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VERTICE OSA (12/1/2004 - 14/1/2004)

 

Monterrey (12 gennaio). = Un esame delle principali sfide economiche, politiche e sociali della regione: è l’obiettivo del vertice straordinario delle Americhe che si apre oggi a Monterrey, in Messico. L’incontro riunisce presidenti e primi ministri di 34 Paesi membri dell’Organizzazione degli Stati americani, Osa. Un’assenza di rilievo è quella di una delegazione cubana. L’avvenimento sarà anche occasione di un confronto diretto tra Bush ed il presidente brasiliano Lula Da Silva, figura emergente del continente americano. Amedeo Lomonaco: 

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L’appuntamento coglie il subcontinente americano in una fase di ricomposizione politica, soprattutto per l’ambizione del presidente Lula da Silva di rilanciare il ruolo del Brasile come potenza regionale, in una posizione di forte autonomia, se non addirittura di antagonismo rispetto a Washington. Il vertice delle Americhe intende coinvolgere i nuovi leader dell’America latina nel progetto di un’area di libero scambio ed affrontare i gravissimi problemi economici e sociali. Due i punti di contrasto principali. Il primo riguarda gli Stati Uniti. L’amministrazione americana vorrebbe, infatti, che i Paesi con un elevato livello di corruzione venissero sospesi dall’Osa, mentre numerosi Stati latino-americani si oppongono ad una clausola del genere. La seconda questione riguarda la conferma di una scadenza precisa per l’attuazione dell’area di libero scambio americana, che Washington vorrebbe fissare a partire dalla fine dell’anno. Molti Stati latino-americani chiedono, invece, azioni prioritarie di lotta contro la povertà, che colpisce il 44 per cento della popolazione del Sud America. Migliaia di militanti di movimenti politici, sindacali, sociali e studenteschi hanno intanto manifestato ieri sera a Monterrey contro la presenza del presidente americano, George Bush, al Vertice. La protesta si è concentrata in particolare contro l’Accordo di libero commercio del Nord Atlantico, Nafta, di cui già fanno parte Stati Uniti, Canada e Messico.

Amedeo Lomonaco, per la Radio Vaticana

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Monterrey (13 gennaio) = Dopo la cena offerta dal presidente messicano, Vicente Fox, il presidente statunitense George W. Bush e gli altri leader protagonisti del Vertice delle Americhe di Monterrey, in Messico, hanno lasciato ai loro sherpa il compito di mettere a punto la dichiarazione politica che dovrà essere approvata nelle prossime ore. Sono chiare le questioni chiave che hanno riuniti i leader delle Americhe per un appuntamento straordinario: la lotta contro la povertà e la corruzione, la liberalizzazione degli scambi. Molto meno chiaro, invece, come vogliano tradurre per iscritto una comune dichiarazione di intenti. Ci spiega perché Maurizio Salvi: 

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Nonostante la buona volontà dei negoziatori dei 34 Paesi presenti, mai un documento finale di una riunione ha avuto tanti problemi nel vedere la luce come questo del vertice di Monterrey. Perché un gruppo di Paesi latinoamericani, guidati dal Brasile, non accetta più facilmente di ratificare i desideri degli Stati Uniti quando questi non comportano vantaggi reciproci. Non vi sarà alcun incoraggiamento specifico alla creazione dell’Alca, l’area di libero commercio delle Americhe che il presidente George W. Bush vorrebbe vedere nascere dell’Alaska alla Terra del Fuoco nel 2005. Il presidente brasiliano, Luis Ignacio Lula da Silva, aveva accettato il vertice straordinario a condizione che non si trasformasse in uno strumento di propaganda per gli obiettivi economici statunitensi, ma si occupasse della povertà e dei problemi sociali del continente. Comunque, anche se ha mandato giù questa limitazione, il capo della Casa Bianca si è subito preso una sorta di rivincita sulla questione cubana, riservando nel suo discorso inaugurale una sferzante critica al regime esistente nell’Isola: “Non c’è posto per la dittatura nelle Americhe – ha concluso – e tutti dobbiamo impegnarci per una transizione rapida e pacifica a Cuba”. 

Maurizio Salvi per la Radio Vaticana.

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Monterrey (14 gennaio) = Gli Stati Uniti con il presidente Bush hanno ottenuto quella che è stata definita una vittoria diplomatica al Vertice delle Americhe, conclusosi a Monterrey, in Messico. Nonostante l’opposizione di Brasile, Venezuela e Argentina, la dichiarazione finale rispecchia a grandi linee i piani internazionali di Washington. Ci spiega perché Maurizio Salvi: 

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Nonostante accordi presi in precedenza e la strenua opposizione di Brasile, Venezuela e Argentina, il documento finale contiene una menzione all’Alca, l’area di libero commercio delle Americhe che Washington vuole vedere avviata a partire dal 2005 tra l’Alaska e la Terra del Fuoco. Il presidente George W. Bush ha partecipato al Vertice con l’evidente obiettivo di stringere i Paesi latinoamericani attorno ai due perni della sua politica estera: la lotta al terrorismo e il rafforzamento del libero commercio. Entrambi i punti sono presenti nel documento finale, mentre non lo è in termini categorici il tema della corruzione. Il capo della Casa Bianca avrebbe voluto introdurre nell’Organizzazione degli Stati americani una clausola della trasparenza, che permettesse di espellere un Paese considerato corrotto. Infine, la Dichiarazione pone grande enfasi sulla qualità dello sviluppo, la lotta all’emarginazione sociale e la necessità di trovare una soluzione al problema del debito estero che, come ha provato l’Argentina, può gettare nel caos un intero Paese.  

Maurizio Salvi per la Radio Vaticana.

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