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IL
VERTICE
DELLA FAO A ROMA (2) |
LOTTA
CONTRO LA POVERTA'
Il
premier
al
vertice
Fao
incita
alla
lotta
contro
la
povertà.
Obiettivo:
destinare
l’1%
del
prodotto
interno
lordo
alle
nazioni
in
via
di
sviluppo.
Berlusconi:
l’Italia
farà
la
sua
parte.
«Sei
miliardi
di
persone
vivranno
fuori
dal
benessere,
c’è
rischio
di
altri
11
settembre»
|
ROMA
-
La
lotta
alla
fame
nel
mondo
come
unico
rimedio
per
bloccare
la
pressione
migratoria
ed
evitare
altri
11
settembre.
Ieri
Silvio
Berlusconi
ha
preso
molto
sul
serio
il
suo
ruolo
di
presidente
del
summit
voluto
e
organizzato
dalla
Fao.
Alle
nove
di
mattina
il
presidente
del
Consiglio
era
già
nel
palazzone
dell’Aventino
con
Paolo
Bonaiuti
e
i
suoi
più
stretti
collaboratori. |

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Con
il
discorso
chiuso
nella
cartellina
e
l’umore
ancora
non
rovinato
dai
risultati
delle
amministrative,
Berlusconi
ha
accolto
i
rappresentanti
dei
Paesi,
il
presidente
della
Ue
Josè
Maria
Aznar,
il
presidente
della
Commissione
europea
Romano
Prodi
e
il
capo
dello
Stato
Carlo
Azeglio
Ciampi.
Sorrisi,
pacche
sulle
spalle,
sinanco
una
barzelletta
detta
ad
inizio
lavori
per
invitare
tutti
a
fare
interventi
brevi.
«In
passato
per
accorciare
le
riunioni
facevo
togliere
le
sedie.
Vi
assicuro
che
le
riunioni
in
piedi
sono
più
veloci».
Poi
la
barzelletta
raccontata
anche
in
altre
occasioni
su
Marx
che,
«tornato
a
Mosca
dopo
la
caduta
del
Muro,
chiede
di
parlare
un
mese
al
suo
popolo.
Troppo.
Dopo
lunga
trattattiva
ottiene
tre
secondi
e
riesce
soltanto
a
dire
"proletari
di
tutto
il
mondo,
scusatemi».
Sorride
Jacques
Diouf,
direttore
generale
della
Fao.
Più
distratto
Romano
Prodi
che
invece
sembra
apprezzare
la
battuta
sulla
lunghezza,
giudicata
eccessiva
da
Berlusconi,
della
Dichiarazione
finale:
«Questa
è
una
battaglia
che
continuiamo
a
perdere
nelle
sedi
internazionali».
Marco
Conti, 12 giugno 2002
IMPERIALISTI?
MEGLIO
MORTI
ROMA
—-
«Come
diceva
il
presidente
Nkruma,
“l'unico
imperialista
buono
è
quello
morto"».
Non
usa
mezze
misure
il
presidente
dello
Zimbabwe,
Robert
Mugabe,
per
rivelare
la
sua
delusione
nei
confronti
di
questo
vertice
Fao.
Al
summit
mondiale
organizzato
a
Roma
mancano
i
grandi
della
Terra
e
il
presidente
dello
Zimbabwe,
un
Paese
sulla
carta
ricchissimo,
ma
in
cima
alle
classifiche
di
povertà,
cita
uno
dei
padri
storici
del
continente
africano
per
sibilare
la
sua
rabbia:
«Questi
Paesi
non
sono
mai
presenti
quando
noi
soffriamo.
Più
noi
soffriamo,
più
loro
sono
felici».
L'intervista
a
Robert
Mugabe,
il
presidente
che
ha
espropriato
i
latifondi
ai
bianchi,
giunto
a
Roma
per
il
vertice
Fao,
è
il
primo
“colpo"
di
Afrikone,
la
televisione
emergente
africana:
il
canale
satellitare
che
trasmette
in
Europa,
Africa
e
Medio
Oriente,
al
suo
debutto
sperimentale
al
Vertice
Fao.
