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VERTICE DI DAVOS E DI PORTO ALEGRE (27/01/2005 - 1/02/2005)

Una tassa di solidarietà internazionale per fornire nuovi mezzi di lotta all’Aids. Questa la proposta lanciata ieri a Davos, in Svizzera, dal presidente francese Chirac, in occasione del Vertice economico mondiale. Un mezzo, ha detto Chirac, che consentirebbe di raccogliere fino a dieci milioni di dollari all’anno per combattere uno dei principali freni allo sviluppo dei paesi poveri. Lotta al terrorismo, Africa e problemi climatici, invece, le priorità sulle quali ha chiamato a riflettere il premier britannico Tony Blair, che ha inoltre sollecitato l’America ad aderire all’agenda fissata dai G8 affinchè non si crei una comunità internazionale con diversi poli di potere.

Contadini senza terra e paria indiani, capi di Stato fianco a fianco con ferrovieri disoccupati del Giappone o attivisti palestinesi. E’ stata come di consueto un concentrato di voci e di cause la marcia dei duecentomila partecipanti al Forum sociale mondiale, sfilata ieri pomeriggio per le strade di Porto Alegre, la città brasiliana che ospita la quinta edizione del Forum in programma fino al prossimo 31 gennaio. Le questioni del debito estero dei Paesi poveri e del conflitto in Iraq sono i temi principali dell’evento, a cui partecipano associazioni, movimenti e ONG di tutto il mondo. Ma ieri cadevano anche i 30 giorni dalla tragedia del maremoto del Sud-Est asiatico, che ha suscitato nuovi appelli alla solidarietà. Da Porto Alegre, Maurizio Salvi:

L’inaugurazione del Forum è avvenuta ad un mese esatto dalla catastrofe causata dallo tsunami in Asia e questo ha fornito lo spunto al Premio Nobel per la Pace, l’argentino Adolfo Peres Esquivel, per lanciare un appello alla mobilitazione a sostegno della richiesta di un annullamento del debito ai Paesi colpiti. Questo perché, ad esempio, a fronte dei sei miliardi di dollari promessi dai Paesi industrializzati per l’area asiatica disastrata, si registra il pagamento annuale di 32 miliardi di dollari per il rimborso del debito da parte degli stessi Paesi colpiti. Secondo uno studio, fra l’altro, in molte regioni - come per esempio l’America Latina - il fardello si è moltiplicato per sette negli ultimi 20 anni, nonostante le forti somme restituite per gli interessi. Gli organizzatori hanno indicato che il Forum lancerà una raccolta mondiale di firme per premere sui governi creditori.

Oggi i partecipanti alla manifestazioni si concentreranno nello stadio di Cantinho, dove il presidente brasiliano, Luis Ignacio Lula da Silva, varerà la campagna denominata Appello globale per un’azione contro la povertà.

Da Porto Alegre, Maurizio Salvi, per la Radio Vaticana.


Sono centinaia i membri di Congregazioni religiose, di gruppi e movimenti – tra cui Caritas Internationalis – che a Porto Alegre danno voce e volto alla presenza cattolica al Social Forum. Più di 150 persone, tra religiosi e collaboratori, compongo la delegazione dei Gesuiti, ma molte sono le espressioni ecclesiali, perlopiù missionarie, che hanno preso o prenderanno la parola durante i circa duemila tra seminari e manifestazioni che si alterneranno al Forum. Sentiamo, dalla città brasiliana, Emiliano Bos:

“Sono qui al Forum sociale, accanto ai campesinos del nord-ovest della Colombia, sfollati con la violenza dai paramilitari”. Sono le parole di padre Armando Valencia, un missionario venuto a Porto Alegre, in Brasile, per chiedere il sostegno nella lotta della sua gente contro la violenza. “I brasiliani hanno gli stessi problemi di noi in India”, aggiunge una religiosa del Social Center Saphi di Puna e denuncia lo sfruttamento delle terre, la mancata distribuzione dell’acqua e le questioni indigene. Sono queste alcune delle forme di ingiustizia che sono da ieri al centro dei dibattiti della V edizione del Forum sociale mondiale. Ieri, i gruppi cattolici presenti al Forum - associazioni, congregazioni missionarie ed organizzazioni – si sono dati un loro appuntamento, proprio poche ore prima del corteo allegro e colorato che ha attraversato le vie di Porto Alegre, aprendo ufficialmente il Social Forum. Un evento che, secondo mons. Demetrio Valentini - presidente della Caritas Brasile e già segretario della Conferenza episcopale locale - si deve prendere in considerazione perché si rivolge anche alla Chiesa di oggi.

