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"Profili dell'usura e polemica antiebraica"

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IL CONCETTO DI USURA NEL SEICENTO 

Fonte: tesi di laurea discussa alla Facoltà di Giurisprudenza di Napoli dalla dottoressa Daniela Capone (Virgilio Mail ) sul tema: "Profili dell’usura e della polemica antiebraica nel Rinascimento. Il mercante di Venezia di Shakespeare".

La discussione sulla liceità o meno dell’interesse finanziario fu ripresa all’inizio del secolo XVII. I mercantilisti, pur credendo nella produttività della moneta, erano in favore dell’accumulazione di capitale monetario e perciò contrari all’esazione d’interessi eccessivi.

Nel 1625 il grande filosofo Francesco Bacone, nel noto saggio dedicato all’argomento, espone una teoria favorevole all’usura. Dopo aver riferito che è opinione invalsa che la prolificazione dell’interesse da parte della moneta sia cosa innaturale, dichiara che  l’usura è un fenomeno molto diffuso in Inghilterra e forse un fatto inevitabile: tentare d’abolirla è cosa vana; meglio perciò regolamentarla per legge [1].

I mercantilisti, come si è detto, erano in genere contrari all’interesse, ma non per motivi morali; già nel secolo precedente, scemata l’influenza del diritto canonico, i protagonisti del dibattito economico non si rifacevano più ai vecchi argomenti della dottrina della Chiesa, che si era dimostrata incapace di risolvere i problemi della nuova società mercantile.

Nel 1668 Sir Josias Child scrisse nella sua opera Observations Concerning Trade and the Interest of Money [2], che un basso tasso d’interesse è la causa (e non l’effetto) della ricchezza; questa, a sua volta, può determinare un ulteriore abbassamento del tasso.

Il maggiore di questi economisti fu senza dubbio Thomas Mun, mercante londinese di tessili. Mun fu il primo a dare una formulazione chiara del concetto di bilancia commerciale. Egli diede voce, meglio di ogni altro dei suoi contemporanei, ai principi del nuovo capitalismo commerciale, in quanto riteneva che il commercio estero fosse un essenziale mezzo di arricchimento della nazione inglese.

Essendo l’Inghilterra sprovvista di miniere di metalli preziosi, l’unico modo per assicurarsi l’afflusso di oro nel paese era dato dal commercio estero e da una bilancia commerciale favorevole. Mun si dimostrò capace di fare la distinzione  tra ‘moneta’e ‘capitale’, ed elaborò il concetto di stock, ripreso poi da Adam Smith: lo stock, se usato saggiamente nel commercio estero, era in grado di garantire una bilancia favorevole, che è la vera ricchezza della nazione [3].

Alla fine del Seicento i temi economici che venivano dibattuti erano quelli dell’interesse finanziario, della moneta, dello scambio, del commercio estero e ci si interrogava sulla vera fonte della ricchezza delle nazioni. Si era del tutto esaurita, si direbbe per cause naturali, la secolare controversia sull’usura.

Sul finire del secolo, John Locke affrontò temi economici che anticiparono le idee di Adam Smith. Locke (1632-1704), filosofo noto per il suo Saggio sulla ragione umana, non disdegnò d’occuparsi di temi finanziari e mercantili, ai quali dedicò due saggi intitolati “Ragionamento sulla moneta, l’interesse del denaro, le finanze e il commercio[4] e “Considerazioni sulle conseguenze dell’abbassamento dell’interesse e dell’elevazione del valore della moneta[5]. Locke considerava l’interesse come conseguenza e non come causa della quantità di moneta in cerca d’impiego. Queste evoluzioni del pensiero economico avvenivano nei paesi europei di religione protestante anglicana, luterana o calvinista.

La controversia sull’usura, però, era tutt’altro che finita nei paesi cattolici: in Italia, in Francia e in Spagna il Seicento era un secolo segnato ancora dalla Controriforma e perciò la maggior parte delle voci che si levavano sull’argomento rimanevano doverosamente nell’ambito dell’ortodossia. In questo secolo, la figura di maggior spicco in Italia, nel campo del pensiero economico, è quella di Geminiano Montanari (1633-1687), modenese, che si interessò di legge, matematica ed economia. Egli affermò che “la moneta è la creazione spontanea della comunità e dell’umana industria” [6].

In Italia nel Seicento si crearono due poli opposti tra coloro che erano contrari al prestito fruttifero e coloro, invece, che ammettevano la corresponsione dell’interesse, ma non l’usura. Si comprende come in Italia la strada dell’emancipazione dell’interesse è nel Seicento ancora assai lunga.      

 


Note

[1] F. Bacone, Of Usurie, Londra 1625

[2] Josias Child, Observations Concerning Trade and the Interest of Money, Londra, 1668, pp. 206-207.

[3] Mun, T., England’s Treasure by Forraign trade, Londra, 1949,  p. 405.

[4] Locke, J., Ragionamento sulla moneta, l’interesse del denaro, le finanze e il commercio, Londra, 1681.

[5] Locke, J., Considerazioni sulle conseguenze dell’abbassamento dell’interesse e dell’elevazione del valore della moneta, Londra 1697

[6] Nuccio, Il pensiero economico italiano, cit.,  pag. 91

   

 

 

 

 

 

 

 

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