«Appena
si
prospetta
una
via
d'uscita
per
l'Africa
questi
Paesi
non
sono
mai
presenti.
Per
loro
-
continua
Mugabe
-
dobbiamo
sempre
cominciare
daccapo».
Nell'ex
granaio
d'Africa,
lo
Zimbabwe,
la
produzione
agricola
è
drasticamente
crollata
dopo
gli
espropri
dei
latifondi
ai
bianchi,
decisi
dal
governo.
Adesso
il
Paese
è
sull'orlo
di
una
carestia
che
non
ha
precedenti
negli
anni
recenti.
Ma
sulle
tensioni
interne,
Mugabe
glissa:
«Non
ci
sono
più
problemi.
Continuiamo
a
distribuire
la
terra
ai
contadini,
perché
sono
terreni
nostri
e
non
dei
bianchi.
Ai
bianchi
abbiamo
comunque
lasciato
alcuni
terreni.
Noi
non
abbiamo
terreni
in
Italia,
Francia,
Inghilterra
o
Germania.
Eppure
ai
bianchi
abbiamo
concesso
almeno
un
appezzamento
a
testa.
E
dunque
non
è
un
esproprio
generale...».
Il
Messaggero,
12
giugno
2002
CANCELLATO
IL DEBITO DEL MOZAMBICO
Cancellato
il
debito
del
Mozambico.
L’Italia
rinuncia
a
524
milioni
di
dollari.
Casini:
contro
la
povertà
mercati
più
liberi.
ROMA
-
L’Italia
dà
il
buon
esempio.
Dopo
l’appello
di
Ciampi
al
vertice
Fao
per
la
cancellazione
del
debito
dei
Paesi
poveri,
il
nostro
governo
ha
deciso
di
annullare
524
milioni
di
dollari
di
debito
del
Mozambico,
cioé
il
100
per
cento
di
quanto
a
noi
dovuto
dal
Paese
africano.
L’accordo
è
stato
firmato
a
palazzo
Chigi
dal
presidente
Berlusconi
e
dal
presidente
del
Mozambico,
Alberto
Chissano.
Si
tratta
soltanto
di
un
passo
verso
una
delle
nazioni
più
povere
del
pianeta,
ma
è
indicativo
della
volontà
dell’Italia
di
impegnarsi
in
prima
linea
per
la
cancellazione
del
debito
quale
strumento
per
combattere
la
piaga
della
fame
nel
mondo.
Naturalmente,
gli
aiuti
rappresentano
soltanto
un
aspetto
del
drammatico
problema.
Per
combattere
la
fame
serve
una
maggiore
apertura
dei
mercati
del
Nord
ai
Paesi
più
poveri
e
soprattutto
occorre
prevenire
la
guerra,
promuovendo
la
democrazia
nei
Paesi
in
via
di
sviluppo.
Lo
ha
sottolineato
il
presidente
della
Camera,
Pier
Ferdinando
Casini,
intervenuto
ieri
mattina
all’inaugurazione
della
giornata
parlamentare,
svoltasi
in
concomitanza
con
il
vertice
Fao.
«Sono
convinto
-
ha
sottolineato
Casini
-
che
una
maggiore
apertura
dei
mercati
ai
prodotti
dei
Paesi
più
poveri
sia
assolutamente
necessaria.
In
modo
particolare,
l’Europa
non
può
tirarsi
indietro
su
questo».
Amedeo
Cortese,
Il
messaggero,
12
giugno
2002
NO
In
150
manifestano
presso
il
campo
sperimentale
al
Bullicame.
Tra
loro
anche
Josè
Bovè.
No
agli
Ogm:
Il
Foro
contadino
occupa
l’azienda
dell’Università
Lo
avevano
promesso
e
lo
hanno
fatto.
