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 L'USURA E GLI EBREI

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IL MARCHIO DELL'USURA

Fonte: tesi di laurea discussa alla Facoltà di Giurisprudenza di Napoli dalla dottoressa Daniela Capone (Virgilio Mail ) sul tema: "Profili dell’usura e della polemica antiebraica nel Rinascimento. Il mercante di Venezia di Shakespeare". 

Sarebbe fuori luogo, e forse impossibile, tracciare qui una sia pur breve storia sul popolo ebraico; tuttavia sarà utile tentare di dare un’idea della loro diffusione in Europa, delle loro condizioni di vita nei  paesi che li accolsero e del ruolo da loro svolto nell’economia di questi paesi per capire come si sia giunti allo stereotipo dell’ebreo usuraio.

Nel corso della sua storia millenaria, il popolo ebraico aveva subito varie               dominazioni straniere: degli Assiri e dei Babilonesi, degli Egizi, dei Persiani, e infine dei Greci di Alessandro Magno. Però a Roma, negli anni intorno alla nascita di Gesù Cristo, la religione ebraica era considerata religio lecita e gli ebrei non erano tenuti al culto dell’imperatore come un divus.

Il primo grave atto di ostilità verso gli ebrei fu compiuto dall’imperatore Tiberio che con un pretesto disperse l’intera comunità ebraica. Quel che è peggio, la Giudea, che era una colonia ebraica, nel 66 d.C. si ribellò ai padroni e la rivolta fu crudelmente domata da Vespasiano. Tuttavia la Diaspora, avvenimento dominante nella storia del popolo ebraico, ebbe inizio soltanto dopo la caduta e la distruzione di Gerusalemme (70 d.C.): da allora cominciò la lunga serie di dolorose vicende e tremende sofferenze patite da questo popolo nel corso dei secoli.

La storia degli ebrei è sorprendente ed infatti a dispetto del loro triste destino e delle mille traversie passate, dimostra che gli ebrei non si sono mai lasciati assimilare dal popolo che li ha ospitati riuscendo a conservare intatta la ricchezza culturale della loro identità nazionale. “E’ un caso unico che un piccolo popolo riesca a mantenere inalterata la sua identità e cultura, sia pure attraverso adattamenti e modificazioni che sostanzialmente non intaccano tali realtà, ma tuttavia li peculiarizzano”.

Già dal IX secolo gli ebrei si erano sparsi in varie parti d’Europa: Lombardia, Provenza, Renania ecc. In Inghilterra, essi giunsero al seguito di Gugliemo I (1066-1087), con il compito di finanziare la creazione del nuovo regno dei normanni fondato dal Conquistatore. Sia in Inghilterra che in Italia e altrove, la paura spinse gli ebrei non solo a vivere nelle città, ma anche a raccogliersi tutti in quartieri, che in Italia assunsero il nome di giudecche, e in Inghilterra di jewries.

Le giudecche, in seguito, furono sostituite dai ghetti, nei quali gli ebrei erano costretti a vivere in pessime condizioni igieniche e venivano rinserrati dal tramonto all’alba col divieto di uscire, sotto pena di punizioni severissime.

Nel Medioevo, dunque, l’ebreo era considerato un reietto e un diverso, e pertanto emarginato. Era disprezzato dai nobili, che se ne servivano, e odiato dal popolo: in primis, perché la religione identificava in lui il “deicida”, cioè il discendente degli uccisori di Cristo, e poi perché la gente, ignorante e superstiziosa, vedeva in lui l’autore di orrendi misfatti: in tempo di peste l’avvelenatore dei pozzi; il profanatore di ostie consacrate; e l’assassino di bimbi cristiani, il cui sangue si diceva usasse per i suoi riti immondi. Ma la verità è che l’ebreo era detestato soprattutto perché svolgeva l’attività di  usuraio.

 A partire dal XII secolo, si assiste, nell’Europa occidentale, a uno straordinario diffondersi di questa nuova attività fra gli ebrei: l’usuraio è di norma un ebreo, e la parola “ebreo” acquista il significato di “usuraio”. Gli ebrei prestano denaro un po’ a tutti: ai governi per i loro eserciti e le loro funzioni, ai nobili per i loro lussi, ma anche alle classi più modeste, artigiani e contadini e perfino alle abbazie e ai conventi.

