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VERTICE INTERNAZIONALE DI GIAKARTA (6/01/2005)

VERTICE INTERNAZIONALE A GIAKARTA, IN INDONESIA SUGLI AIUTI AL SUD-EST ASIATICO: SÌ ALLA MORATORIA SUL DEBITO DEI PAESI COLPITI DAL MAREMOTO. KOFI ANNAN CHIEDE 977 MILIONI DI DOLLARI PER AIUTARE 5 MILIONI DI PERSONE. DECISA LA CREAZIONE DI UN SISTEMA DI ALLARME CONTRO GLI TSUNAMI.

Coordinamento degli aiuti, fondi da stanziare, ma anche creazione di un sistema di controllo Tsunami per l’area che si affaccia sull’Oceano Indiano, oltre che l’assenso alla moratoria del debito estero per i Paesi colpiti. Numerosi ed importantissimi i temi in agenda alla conferenza internazionale di Giakarta, in Indonesia. Il primo incontro a livello planetario dopo il terribile maremoto che ha spazzato via oltre 146mila vite. Il dato, però, dovrà inevitabilmente essere rivisto al rialzo. Il servizio è di Salvatore Sabatino:


Il mondo si riunisce attorno ad un tavolo, quello di Giakarta, in Indonesia, e mette a punto un piano di coordinamento planetario per gli aiuti alle popolazioni colpite dallo tsunami del 26 dicembre scorso. La capitale indonesiana si trasforma, dunque, in un crocevia di azioni diplomatiche tese a mettere ordine negli aiuti. Ed il primo atto concreto lo fa Washington, che decide di smantellare il "gruppo guida" creato insieme a India, Australia e Giappone per coordinare la distribuzione degli aiuti e di fare capo alle Nazioni Unite. A comunicarlo il segretario di Stato americano, Colin Powell, che solo ieri, sorvolando le zone colpite, aveva detto di non aver visto mai nulla di simile, nonostante avesse visitato molte volte le zone colpite dalla guerra. 

E la portata epocale del disastro viene evidenziata anche dal segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, anch’egli presente alla Conferenza. “Nei prossimi sei mesi – dice - serviranno 977 milioni di dollari per tendere la mano ai cinque milioni di superstiti” di quello che egli stesso definisce “la più grande emergenza mai affrontata dalle Nazioni Unite”. "Dobbiamo preparare il terreno per gli aiuti a lungo termine - ha aggiunto Annan - man mano che si passerà alla ricostruzione". Ma c’è bisogno di più personale e più materiale per portare aiuto ai bisognosi. “Questo disastro offre un'occasione unica: dar prova di umanità" e il mondo, ha aggiunto, sta dando prova di unità.

Un’unità che dal continente americano passa per l’Europa e giunge fino alle zone colpite. L’Unione Europea, infatti, aumenta di 461 milioni di dollari i fondi a disposizione, giungendo in totale a 1,5 miliardi di dollari. L’aumento degli stanziamenti è stato annunciato dal presidente della Commissione UE, Jose Manuel Barroso. Ma solo l'India ha stimato i danni economici e finanziari procurati dal maremoto in 1,1miliardi di dollari. Le quantificazioni dei danni lasciano il passo, poi, alle cifre delle vittime. Sono 146mila i morti accertati; la cifra, però, dovrà essere inevitabilmente rivista. Le squadre di soccorso, infatti, continuano a scavare tra le macerie, e a trovare decine di corpi senza vita. Il Paese più colpito è senza dubbio l’Indonesia, con quasi 100mila morti, seguita da Sri Lanka ed India, rispettivamente con 30mila e 16 mila vittime. 

E tra i Paesi maggiormente colpiti spunta anche la lontana Somalia, con quasi 300 persone uccise dall’onda assassina. E per non ripetere più una tragedia di tali dimensioni, la Conferenza di Giakarta ha preso una decisione importante: creare un sistema di allerta-tsunami che metterà in allarme i Paesi che si affacciano sull'Oceano Indiano nel caso in cui un'altra onda anomala tornasse a minacciare le coste. Intanto la terra continua a tremare in Indonesia, interessata in meno di 12 ore da due scosse di assestamento piuttosto rilevanti: entrambe intorno ai 6 gradi della Scala Richter.

Altro Tema fondamentale discusso a Giakarta è stato quello del debito estero dei Paesi colpiti. I leader asiatici e mondiali presenti hanno approvato l'idea di una moratoria. Poco prima il ministro delle finanze britannico, Gordon Brown, aveva annunciato che tutti i Paesi del G8 erano “pienamente d'accordo” per un congelamento del debito. Un primo passo di solidarietà concreta, come ci conferma Sergio Marelli, presidente delle ONG italiane, al microfono di Salvatore Sabatino:


R. – Noi non abbiamo esitato a giudicare come estremamente positiva questa decisione del Vertice di Giakarta ma non è sufficiente. Sappiamo tutti che per essere operativa, questa decisione dovrà attendere il parere del club di Parigi e cioè degli Stati creditori più importanti nel mondo, che si riunirà il prossimo 12 gennaio.

D. - Il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan ha chiesto 977 milioni di dollari nei prossimi 6 mesi per aiutare 5 milioni di persone. Come verrà organizzata questa complessa macchina di aiuti?

R. – Anzitutto penso che questa dichiarazione, questa richiesta di Kofi Annan sia importante anche alla luce di alcune dichiarazioni che abbiamo sentito nei giorni scorsi di organizzazioni che dicono “stop agli aiuti”. Giustamente il segretario delle Nazioni Unite continua a ricordare che questa è una emergenza che si protrarrà anche sul medio e lungo periodo. La solidarietà dei cittadini privati e gli stanziamenti dei governi non dovranno interrompersi quando l’emotività, quando gli spot delle agenzie informative si affievoliranno su questa tragedia. In secondo luogo io penso che quella dell’Organizzazione di questa impressionante ed enorme macchina di aiuti è la grande sfida di questo momento. Resto assolutamente del parere che solo le Nazioni Unite, solo una Organizzazione sopranazionale può essere delegata a gestire anche delle situazioni così difficili come quelle che si vivono in molti di questi Paesi, ancora sconvolti da tensioni sociali, ancora schiavizzati da governi dittatoriali.

D. – Sono molti i Paesi, anche non proprio amici, che collaboreranno per fare avere gli aiuti alle popolazioni colpite. Il dramma sta creando, forse per la prima volta, una sorta di grande unione planetaria…

R. – Speriamo in qualche modo che almeno a questo possa servire questo enorme cataclisma che ha colpito milioni e milioni di persone.


Per la Radio vaticana, Salvatore Sabatino (6-1-2005)

 

 

 

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