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IL
VERTICE
DELLA FAO A ROMA (1) -
10/06 - 13/06/2002 |
Vertice
Fao: sfida alla fame
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L’obiettivo
di
Roma:
ridurre
della
metà,
entro
il
2015,
il
numero
di
coloro
che
non
hanno
da
nutrirsi.
Vertice
Fao,
sfida
alla
fame.
Da
domani
summit
perché
i
Paesi
ricchi
aiutino
i
poveri
. |

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ROMA
—
«E’
meglio
insegnare
a
pescare
che
regalare
un
pesce».
E’
il
ritornello
che
Jacques
Diouf,
segretario
generale
della
Fao
dal
1993,
ripete
ogni
volta
che
qualcuno
gli
chiede
quali
siano
le
strategie
migliori
per
ridurre,
se
non
debellare,
la
tragedia
della
fame
nel
mondo.
I
soldi
donati
non
servono,
finiscono
subito,
vengono
usati
male
e
troppo
spesso
prendono
destinazioni
che
non
sono
certo
quelle
prefissate.
Ed
ecco
la
ricetta
di
Diouf:
«Occorre
invertire
la
perversa
tendenza
di
ridurre
gli
aiuti
ai
paesi
poveri
destinati
all’agricoltura
che
in
dodici
anni
sono
scesi
del
43
per
cento.
Il
75
per
cento
delle
persone
denutrite
vive
infatti
in
zone
rurali
e
sviluppando
la
produzione
agricola
di
queste
nazioni
si
risolve
il
problema
alimentare
dei
suoi
abitanti
e
si
offre
un
contributo
allo
sviluppo
economico».
Di
questo
e
di
altro
si
parlerà,
da
domani
a
giovedì
13,
a
Roma
al
vertice
della
Fao
il
cui
obiettivo,
una
sfida
apparentemente
impossibile,
è
di
ridurre
della
metà
entro
il
2015
il
numero
delle
persone
che
soffrono
la
fame
e
che
oggi
sono
800
milioni.
E’
una
sfida
lanciata
nel
1996,
nell’altro
vertice
romano
della
Fao,
che
per
ora
resta
su
livelli
fallimentari:
per
ottenere
quel
risultato
la
popolazione
affamata
dovrebbe
diminuire
ogni
anno
di
venti
milioni,
contro
l’attuale
tasso
di
otto
milioni.
Altre
cifre
eloquenti:
nel
mondo
vi
sono
due
miliardi
persone
che
vivono
in
povertà,
altri
tre
miliardi
appartengono
a
paesi
in
via
di
sviluppo
e
che
soffrono
anche
di
gravi
carenze
alimentari,
mentre
sono
solo
900
milioni
le
persone
che
vivono
senza
particolari
problemi.
Marco
Berti,
9
giugno
2002
NO
GLOBAL:
No
global,
grande
festa
e
nessun
incidente.
Alcune
migliaia
di
persone
al
corteo
contro
la
fame.
La
protesta
dei
residenti
del
Centro
Un
grande
appuntamento,
una
grande
festa
senza
inviti:
non
ce
n’era
bisogno.
Domani
(fino
a
giovedì)
Roma
ospita
il
vertice
Fao
e
ieri
è
stata
l’occasione
per
sfilare
contro
la
fame
nel
mondo,
portando
in
piazza
i
colori
e
le
anime
di
tutti
i
paesi.
Messico,
Senegal,
Brasile,
India,
Belgio,
Francia
per
reclamare
insieme,
contadini,
pescatori,
disoccupati
e
disobbedienti,
ex
tute
bianche
e
vegetariani,
sposi
e
studenti,
genitori
e
figli
"Terra
e
dignità".
E’
scritto
(tradotto
anche
in
francese,
inglese
e
spagnolo)
sullo
striscione
giallo
che
apre
il
corteo
partito
alle
quattro
e
mezzo
da
piazza
della
Repubblica.
Un
corteo
popolato
da
oltre
diecimila
persone,
da
cinquemila
secondo
la
Questura.
Ma
prima
ancora
di
striscioni,
bandiere
di
Cobas
e
Legambiente
e
Cgil,
musica
reggae,
camper
di
Greenpeace
e
artisti
di
strada,
ecco
poliziotti,
carabinieri
e
militari
della
finanza,
blindati,
scudi
abbassati
e
voli
di
elicotteri
su
via
dei
Fori
e
poi
fino
a
piazza
Venezia,
sopra
il
Vittoriano,
davanti
alla
sede
dell’Onu.
Uno
schieramento
di
un
migliaio
di
uomini
in
una
città
apparsa
deserta,
abbandonata
da
romani
delusi,
popolata
da
turisti.
Lungo
via
Cavour
sventolano
le
bandiere
gialle
dove
campeggiano
i
simboli
di
questa
marcia
organizzata
dai
No
global:
una
zappa,
una
falce,
una
foglia,
un
secchio,
«simboli
di
una
voglia
di
riscatto
del
Sud
del
mondo
che
deve
passare
anche
per
la
riforma
agraria
e
la
sovranità
alimentare»,
spiega
Gianni
Fabris,
portavoce
di
Altragricoltura,
responsabile
del
gruppo
di
lavoro
sulla
Fao
del
movimento
del
social-forum.
Beatrice
Picchi, 9 giugno 2002
APPELLO
DEL PAPA ALL'ANGELUS
All’Angelus
in
piazza
San
Pietro,
davanti
a
trentamila
persone,
Wojtyla
chiede
un
impegno
internazionale
verso
i
paesi
poveri.
«Insieme
contro
fame
e
denutrizione».
Appello
del
Papa:
azioni
concrete
per
un’equa
distribuzione
dei
beni
della
Terra
|