In tutta Europa, la loro condizione sociale è quella di “servi della corte del re” (“servi camerae regis”); secondo la legge inglese, sono considerati parte integrante dei beni del sovrano; in Germania, gli imperatori del Sacro Romano Impero rivendicano su di loro averi diritto di proprietà assoluta, con la facoltà di espellerli, venderli o darli in pegno; mentre in Francia, a norma degli Statuti di San Luigi re (1270), i giudei sono di proprietà dei nobili nel cui territorio risiedono.

Per legge, gli ebrei potevano soltanto esercitare taluni mestieri manuali, quali quelli dell’artigiano (fabbro, sarto, muratore, tessitore, vasaio, ecc.), alcune occupazioni del settore terziario (osti, librai, scrivani, ecc.), ma non potevano svolgere alcuna libera professione, salvo quelle di medico, prestatore di denaro, coniatore di monete e importatore di spezie. Bisogna ammettere che, per gli ebrei più ambiziosi e intraprendenti, la scelta era proprio limitata: o medici o usurai.

Anche se il mestiere di usuraio non era scevro da gravi pericoli, sia per l’incerto status sociale dei giudei, sia perché i debitori spesso tendevano a sottrarsi ai loro impegni contrattuali fomentando l’antisemitismo e le persecuzioni razziali, gli ebrei avevano buoni motivi per farsi usurai.

Anzitutto, non essendo cristiani e non potendo sperare nella salvazione, non erano toccati dal divieto della Chiesa e non avevano nulla da perdere; in secondo luogo, soggetti com’erano a persecuzioni, sopraffazione e soprusi d’ogni genere, erano naturalmente portati a scegliere un mestiere i cui profitti fossero facili a nascondersi e a trasferirsi; in terzo luogo, la strettezza dei rapporti che intrattenevano con i loro correligionari non solo in Europa ma anche nelle contrade islamiche rendeva loro più agevole procurarsi e scambiarsi la valuta occorrente per grosse operazioni finanziarie. Gli ebrei, esercitando l’usura, soddisfacevano un bisogno reale della società, in un’Europa che stava passando da un’economia di mera assistenza a un’economia che richiedeva un maggiore uso di denaro, bene che allora era assai scarso.

Esposti a infamanti accuse d’avvelenamento e d’omicidio rituale, sempre minacciati di repentina espulsione, privati perfino del diritto alla vita, gli ebrei erano indotti a vedere nel denaro la sola arma di difesa, anzi, una cosa dotata di valore sacro.

Era col prestito di questa cosa preziosa, il denaro, che gli ebrei si guadagnavano da vivere, anche se non è da credere che tutti accumulassero ingenti fortune.

I tassi applicati ai prestiti erano spesso alti, ma soprattutto variavano in modo considerevole da luogo a luogo. Allora come ora, l’entità del saggio d’interesse era indicativa dello stato dell’economia di un paese: per esempio, il tasso praticato nella Repubblica di Venezia, che oscillava tra il 5 e l’8 per cento, era prova della floridezza della Serenissima, mentre un tasso assai elevato, come quello massimo in uso in Austria verso la metà del XIII secolo denunciava il sottosviluppo di quel paese.

Essere usuraio era a quel tempo una cosa estremamente scomoda: l’usuraio si trovava costantemente tra due fuochi: la Chiesa e lo Stato.

La Chiesa si sforzò di cristianizzare la società e lo fece con metodi consueti ai potenti: il bastone e la carota. Il bastone fu Satana e il diavolo fu razionalizzato e istituzionalizzato dalla Chiesa e cominciò a funzionare bene intorno all’Anno Mille.

La carota fu il purgatorio; in altre parole, l’usuraio non aveva che una scelta: se sceglieva il profitto usuraio, che gli consentiva di vivere e prosperare, cadeva nelle grinfie del diavolo e optava per l’inferno e la dannazione eterna; se invece, anche solo in punto di morte, si pentiva sinceramente e restituiva il maltolto, la sua anima andava in purgatorio. La via del purgatorio, però, era tutt’altro che agevole; infatti, sovente l’usuraio moriva di morte improvvisa, ovvero perdeva la parola quand’era vicino alla resa dei conti con Dio, e comunque non riusciva a confessare i suoi peccati.

Tutto ciò quanto al destino della sua anima; quanto al suo corpo, ci pensava il potere temporale a sistemarlo a dovere. “Usurai ebrei e stranieri dipendevano dalla giustizia laica, più dura e repressiva. Filippo Augusto, Luigi VIII e soprattutto San Luigi emanarono una legislazione assai dura nei confronti degli usurai ebrei, contribuendo così a fomentare l’antisemitismo già assai diffuso fra la popolazione”.

