Ricerca personalizzata

Pagina iniziale
Preferiti

Contatti

Forum

GLOBALIZZAZIONE
Cos'è Storia 
cerca nel sito

Giovanni Paolo II e la globalizzazione

IL FENOMENO DELLA GLOBALIZZAZIONE

Forme globali
Teorie
Domande & risposte
Vertici & proteste
Articoli
Bibliografia
Glossario
Links

 

www.dittatori.it

 

 

 


VERTICE DI CANCUN (2)

SUDCOREANO SI SUICIDA PER PROTESTA A CANCUN

La vittima è un sudcoreano di 55 anni. La scena ripresa in tv. Scontri tra attivisti e forze dell'ordine dopo la marcia contadina Cancun, suicida per protesta un manifestante fa harakiri. Era un dirigente sindacale dei contadini del suo Paese.

CANCUN (Messico) - Un suicidio in diretta davanti alle telecamere, un harakiri di protesta davanti ai potenti del mondo riuniti a Cancun, in Messico, a poche ore dall'avvio della Conferenza ministeriale della Wto. Lee Kyung Hay, un leader sindacale sudcoreano di 55 anni si è ucciso pugnalandosi al termine della grande marcia di protesta dei contadini organizzata da Via Campesina.

E' stato il ministro degli Esteri messicano, Luis Ernesto Derbez, prima di cominciare una conferenza stampa con il direttore generale della Wto, Supachai Panitchpakdi a dare la notizia della morte. L'uomo, ha riferito Derbez, si è infilato un coltello nell'addome. A conferma delle dichiarazioni del ministro messicano, una televisione locale ha trasmesso le immagini del harakiri. Uno degli amici della vittima ha detto che il sacrificio di Lee Kyung Hay è stato dettato dal suo disgusto per le politiche agricole del Wto. Lee Kyung Hay era un dirigente della federazione dei contadini e dei pescatori.

L'uomo è stato trasportato ancora vivo al General Hospital di Città del Messico. La diagnosi con cui è stato ricoverato è perforazione polmonare.

I primi scontri tra manifestanti e polizia erano inziati poche ore prima al termine del grande corteo promosso dalle organizzazioni contadine, alla quale hanno partecipato decine di migliaia di persone.

Giunto al cosiddetto chilometro zero, quello da cui parte il viale dei grandi alberghi, dove le forze dell'ordine avevano alzato grate per impedire il passaggio dei manifestanti, il corteo si è sciolto, ma un migliaio di giovani, alcuni dei quali a volto coperto, si è fermato all'altezza del blocco.

E' cominciato quindi l'assalto alle grate, nel tentativo di abbatterle. Tentativo riuscito e subito dopo seguito da lancio di pietre ad altezza d'uomo. Alcuni manifestanti, che i testimoni oculari indicano come nordamericani e coreani, hanno quindi tentato di oltrepassare la barriera armati di bastoni. La polizia ha fatto muro e ha risposto con i manganelli.

Due poliziotti sono stati visti portare a braccia verso le ambulanze poste poco dietro lo schieramento delle forze dell' ordine. Sul posto degli scontri stanno giungendo autobotti per consentire alla polizia l' uso di idranti.



(Repubblica, 13 settembre 2003)

 

TEMA DEI SUSSIDI AGRICOLI A CANCUN

L'attenzione ai piccoli produttori, stop alla corsa al ribasso dei prezzi sui mercati internazionali: l’appello viene da Cancùn, dove il premio Nobel per la pace Rigoberta Menchù e l’economista indiana Vandana Shiva hanno animato ieri il controvertice delle Organizzazioni non governative. Nella Conferenza ufficiale, invece, si continua a discutere dei sussidi all’agricoltura. E l’Europa, inizialmente alleata con gli Stati Uniti, è ora rimasta sola: i rappresentanti americani sembrano infatti intenzionati ad accettare la richiesta di rimozione dei dazi presentata dai Paesi più poveri. Il servizio di Elena Molinari:

I sussidi agricoli non si toccano – ha detto ieri l’Ue, perché non sta al Wto dirci cosa fare della tutela della nostra cultura, dell’ambiente e della società. I Quindici a Cancún sono disposti a parlare solo dei sussidi – dicono – che distorcono il commercio estero, quelli – cioè – che sovvenzionano i prodotti destinati ai mercati stranieri. Ma altri Paesi chiedono ben di più: la richiesta del G21 – i 21 Paesi in via di sviluppo – di abbattere i dazi dei Paesi ricchi ha già trovato terreno fertile; e pressione è venuta ieri anche dagli americani. La piattaforma comune con cui Ue e Usa si sono presentati al Vertice è già storia passata, ha detto il negoziatore americano numero tre a Cancún, Gibby Pen; se ottenere maggiore accesso per i suoi prodotti nei mercati europei ed internazionali vorrà dire per l’America isolare l’Europa sui temi agricoli, dunque, il rappresentante di Bush non esiterà un istante.