Intanto è stato deciso che tra due anni il Forum si terrà in Africa. “Siamo pronti – ha detto il direttore della Caritas Camerun - per dare il nostro contributo contro le disuguaglianze del Pianeta e per la globalizzazione della solidarietà”.

Da Porto Alegre, Emiliano Bos, per la Radio Vaticana.


Radio Vaticana, 27/01/2005

 

AL FORUM ECONOMICO MONDIALE DI DAVOS, SI DISCUTE SULLA PROPOSTA BRITANNICA DI ISTITUIRE UN FONDO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO DEI PAESI POVERI. INTANTO, DAL FORUM SOCIALE DI PORTO ALEGRE, IL PRESIDENTE BRASILIANO LULA HA LANCIATO UN APPELLO PER UN’ALLEANZA MONDIALE CONTRO LA POVERTA’

- Intervista con Sergio Marelli -

La proposta del governo britannico di finanziare lo sviluppo dell'Africa e gli obiettivi del Millennium attraverso un fondo di credito internazionale “é una buona proposta”. E’ quanto affermato oggi dal cancelliere tedesco Schröder al Forum Economico Mondiale di Davos. Schröder ha invece espresso qualche dubbio sulla proposta del presidente Chirac che, due giorni fa, all'apertura del summit aveva lanciato l’idea di una tassa per finanziare la lotta all’Aids e alla povertà. Per il leader tedesco, ci sono scarse possibilità che i partner del G8 possano accettare una nuova imposizione fiscale. Intanto, nella località svizzera è arrivato il presidente brasiliano Lula, che ieri ha preso parte al Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre. Il suo intervento ha rappresentato l’evento centrale della seconda giornata del Forum, seguito per noi da Maurizio Salvi:

Il presidente Luis Ignacio Lula da Silva ha lanciato da Porto Alegre l’appello globale contro la fame e la povertà. Le polemiche non sembrano ancora del tutto sopite, perché molti hanno rilevato che Lula è rimasto meno di 24 ore nel Forum sociale mondiale, mentre ha scelto di dedicare a quello economico mondiale di Davos, dove è giunto oggi, il doppio del tempo. Egli ha sottolineato l’importanza che i Paesi del Terzo Mondo, come il Brasile, emergano nello scenario mondiale con una leadership forte: questo – ha assicurato – permette un mutamento degli equilibri internazionali da cui le nazioni povere possono trarre beneficio. Fra i temi-chiave del secondo giorno dell’edizione 2005 del Forum vi è stato quello dell’emergenza acqua e della necessità di contrastare la sua crescente privatizzazione. Infine, in un altro dei seminari più seguiti numerosi intellettuali – tra cui il Premio Nobel per la pace argentino, Adolfo Péres Esquivel – hanno chiesto un’urgente ristrutturazione delle Nazioni Unite ed una maggiore partecipazione della società civile alle decisioni-chiave per l’umanità.

Da Porto Alegre, Maurizio Salvi per la Radio Vaticana.



Al Forum di Porto Alegre è nutrita la presenza di associazioni cattoliche. Tra queste, la Caritas Italiana, che per oggi ha organizzato un incontro sui “Conflitti dimenticati”. Domani, poi, promuoverà una tavola rotonda sugli “Obiettivi di sviluppo del Millennio” per rilanciare la campagna internazionale volta a ricordare a governi e istituzioni gli impegni assunti nel 2000. Anche il Movimento per la Vita brasiliano ha organizzato momenti di riflessione sul tema della vita e della pace. Ma torniamo al discorso del presidente Lula e al suo significato per i movimenti riuniti a Porto Alegre con l’intervista a Sergio Marelli, presidente delle ONG italiane, raggiunto telefonicamente in Brasile da Alessandro Gisotti:

R. – Sicuramente, il discorso di Lula è stato molto incisivo, vicino alle nostre tematiche. Non va dimenticato il fatto che quest’uomo viene da un lunghissimo trascorso nei movimenti e nelle organizzazioni sindacali, quindi forse questo lungo periodo di militanza di società civile è in qualche modo un antidoto che ancora resiste di fronte ai meccanismi e alle burocrazie che comporta il fatto di essere un presidente della Repubblica. Volato a Davos, abbiamo la speranza che sia uno di quei capi di Stato che possa portare anche un po’ delle istanze che il mondo delle organizzazioni non governative sta in qualche modo rivendicando.

