VERTICE DELLE AMERICHE IN ARGENTINA (5/11/2005) |
Fonte: Radio Vaticana, 5 novembre 2005
IN ARGENTINA IV VERTICE DELLE AMERICHE: SCONTRI NEI PRESSI DELLA SEDE DEL SUMMIT, MENTRE IL PRESIDENTE VENEZUELANO CHAVEZ HA PRONUNCIATO UN DISCORSO DECISAMENTE ANTI-STATUNITENSE
- Intervista con il prof. Eugenio Bonanate -
Si conclude oggi il IV vertice delle Americhe. 33 capi di Stato e di Governo del continente americano stanno discutendo a Mar del Plata, in Argentina, del futuro dell’ALCA, l’area di libero scambio proposta dagli Stati Uniti. E proprio la presenza del presidente George W. Bush ha provocato proteste di massa nei dintorni della località balneare. Scontri si sono registrati nei pressi della sede del summit, mentre il presidente venezuelano Chavez, in
uno stadio stracolmo di gente, ha pronunciato un discorso decisamente anti-statunitense. Si delinea sempre più, insomma, una netta divisione tra favorevoli e contrari all’Alca. Da Mar del Plata, ci aggiorna Maurizio Salvi:
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Se questo quarto vertice che si chiude oggi ha avuto un pregio, esso va ricercato nel fatto che ha permesso di chiarire la posizione di tutti i Paesi partecipanti riguardo all’ALCA, l’area di libero commercio delle Americhe, voluta da Washington. Quindi, contrariamente a quanto di solito succede in questi appuntamenti internazionali in cui si crea una qualsiasi formula di consenso, a Mar del Plata le cose sono andate diversamente. Con il Presidente George Bush, nel ruolo dello spettatore interessato, Messico, Perù e i Paesi del Centro America, hanno
ribadito il loro appoggio convinto all’ALCA, mentre sul versante opposto sia il Venezuela, il Brasile che l’Argentina, in nome del Mercosur, hanno manifestato la loro contrarietà ad abbattere le frontiere doganali in assenza di un annullamento dei sussidi all’agricoltura da parte dei Paesi industrializzati. Così stando le cose, ci si attende che il documento finale che debbono varare i capi di Stato, mostri il contrasto esistente e lasci spazio a nuove ipotesi di aggregazione continentale.
Da Mar del Plata, Maurizio Salvi, ANSA per la Radio Vaticana.
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Ma per capire il significato sullo scenario internazionale di questo appuntamento che vede insieme 33 capi di Stato e di governo delle Americhe, Fausta Speranza ha intervistato il professor Eugenio Bonanate, docente di relazioni internazionali all’Università di Torino:
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R.- Ritengo che ogni qual volta dei capi di Stato, o loro rappresentanti, si incontrano, questo sia comunque un bene per la comunità internazionale, per la comprensione reciproca. E questo anche quando, come in questo caso, l’incontro è tutt’altro che sereno. Le tensioni ci sono, sono molto forti, ma non me ne spaventerei troppo. Piuttosto è evidente che gli Stati Uniti stanno incassando una serie di impopolarità dovunque vadano in giro per il mondo. Questo mi pare il dato su
cui bisognerebbe principalmente riflettere.
D. – E’ vero che il discorso che ha fatto il presidente del Venezuela Chavez è stato un discorso anti Stati Uniti. Ma su che cosa è più interessante riflettere, secondo lei?
R. – Il problema è che noi restiamo in fondo sempre un pochino in dubbio di fronte a un dato che non sappiamo bene come valutare, ovvero la maggior parte della ricchezza del mondo, ivi compresa quella petrolifera che è quella su cui ‘siede’ anche Chavez, è controllata, detenuta, da una frazione piccolissima dell’umanità, mentre la gran parte dell’umanità vive in una condizione di grande povertà. Chavez, in questo momento, sta incarnando – anche se non sono neppure sicuro della sua sincerità – la rappresentanza dei poveri e di quelli che una volta chiamavamo gli sfruttati della terra.
Mi sembra difficile, per un verso, non sposare le petizioni di principio di Chavez. D’altra parte, è evidente che sotto ci possono essere altre ragioni politiche, che andrebbero a loro volta esplorate e discusse.