Da Cancún, Elena Molinari per la Radio Vaticana

 

INGRESSO DI NEPAL E CAMBOGIA NEL WTO

Con l’ingresso di Nepal e Cambogia, ratificato ieri, si allarga a 148 il numero di Paesi membri dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wtro). Ma i negoziati in corso a Cancun, in Messico, fanno registrare ancora numerose difficoltà, soprattutto in campo agricolo. Il servizio di Elena Molinari:

Se l’agricoltura è il nodo del Wto di Cancun il cotone ne è diventato il simbolo. La richiesta, lanciata da Burkina Faso, Benin, Mali e Ciad di abolire tutti i sussidi alla produzione del cotone nei Paesi ricchi sta già raccogliendo consensi. Le quattro nazioni africane hanno il sostegno di Paesi come l’Argentina, l’Australia, l’India ed il Bangladesh, che formano uno schieramento più potente e più ampio, ma appare già chiaro che, sul fronte opposto, l’Europa non ha intenzione di concedere molto. La posizione americana è più sottile. Il negoziatore statunitense offre almeno di esaminare la questione in un contesto più ampio e di fare concessioni se troverà flessibilità dall’altra parte. Ma i Paesi poveri non si fidano. Gli Usa sono infatti il produttore numero uno al mondo di cotone e la lobby dei loro agricoltori è molto potente. Per noi – sostengono i Paesi africani – è questione di vita o di morte. Se non otterremo niente sul cotone siamo pronti ad abbandonare il WTO.

Da Cancun, Elena Molinari, per la Radio Vaticana

 

FALLIMENTO DEL VERTICE

CANCUN (MESSICO) - Fallisce il vertice di Cancun. La conferenza del Wto, l'Organizzazione mondiale del commercio, è saltato non su quello che sembrava il tema centrale, l'agricoltura e i sussidi ai paesi occidentali che strozzano le esportazione del sud del mondo, ma su un tema secondario. E' crollato, il vertice del Wto, sui cosiddetti new issues, o temi di Singapore: gli investimenti, la concorrenza, la trasparenza degli appalti, e le facilitazioni al commercio. Il fallimento era nell'aria da giorni, ma tutti speravano che le frattutre si sarebbero ricucite. E soprattutto nessuno si aspettava che a puntare i piedi sarebbero stati i paesi pià poveri, quelli che di solito si alleano con quello, tra i protagonisti in campo, che è più vicino ai propri interessi. E invece, a sorpresa, gli africani hanno fatto saltare tutto. Benin, Mali, Ciad e Burkina Faso, i paesi del cotone, e poi Kenya, Uganda e Senegal, cui si sono poi aggiunti altri Paesi in via di Sviluppo, non si sono mossi dalle loro posizioni. E così come a Seattle quattro anni fa, anche oggi il Wto ha chiuso gli incontri con un nulla di fatto, senza nesun documento ufficiale.

Erano le 15.15 (le 22.15 in Italia) quando il capo della delegazione del Kenya, Mukhisa Kituxi, si è alzato dal tavolo e ha annunciato: "il vertice è fallito". La notizia è corsa tra i corridoi, è rimbablzata all'esterno, tra il giubilo dei "new global". Solo alle 17,45 il vertice è stato dichiarato chiuso ufficialmente dal direttore generale della Wto, Supachai Panitchpakdi, e dal presidente della conferenza, il ministro degli Esteri messicano, Luis Ernesto Derbez. Chiuso senza alcun documento finale. I due hanno avuto solo parole di ringraziamento per i partecipanti, come di prammatica.


La rottura si è consumata nel giro di pochi minuti. Il negoziato sulla bozza di documento si era appena aperto, con i new issues al primo posto della discussione. Ciascun paese ha espresso la propria posizione: gli africani hanno detto che la bozza non andava bene, gli Usa hanno mostrato piena flessibilità a cambiarla, la Ue ha spiegato che era pronta a rinunciare ad alcuni temi chiedendo che se ne lasciasse almeno uno sul tavolo, ma giapponesi e coreani hanno insistito che il pacchetto comprendeva quattro temi e quattro dovevano rimanere.

Su questa richiesta si è consumata la frattura: i primi ad abbandonare la riunione sono stati gli africani, seguiti via via da altri Paesi. La notizia non la ha lasciato indifferenti i delegati delle organizzazioni non governative, mentre all'esterno del centro in cui si svolge il vertice i "new global" hanno cominciato a scandire "vittoria, vittoria".

"Un fallimento grave, che mostra la fragilità della Wto e ne mette in dubbio le sorti - avrebbe detto il negoziatore Ue Pascal Lamy, in un incontro a porte chiuse - si apre ora un periodo di incertezza".

"Paesi sviluppati o in via di sviluppo - ha sottolineato il capo della delegazione Usa, Robert Zoellick - qui ci sono stati Paesi possibilisti e contrari. La retorica dei contrari ha prevalso sugli sforzi concentrati dei possibilisti: i contrari hanno portato all'impasse".

Nessuno, d'altro canto, si aspettava un fallimento della conferenza: le previsioni erano, piuttosto, per un documento con molti spazi bianchi da riempire, tante parole e pochi fatti per non scontentare nessuno. E la prima e unica bozza di documento prodotta a Cancun sembrava andare proprio in questa direzione. Ognuno otteneva qualcosa (qualcuno più degli altri) e ognuno sembrava insoddisfatto per non aver ottenuto abbastanza. Ma tutto sembrava indicare che alla fine, magari dopo un rinvio di alcune ore, un'intesa sarebbe stata trovata. E invece i Paesi africani del cotone, gli unici che da quella bozza di documento su cui si discuteva da oltre 24 ore, non avrebbero ottenuto nulla, hanno fatto fallire il vertice.


(La Repubblica.it - 15 settembre 2003)

 

 

 

 

© www.villaggiomondiale.it - Webmaster: Amedeo Lomonaco