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VERTICE DELLA BANCA MONDIALE E DEL FMI A WASHINGTON (24/09/2005)

Fonte: Radio Vaticana, 24 settembre 2005

LOTTA CONTRO LA POVERTA’ E  CANCELLAZIONE DEL DEBITO ESTERO DEI PAESI DI SVILUPPO IN PRIMO PIANO ALL’ASSEMBLEA ANNUALE DELLA BANCA MONDIALE E DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE, IN PROGRAMMA OGGI E DOMANI A WASHINGTON. CON NOI, BIAGIO BOSSONE, DIRETTORE PER L’ITALIA DELLA BANCA MONDIALE

 Un vertice per battere la povertà: con questo obiettivo ambizioso si apre oggi a Washington l’assemblea annuale della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale. Un incontro di due giorni che dovrà dar seguito agli impegni presi al G8 di Gleaneagles e al Summit straordinario delle Nazioni Unite, tenutosi la settimana scorsa a New York. Presentando l’evento ai giornalisti, il presidente della Banca Mondiale, Paul Wolfowitz, ha definito quello attuale “un momento importante della storia” per “sconfiggere la povertà” e creare “nuove opportunità per i Paesi in via di sviluppo”. Uno dei temi più importanti nell’agenda del vertice sarà la cancellazione del debito estero dei Paesi poveri. Una sfida su cui si sofferma il direttore per l’Italia della Banca Mondiale, Biagio Bossone, raggiunto telefonicamente a Washington da Alessandro Gisotti: 

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R. – Sono i Paesi donatori a dover decidere se la Banca Mondiale possa cancellare i crediti nei confronti di questi Paesi, dando così modo a questi Paesi di risparmiare risorse che possono essere poi investite in settori sociali o comunque in iniziative che sostengano la lotta alla povertà. Il problema è trovare un consenso, che per la verità adesso comincia ad essere crescente rispetto alla proposta formulata dai capi di Stato e di governo dei Paesi del G8, sulle modalità per attuare questa cancellazione in un modo che però preservi la integrità finanziaria della stessa Banca. Cancellare il debito è una grande operazione, senz’altro ideale e morale, ma che ha anche un ritorno politico importante, perché l’opinione pubblica, la società civile si aspetta la cancellazione del debito come atto generoso per ridare fiato a questi Paesi. Ma si deve anche tener presente che a questa cancellazione del debito corrisponda un finanziamento della stessa operazione, mancando il quale si tolgono o comunque si diminuiscono gli strumenti che un Istituto come la Banca Mondiale ha per poter continuare la sua opera.  

D. – Al recente Vertice straordinario per il 60.mo anniversario delle Nazioni Unite è emerso in tutta la sua drammaticità che molti degli Obiettivi del Millennio per lo sviluppo non verranno conseguiti entro la data prefissata, il 2015. Quale contributo può dare la Banca Mondiale? 

R. – La Banca Mondiale continua a lavorare per adeguare le sue strategie al raggiungimento degli obiettivi. Anche qui si tratta di un sforzo collettivo. la Banca Mondiale è uno strumento e ha bisogno del sostegno di tutta la Comunità internazionale. In particolare con riguardo agli obiettivi di sviluppo del Millennio: il patto che si strinse a Monterrey nel 2000 prevedeva e prevede un accordo fra Paesi ricchi e Paesi poveri affinché mettano in opera – ciascuno secondo le proprie possibilità – le condizioni perché gli obiettivi si realizzino.  

D. – Quest’anno la guida della Banca Mondiale è passata a Paul Wolfovitz, una fra le personalità più forti ma anche più contestate dell’amministrazione Bush. Quale tipo di politica possiamo attenderci? 

R. – Non ci aspettiamo cambiamenti radicali di strategia rispetto al passato, semmai dei riadeguamenti. In questo senso immagino, per esempio, che il presidente Wolfovitz voglia concentrarsi maggiormente sugli aspetti di gestione interna della Banca e mi aspetterei sul piano della strategia di lotta alla povertà e di sostegno allo sviluppo una maggiore enfasi sulle infrastrutture. Un po’ un ritorno, quindi, della Banca Mondiale alle grandi opere infrastrutturali.

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Fonte: Radio Vaticana, 25 settembre 2005

Gli Stati membri del Fondo monetario internazionale (FMI) hanno raggiunto ieri, a Washington, l’intesa per cancellare il debito di 40 miliardi di dollari di 38 tra i Paesi più poveri del mondo. Il direttore generale del FMI, Rodrigo de Rato, ha dichiarato durante la conferenza stampa che gli squilibri economici mondiali costituiscono un rischio serio per la sostenibilità e la continuità della crescita mondiale. Il servizio di Andrea Cocco:  

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“Un grande passo in avanti nello storico processo per l’annullamento del debito”. Con queste parole il ministro delle finanze britannico, Gordon Brown, ha salutato la decisione presa sabato dal Fondo Monetario Internazionale di cancellare 40 miliardi di dollari dal debito dei Paesi più poveri nei confronti di Banca Mondiale e dello stesso Fondo monetario. L’idea era stata lanciata lo scorso giugno dai ministri delle Finanze del G7, per essere poi ripresa al G8 scozzese di Gleaneagles. Ma fino a ieri il progetto era rimasto bloccato sulla carta dalle divergenze su chi avrebbe dovuto ricompensare le istituzioni finanziarie delle perdite subite. Su questo punto i dubbi sono stati dissipati venerdì, quando dai membri del G8 è giunto l’impegno a finanziare il disavanzo, insieme alla decisione di allargare a 38 il numero dei Paesi beneficiari. Ora non manca che l’approvazione della Banca Mondiale, che salvo colpi di scena dovrebbe arrivare oggi. Ma la soddisfazione del governo britannico, che dallo scorso giugno si è fatto promotore della campagna per la riduzione del debito, non è condivisa da tutti. Per diverse organizzazioni non governative sono molti ancora i passi che la comunità internazionale deve fare per ridurre le disuguaglianze. Tanto per cominciare: una cancellazione del debito da parte dei singoli Stati, un autentico aumento degli aiuti allo sviluppo, modifiche incisive nelle regole per il commercio internazionale per sostenere i Paesi emergenti.

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