D. – Quali sono le tematiche più significative che sono state affrontate finora a Porto Alegre?

R. – Le tematiche, sempre moltissime, sono state raggruppate in 11 grandi aree di discussione. Tra queste, la democratizzazione delle istituzioni internazionali, la questione dei diritti umani, i beni comuni. Un tema, quest’ultimo, che sta emergendo con particolare forza, anche perché quest’anno è l’Anno internazionale dell’acqua.

D. – Si può dire che, quest’anno, c’è una maggiore concretezza nelle proposte del Forum di Porto Alegre?

R. – Io sono convinto che il Forum sociale mondiale sia sempre stato un’occasione dove le proposte sono anche molto concrete. Non è la concretezza che può portare e condurre anche ad una sola proposta univoca, ma sicuramente la volontà di confrontarsi per poi ritornare ognuno dentro ai propri ambiti con proposte concrete, confrontate con molti altri.

D. – Come guarda il mondo delle organizzazioni non governative riunite a Porto Alegre al confronto tra i leader di governo riuniti a Davos?

R. – Porto Alegre, in qualche modo, è sempre stato concepito anche come l’“anti-Davos”. E’ innegabile il fatto che a Davos siano riunite le persone che davvero stanno decidendo i destini del mondo. Lo ha detto ieri mons. Valentini, un vescovo dello Stato di San Paolo del Brasile, in un nostro seminario: se tutti, anche i grandi della Terra, cominciassero a guardare gli altri come esseri umani e non solamente come strumenti da utilizzare, probabilmente il mondo sarebbe – come diciamo qui a Porto Alegre – “un altro mondo possibile”.


Radio Vaticana, 28/01/05

E la risoluzione del conflitto israelo-palestinese è stata sempre al centro dei lavori del Forum economico mondiale di Davos, in Svizzera, giunto oggi alla conclusione. Forte, stamani, l’appello alla comunità internazionale del ministro sud-coreano dell’Unificazione, Chung Dong-Young, a porre fine alla guerra fredda tra le due Coree e a raggiungere una soluzione sulla questione nucleare della Nord Corea entro il prossimo Meeting dell’APEC, la Cooperazione economica Asia Pacifico, previsto per novembre.

Firmato ieri da numerose personalità internazionali presenti al Forum sociale di Porto Alegre, in Brasile, un documento-appello contenente 12 proposte “per un altro mondo possibile”. Ce ne parla Emiliano Bos:

Cancellazione immediata del debito estero dei Paesi poveri, riforma degli organismi finanziari internazionali dei trattati commerciali, moratoria mondiale per garantire l’accesso universale all’acqua potabile: sono alcuni dei pilastri per la costruzione di un nuovo mondo fissati nella Dichiarazione di Porto Alegre, firmata ieri sera da una dozzina di intellettuali al Forum sociale mondiale. Dal Premio Nobel per la letteratura, José Saramago, allo scrittore uruguayano Eduardo Galeano, fino all’intellettuale Ignacio Ramonet, direttore di “Le Monde Diplomatique” e poi ancora l’italiano Riccardo Petrella, uno dei massimi esperti sulla questione dell’acqua, il Premio Nobel per la pace, Adolfo Perez Esquivel, tutti insieme agli oltre 110 mila che partecipano al Forum, accomunati dal desiderio di abbattere le disuguaglianze che ancora condannano una parte dell’umanità alla fame e alla miseria.