|
ROMA
—
«Un’equa
distribuzione
delle
risorse
della
Terra».
E’
l’invito
che
il
Papa
ha
rivolto
ai
paesi
ricchi
alla
vigilia
del
vertice
Fao,
che
si
apre
oggi.
Nei
quattro
giorni
dei
lavori
si
cercherà
di
convincere
i
"grandi"
a
rispettare
gli
impegni
presi
nel
1996:
ridurre
della
metà
il
numero
degli
affamati,
oggi
più
di
800
milioni,
entro
il
2015. |
Il
segretario
generale
della
Fao,
Diouf,
ha
lamentato
lo
scarso
interesse
dei
paesi
ricchi
per
il
vertice.
Attesa
per
l’arrivo
dei
Grandi,
incertezza
su
Castro.
Seguirà
i
lavori
anche
il
discusso
presidente
dello
Zimbabwe,
Robert
Mugabe.
Contro
la
fame
del
mondo
scende
in
campo
anche
il
Pontefice.
E
lo
fa
dopo
la
preghiera
dell’Angelus,
dalla
finestra
del
suo
studio
davanti
a
trentamila
persone
riunite
a
piazza
San
Pietro,
alla
vigilia
dell’apertura
del
vertice
mondiale
della
Fao
che
si
aprirà
oggi
a
Roma.
Papa
Wojtyla
richiama
alcuni
punti
importanti
della
lotta
contro
la
fame,
che
nel
mondo
uccide
una
persona
ogni
quattro
minuti.
Il
rischio
di
fallimento
degli
obiettivi
del
'96,
-
quando
durante
il
primo
vertice
sull'alimentazione
l'organizzazione
delle
Nazioni
Unite
per
il
cibo
e
l'agricoltura
sembrò
voler
imprimere
una
svolta
decisiva
alla
soluzione
di
questo
tragico
problema
della
comunità
umana,
-
è
ben
presente
al
Papa,
che
lo
paventa
e
chiede
di
scongiurarlo.
Obiettivo
prioritario
indicato
nel
'96
era
dimezzare
entro
il
2015
il
numero
dei
denutriti
nel
mondo,
che
sono
circa
815
milioni.
R.Es,
10
giugno
2002
SERVE
UNA VERA GLOBALIZZAZIONE
Il
sudafricano
Thabo
Mbeki:
ci
serve
una
vera
globalizzazione
«Vogliamo
aiutarci
con
le
nostre
forze»
ROMA
-
Aiuti
da
voi
ricchi?
Grazie,
noi
poveri
li
accettiamo
volentieri,
come
sempre.
Riduzioni
del
debito?
Le
chiediamo
da
tempo;
se
mai
arriveranno,
certo
non
ci
sputeremo
sopra.
Ma
quel
che
ci
serve
davvero,
adesso,
è
aiutarci
da
soli.
E
in
primo
luogo,
vendere
le
nostre
merci.
Se
voi
ricchi
volete
farci
un
favore,
dunque,
abbassate
le
barriere
doganali,
cancellate
il
protezionismo,
aprite
i
vostri
mercati.
In
altre
parole:
fatela
davvero,
questa
famosa
globalizzazione.
Purché
non
a
senso
unico.
E'
stata
questa
richiesta
a
fare
da
filo
conduttore
di
una
parte
importante
degli
interventi
pronunciati
ieri,
al
vertice
Fao,
dai
capi
di
Stato
o
di
governo
dei
Paesi
in
via
di
sviluppo.
Ed
è
abbastanza
incoraggiante,
per
chi
da
decenni
vede
bruciare
montagne
di
risorse
in
piani
di
assistenza
che
lasciano,
quasi
sempre,
intatte
le
radici
del
dramma.
Sempre
più
spesso,
il
Terzo
mondo
non
chiede
pane
o
denaro,
ma
la
possibilità
di
competere
sul
mercato
in
condizioni
di
parità.
L'ha
detto
in
modo
assai
chiaro,
per
esempio,
il
presidente
ugandese
Yoweri
Museveni:
«Le
cause
principali
della
carenza
di
cibo
nel
Terzo
mondo
sono
tre.
Una
sono
le
guerre.
Le
altre
due
sono
il
protezionismo
praticato
da
Europa,
Stati
Uniti,
Cina,
India
e
Giappone
in
campo
agricolo,
e
quello
attuato
dagli
stessi
Paesi
nel
settore
dei
prodotti
manifatturieri».
A
fargli
eco,
il
più
autorevole
dei
capi
di
Stato
africani,
il
sudafricano
Thabo
Mbeki:
«Chiediamo
che
siano
affrontati
tutti
gli
ostacoli
che
bloccano
il
nostro
accesso
ai
mercati
del
mondo
sviluppato.
Quanto
prima
si
agirà
in
questo
senso,
tanto
più
precoci
saranno
i
risultati
in
termini
di
riduzione
del
problema
della
fame».
M.Con., 11
giugno
2002

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