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IL CONCETTO DI USURA NEL TEMPO

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 L'USURA E GLI EBREI

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IL CONCETTO DI USURA NEL QUATTROCENTO 

Fonte: tesi di laurea discussa alla Facoltà di Giurisprudenza di Napoli dalla dottoressa Daniela Capone (Virgilio Mail ) sul tema: "Profili dell’usura e della polemica antiebraica nel Rinascimento. Il mercante di Venezia di Shakespeare".

Nel tardo Medioevo si assiste ad una vera e propria rivoluzione commerciale, con la creazione delle società di persone e gli albori del diritto e della tecnica bancaria.

A opera degli italiani erano già avvenute le due principali invenzioni: quella delle società e quella della cambiale. Nell’Italia settentrionale e in Toscana, lo scoglio del divieto fatto all’usura, veniva spesso evitato con sottili espedienti giuridici o mediante l’uso dei nuovi strumenti di credito e delle nuove tecniche commerciali escogitate dai banchieri e dagli operatori commerciali.

La Chiesa, non consentendo ai cristiani di praticare il prestito a interesse, chiudeva un occhio sull’esercizio dell’usura da parte degli ebrei.

Anche le autorità civili, Comuni e Signorie, poste di fronte alla necessità del commercio e della vita economica, dovevano escogitare un modus vivendi, adottando un ragionevole compromesso che consentisse l’apertura di crediti sia al consumo, sia ai mercanti e alle pubbliche istituzioni, senza per questo incorrere nella scomunica. I governi ricorsero all’espediente di accordare “privilegi” ai prestatori professionali di denaro autorizzandoli ad aprire un “banco” sulla pubblica piazza con la qualifica di “pubblici usurai”, contro il pagamento di una tassa e a condizione di non superare un tasso di usura massimo prefissato [1].

Già nel 1300, in molte città italiane, si formano gruppi di ebrei che si dedicano all’usura. A differenza degli ebrei che operano nell’Europa del Nord, e che hanno capitali sufficienti per prestare grosse somme di denaro ai nobili e ai re, questi ebrei “italiani” estendono facilitazioni di credito, di solito su pegno e non su carta, alle classi meno abbienti. Spesso sono gli stessi governi, o comunque le autorità costituite, che invitano gli ebrei a impiantare un banco di pegno, fissando anche le condizioni del credito mediante regolari convenzioni e contratti.

Nel corso del XV secolo si assiste in Italia ad un fenomeno non solo assai interessante sotto il profilo religioso, ma anche importante sotto l’aspetto socio economico: la nascita di un nuovo istituto di credito al consumo, il cosiddetto “Monte di Pietà”: in sostanza si tratta di una soluzione per porre un rimedio ai mali dell’usura sul corpo sociale, di trovare delle difese adeguate per i più deboli. Secondo alcuni i primi Monti di Pietà furono quelli di Ancona e Terni, altri fanno cominciare la lista dal Monte di Perugina seguito da quello di Gubbio e poi quelli di Viterbo, Savona, Assisi, Mantova, Siena, Bologna, Brescia, Piacenza, Reggio Emilia e infine, Milano e Firenze.

All’origine della formazione del successivo sviluppo dei Monti di Pietà, c’è indubbiamente un profondo sentimento di carità cristiana ed un sincero amore verso i poveri, che si vorrebbe liberare dalle grinfie degli usurai, ebrei o cristiani che siano. I due ordini religiosi più impegnati sul fronte della carità e del soccorso finanziario ai poveri si spaccarono in due partiti avversi sulla questione di quale forma di prestito i nuovi Monti di Pietà potevano praticare: i domenicani ritenevano che i prestiti fossero a titolo gratuito, secondo lo stretto insegnamento evangelico; i francescani, invece, propesero per l’applicazione di un tasso assai ridotto, ma tale da consentire la copertura delle spese di gestione. Il solo punto su cui francescani e domenicani si trovavano d’accordo era quello della predicazione antisemitica e della spietata guerra agli usurai ebrei [2].

Già nella prima metà del Quattrocento erano ricominciate in Italia le espulsioni e le persecuzioni degli ebrei: le prime ad opera dei governanti, le seconde per la predicazione antisemitica dei frati, che aizzavano il popolo ad attaccare gli ebrei. Successivamente cambiò la posizione ufficiale della Chiesa nei confronti dell’usura e “al V Concilio Lateranense del 1512 ci fu l’approvazione definitiva dell’istituto, non più ora creazione francescana, ma ecclesiastica e papale” [3].

Nel 1515 Papa Leone X emetteva la bolla Inter Multiplices con la quale, tra l’altro, autorizzava l’applicazione ai prestiti del pagamento delle piccole somme necessarie a coprire le spese di gestione dei mutui. Era il riconoscimento ufficiale della legittimità dell’attività bancaria, a certe condizioni ed entro precisi limiti.

Nei primi tempi, questi Monti erano creature assai fragili: non possedevano strutture finanziare solide; spesso avevano grosse difficoltà a recuperare i crediti o a vendere i numerosi pegni scaduti, cioè non riscattati dai debitori; non riuscivano, insomma, a competere efficacemente con le operazioni creditizie condotte dai prestatori dei banchi.

Fu appunto allora che intervenne la Chiesa; in seguito, questi istituti furono fondati non solo da ordini religiosi ma anche da privati cittadini.

Con l’andare nel tempo, molte di queste istituzioni benefiche divennero vere e proprie banche.

I Monti di Pietà sono stati istituti tipicamente italiani: in Francia ebbero una nascita faticosa e condussero vita grama; in Inghilterra, ogni tentativo di fondare un Monte fallì miseramente, anche per la dichiarata ostilità di entrambi i principali partiti politici del paese verso un siffatto progetto.

Successivamente in Italia i Monti di Pietà cambiarono il nome in “Monti di credito su pegno”, sotto il quale continuarono a concedere  prestiti con garanzia di pegno su beni mobili e a tassi agevolati. Il loro sviluppo non si limitò solo all’Italia Settentrionale ma operarono anche in Italia Meridionale in particolare a Napoli [4].

 

 

Note

[1] M. Maragi, I cinquecento anni del Monte di Bologna, Bologna 1973, p. 18

[2] Le Goff, Il cristianesimo in Occidente da Nicea alla Riforma, cit., p. 294

[3] F. Cognasso, L’Italia nel Rinascimento, Torino 1965, II vol., I, p. 825.

[4] Sulle origini e la storia dei Monti di Pietà nell’Italia meridionale e settentrionale:

Allocati, A, Tipiche operazioni del Banco della Pietà in alcuni atti notarili dei secoli XVI-XIX  inAnnali dell’Istituto di Storia economica e sociale dell’Università di Napoli”, IV, 1965, pp. 277-379; V, pp. 180-257; Avallone, P.-Salvemini, R., Dall’assistenza al credito. L’esperienza dei Monti di pietà e delle Case Sante nel Regno di Napoli tra il XVI e il XVIII secolo inNuova Rivista storica”, LXXXIII, 1999, pp. 21-54;

Borelli, G., L’attività di prestito nella Repubblica veneta e negli antichi Stati italiani, in “Studi storici Luigi Simeoni”, XXXIII, 1983.

 

 

 

 

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