Per capire le ragioni e individuare proposte concrete, si sta discutendo nelle centinaia di dibattiti sotto i tendoni del Forum, bollenti per il sole estivo di Porto Alegre. Lourdes Viana, della Pastorale per i minori della Conferenza episcopale del Brasile, denuncia con forza lo sfruttamento e gli abusi sessuali contro i bambini nel suo Paese. In un altro padiglione, Ibrahim Coulibaly racconta i paradossi dei coltivatori di cotone del Mali, schiacciati dal protezionismo del Nord del pianeta. Su un altro tavolo, poco più in là, i delegati della Caritas italiana rilanciano la campagna dell’ONU per gli Obiettivi del Millennio, cioè dimezzare la povertà entro il 2015: quello che oggi forse appare una utopia, tema del grande incontro che ieri mattina ha richiamato migliaia di partecipanti al Forum, per ascoltare le voci più apprezzate dal popolo di Porto Alegre. “E’ scandaloso - si è indignato Ramonet, davanti la folla del Forum – che una mucca europea riceva quotidianamente sussidi per quattro dollari, mentre un terzo dell’umanità sopravvive con meno di un dollaro al giorno”.

Da Porto Alegre, Emiliano Bos. Radio Vaticana, 30/01/2005

 

Con un impegno comune a combattere la povertà nel mondo, a cominciare dall’Africa, si è chiuso ieri a Davos, in Svizzera, il Forum economico mondiale. La Gran Bretagna, presidente di turno del G8, ha ribadito l’esigenza di cancellare il debito ai Paesi in via di sviluppo, ma nessuna decisione è stata presa in concreto. Ed è ormai vicino al termine anche il Forum sociale mondiale di Porto Alegre, in Brasile. Tra gli interventi di ieri, penultima giornata di lavori, quello del presidente venezuelano, Hugo Chávez. Il servizio di Maurizio Salvi:

Il venezuelano Hugo Chavez ha riempito, ieri sera, fino all’inverosimile, uno stadio coperto ed ha sfruttato la platea per criticare duramente la politica degli Stati Uniti e il presidente George Bush, che – a suo avviso – sta portando il mondo alla distruzione. In precedenza, in una conferenza stampa, il capo dello Stato venezuelano aveva sostenuto che “ormai il sud del mondo deve assumere da solo la responsabilità del suo sviluppo, ma che con il capitalismo non sarà possibile porre rimedio ai mali dell’umanità. I partecipanti al V Forum sociale hanno, peraltro, dedicato nel loro penultimo giorno molto spazio al tema dell’Iraq e del conflitto, pronunciando duri giudizi sull’intervento militare ed annunciando che il 19 marzo prossimo in 25 città del mondo si svolgeranno manifestazioni con uno slogan contro il debito estero, la povertà e la guerra.

Oggi l’incontro chiude i battenti con qualche polemica, suscitata dalla decisione di un gruppo di intellettuali di firmare un Manifesto di Porto Alegre, che contiene dodici piste di lavoro ed impegno e che è stato considerato dai movimenti di base una fuga in avanti di un gruppo di intellettuali. Nel 2006 il Forum avrà tre appuntamenti regionali, mentre nel 2007 si svolgerà in Africa.

Da Porto Alegre, Maurizio Salvi, per la Radio Vaticana.

Si è chiuso ieri nella città brasiliana di Porto Alegre il quinto Social Forum Mondiale (WSF), cui hanno partecipato un migliaio di organizzazioni non governative e circa 155.000 persone. Al termine della sei giorni, il WSF ha messo a punto l’ambiziosa piattaforma per una campagna mondiale di lotta contro la povertà. La prossima edizione si terrà nel 2007, in un Paese africano. Maurizio Salvi:

Una marcia sotto il sole di Porto Alegre, contro il progetto di un’area di libero commercio delle Americhe, proposto dagli Stati Uniti, ha archiviato la quinta edizione del Forum Sociale mondiale, che ha fornito ai partecipanti l’impressione che sia in atto un cambio di velocità. In questo senso va, infatti, l’impegno preso da parte dei movimenti di base, delle associazioni sociali e religiose, delle personalità ispiratrici di coordinare le azioni a livello mondiale per incidere di più nel mutamento di una società che continua a registrare numerose ingiustizie. Com’è tradizione, il Forum non ha prodotto un documento finale. La novità è il Manifesto di Porto Alegre, firmato da 19 personalità: in esso si propone l’annullamento del debito estero, l’applicazione di una tassa – la TOBI – sulle attività finanziarie speculative, lo smantellamento dei paradisi fiscali, la chiusura delle basi e il ritiro delle truppe militari all’estero fuori autorizzazione ONU, organismo che dev’essere, si è affermato, riformato radicalmente.

Da Porto Alegre, Maurizio Salvi per la Radio Vaticana. 1/02/2005

 

 

 

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