà, ma pochi
impegni precisi: questa è la sintesi del mio giudizio.
D. – I Paesi ricchi, quindi, si impegnano
genericamente e gli Stati poveri aspettano che le promesse
vengano mantenute. Ma la salvaguardia del clima e la lotta
contro le pandemie, in particolare, sono sfide realmente
rinviabili?
R. – Tutti dicono di no e non solamente la società
civile; per quanto riguarda anche i cambiamenti climatici
e l’ambiente, l’insieme della comunità internazionale
degli scienziati ammette che di questo passo consegneremo
la nostra terra ad un futuro veramente non vivibile ed
insostenibile. Occorrono 50 miliardi di dollari in più
all’anno per la lotta alla povertà, occorre cancellare
il debito dei Paesi poveri, occorrono regole commerciali
che siano giuste, che siano in qualche modo anche a
vantaggio dei Paesi poveri e dei Paesi in via di sviluppo;
bisogna rimettere questi Stati dentro il canale dello
sviluppo delle economie che oggi è beneficiato solamente
dai Paesi ricchi.
D. – Il G8 in Germania è stato uno dei più costosi
ed inquinanti della storia. Questa contraddizione può
essere un po’ l’emblema di tanti altri paradossi nel
mondo?
R. – Forse sì. Forse sì è l’emblema, ma direi
soprattutto che è il grande monito che richiama alla
necessità che questi vertici, proprio per questo impatto
che hanno sui costi ed anche sull’ambiente, debbano
essere delle riunioni dove si prendono delle decisioni
serie. E' inutile organizzare questi grandi happening
internazionali con questi costi e con questa mobilitazione
di risorse, se poi servono solamente per ribadire delle
dichiarazioni teoriche e retoriche.
Per la Radio Vaticana, Amedeo
Lomonaco, 9 giugno 2007

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