Ieri
mattina
una
quarantina
di
contadini
di
16
paesi
-
tra
loro
anche
il
francese
Josè
Bovè
e
il
segretario
di
via
Campesina,
Raphael
Alegra
-
hanno
occupato
simbolicamente
l’azienda
agricola
dell’Università
della
Tuscia
dove
vengono
coltivati
in
via
sperimentale
ulivi,
kiwi,
fragole
e
ciliege
applicando
le
biotecnologie.
Sui
campi
i
contadini,
tutti
aderenti
a
Ong
e
associazioni
che
danno
vita
al
Forum
che
si
tiene
a
Roma,
hanno
steso
due
grandi
sagome
a
forma
di
preservativo
tra
le
piantagioni.
I
dimostranti
non
hanno
compiuto
azioni
di
forza
ma
sono
entrati
all'interno
del
campo
sperimentale
dell'azienda
della
facoltà
di
Agraria
con
tanto
di
permesso
ed
accompagnati
da
professori
e
tecnici
dell'azienda.
Il
nutrito
gruppo
di
disobbedienti,
invece,
è
rimasto
nei
pressi
del
cavalcavia
della
superstrada
dove
è
stato
tenuto
sotto
controllo
da
un
ingente
schieramento
di
forze
di
polizia
guidate
dal
dirigente
della
Digos
e
da
altri
funzionari
della
Questura
di
Viterbo.
Il
servizio
di
ordine
pubblico
era
stato
disposto
dal
Questore
di
Viterbo,
Salvatore
Surace,
per
far
fronte
ad
ogni
eventuale
emergenza.
Ma
non
c’è
stato
bisogno
di
nulla
in
quanto
tutto
si
è
svolto
senza
alcun
incidente.
Successivamente
la
delegazione
dei
contadini
ha
raggiunto
la
sede
della
facoltà
di
Agraria
dove,
nell’aula
magna,
è
stata
ricevuta
dal
preside
Alessandro
Perone
Pacifico
e
dal
pro-rettore
ai
quali
i
manifestanti
hanno
consegnato
un
documento
contro
le
sperimentazioni
transgeniche.
Massimo
Luziatelli, Il
Messaggero,
13 giugno 2002
CHIUSURA
DEL
VERTICE
Si
chiude
a
Roma
il
Vertice
sulla
fame.
Richiesto
il
bando
totale
dei
prodotti
geneticamente
modificati
Ogm,
è
muro
contro
muro
ROMA
-
Per
sfamare
la
gente
occorre
darle
del
cibo.
E
fin
qui
è
difficile
litigare,
perfino
in
un
vertice
internazionale
a
cui
partecipano
centinaia
di
Paesi
e
organizzazioni,
come
quello
della
Fao
che
si
conclude
oggi
a
Roma.
I
diverbi,
e
le
polemiche,
iniziano
immediatamente
dopo.
Pur
di
nutrire
chi
ne
ha
bisogno,
va
bene
del
cibo
qualsiasi?
E
in
particolare,
è
lecito
mettere
in
circolazione
quei
prodotti
alimentari
che
portano
il
minaccioso
nome
di
Ogm,
organismi
geneticamente
modificati?
Gli
americani
rispondono
«sì,
altroché»;
specie
quelli
che
possiedono
azioni
delle
multinazionali
della
biotecnologia.
Gli
europei
contrappongono
un
«no,
grazie».
I
governi
del
Terzo
mondo
appaiono
divisi:
a
qualcuno
fanno
gola,
quelle
sementi
brevettate
e
costosissime
che
promettono
raccolti
da
favola.
La
Fao
non
dice
sì,
ma
neppure
no:
il
documento
finale
del
vertice,
approvato
all'unanimità
già
il
primo
giorno,
dedica
all'argomento
un
giro
di
parole
inconcludente
e
ambiguo
(ma
assai
gradito
agli
Usa).
Le
Organizzazioni
non
governative,
quelle
che
la
battaglia
contro
la
fame
la
conducono
sul
campo,
sono
invece
ben
schierate:
no
a
un'alimentazione
qualsiasi,
vade
retro
Ogm.
M.Con.,
Il
Messaggero,
13
giugno
2002
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