D. – Per citare un altro intervento, parliamo di Kirchner, presidente dell’Argentina, che ha incontrato brevemente Bush prima dell’inizio del quarto vertice delle Americhe. Le sue parole sono state per una revisione del Fondo Monetario Internazionale. Il discorso, in pratica, è lo stesso?
R. – Certo. E’ da una quindicina d’anni che avevamo smesso di sentir parlare dell’America Latina e delle difficoltà latinoamericane. Tutto questo sembrava essere correlato a un miglioramento sostanziale dell’economia dei Paesi latinoamericani, ma in particolare - ecco il riferimento al presidente argentino – è scoppiata la crisi in Argentina. E le difficoltà economiche legate a questa crisi, poi, si sono ridistribuite purtroppo un po’ per tutta l’America Latina, in America del Nord ed anche in Europa, come ben sappiamo. Dunque, se il presidente
dell’Argentina è preoccupato per l’atteggiamento del Fondo Monetario Internazionale, non posso che dargli ragione.
D. – Sul piano economico e nel concreto della proposta dell’area di libero scambio, che cosa andrebbe fatto, secondo lei?
R. – Il problema principale ancora una volta penso che sia, da una parte, il problema del debito. E quindi conseguentemente una ridiscussione della struttura del Fondo Menetario e della politica economica internazionale nella quale, ovviamente, proprio perché c’è tra i protagonisti in particolare il Venezuela, c’è il problema del petrolio. Ma il problema del petrolio, però, non è limitato, in realtà, all’America Latina. Chavez ovviamente usa il problema del petrolio in chiave locale, ma, come ben sappiamo, riguarda il pianeta e riguarda il Medio Oriente. In altri termini, non si può
tagliare a fette il nostro pianeta: i problemi che ci sono da una parte, in realtà ci sono anche dalle altre.
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Fonte: Radio Vaticana, 6 novembre 2005
Ascolta il servizio di Amedeo Lomonaco
Il quarto vertice delle Americhe tenutosi a Mar de Plata, in Argentina, si è concluso con intese di massima per sviluppare il mercato del lavoro, ridurre la povertà e consolidare la democrazia. Ma non è stato trovato un accordo sull’area di libero commercio, l’ALCA, proposta per la prima volta, nel 1994, dal presidente americano Bill Clinton. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
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Il ministro degli Esteri argentino, Rafael Bielsa, ha detto che al termine del Summit, i 34 capi di Stato e di governo hanno firmato una dichiarazione finale superando molti ostacoli esistenti. Dai rinnovati propositi statunitensi di creare l’ALCA sono scaturite, invece, due posizioni contrapposte illustrate anche nel documento finale del Vertice: alcuni Paesi, tra i quali Messico, Canada, Cile e Colombia, sono favorevoli ad un processo di integrazione economica e ad una liberalizzazione del commercio dall’Alaska alla Terra del Fuoco. Altri Stati, tra cui Brasile, Argentina,
Paraguay e Uruguay, sostengono invece che non sussistono ancora le condizioni necessarie per trovare un accordo di libero accesso ai mercati a causa delle grandi differenze nei livelli di sviluppo e nelle economie dei Paesi delle Americhe. Ancora più intransigente è la posizione del governo venezuelano, che considera il progetto irrealizzabile. Il principale nodo da sciogliere resta il rifiuto, da parte dell’amministrazione statunitense, di negoziare l’eliminazione dei sussidi alla produzione agricola. Secondo il presidente venezuelano, Ugo Chavez, il mancato accordo sull’ALCA
costituisce una “vittoria morale” sugli Stati Uniti e nei confronti del capo della Casa Bianca, George Bush, che ha lasciato Mar del Plata prima della chiusura del vertice per recarsi in Brasile e incontrare il capo di Stato brasiliano, Lula da Silva. Non essendo stata raggiunta un’intesa sull’ALCA, si è deciso di rinviare la discussione dopo la riunione del Doha Round, nell’ambito della Conferenza ministeriale dell’Organizzazione mondiale del Commercio che si terrà a dicembre ad Hong Kong.
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