Come ben sappiamo, la Chiesa aveva da tempo tassativamente proibito ai cristiani, religiosi e laici, d’esercitare l’usura, dando inoltre facoltà ai preti d’esimere i debitori dal pagare interessi, come pure d’indurre gli usurai , spesso in punto di morte, a rendere ai debitori le somme percepite come interessi sui mutui, ovvero a farne donazione alla Chiesa stessa.

Questa, intanto, rimaneva ferma sulle sue posizioni dottrinali; anzi, a partire dall’XI secolo, calcò sempre più la mano sui divieti e sulle pene da comminare ai trasgressori. Il divieto del prestito a interesse si fece assoluto in concomitanza con lo sforzo di attuare il progetto ierocratico dei papi, progetto che tendeva alla “clericalizzazione della società dei fedeli”, e che inevitabilmente produsse l’irrigidimento delle norme antifeneratizie.

Quale sia nei primi secoli dopo il Mille l'origine dello stereotipo dell'"ebreo usuraio", quello stereotipo che si trasformerà poi in pregiudizio e sarà una delle giustificazioni dell'antisemitismo, è dunque il risultato di un contrasto, allora insanabile, tra la Chiesa e la comunità ebraica .

La Chiesa fra il Due e il Quattrocento fissò una netta distinzione fra usura e credito e identificò come usura solo il prestito a interesse su pegno gestito pubblicamente. Gli ebrei ebbero il ruolo di usurai non perché effettivamente monopolizzassero il mercato del denaro, ma per due ragioni principali:

le loro attività economiche, qualunque fossero, erano identificate dal mondo cattolico come "usuraie" perché praticate da "infideles", ritenuti incapaci in quanto tali di intendere il senso spirituale delle Scritture e, di conseguenza, ritenuti estranei, in quanto "carnales", ossia non convertiti e ostinati nel proprio errore; inoltre l'effettiva presenza di prestatori su pegno ebrei nelle città italiane alla fine del Medioevo, anche se promossa e sollecitata dalle città stesse, confermò l'immagine precedente e consentì all'attenzione pubblica di distogliersi dal contemporaneo, forte sviluppo della banca cristiana, che nella realtà andava monopolizzando i circuiti del denaro in tutta Europa.

Si giunse così, nel 1215, in occasione del quarto Concilio Lateranense, alla descrizione dell'usura come di un comportamento tipicamente ebraico e specificamente mirato ad indebolire economicamente la società cristiana e le chiese.

Il Concilio Lateranense II (1139) confermava la scomunica degli usurai; nel III Concilio Lateranense (1179) il prestito a interesse veniva di nuovo condannato con la massima severità, mentre col IV Concilio di Lione (1214) papa Gregorio X chiamava i cristiani a fare ogni sforzo per porre termine alla pratica dell’usura; l’anno dopo, Innocenzo III imponeva ai giudei l’obbligo di portare sul petto il distintivo della loro condizione di emarginati o di mettere in capo un berretto giallo (disposizione che però non fu sempre rigorosamente applicata a Roma e, in genere, in Italia).

Nel 1311, il Concilio di Vienna autorizzava i tribunali della Santa Inquisizione a incriminare e perseguire i cristiani che praticassero l’usura, la quale veniva, per gravità del reato, equiparata all’eresia.

Questi severi provvedimenti delle somme autorità religiose, ovviamente supportate dal “braccio secolare”, rendevano pericolose l’esercizio dell’usura da parte dei cristiani; mentre come si è detto per gli ebrei, popolo reietto e abbandonato da Dio cristiano, non avevano nulla da perdere, né sulla terre né in Cielo, essendo già, salvo il caso di pronte conversioni alla vera fede, predestinati alla dannazione eterna.

Accadeva così che gli usurai ebrei, ancorché odiati e disprezzati, fossero preferiti agli usurai cristiani, i quali, correndo rischi anche più gravi dei giudei, praticavano spesso tassi d’interesse più esosi.

Col progredire dei traffici, il numero dei cristiani che osavano praticare l’usura era andato crescendo di continuo.

A peggiorare la situazione, si aggiungeva questa complicazione: i re di Francia, di Spagna, d’Inghilterra e così via, non solo pretendevano denaro a prestito dagli ebrei per le loro guerre, le sante crociate, le opere pubbliche, ecc. , ma imponevano loro pesanti taglieggiamenti sotto forma di tasse sui proventi dell’usura.

C’erano, a disposizione dei monarchi, altri e più duri metodi, peraltro, di taglieggiare gli ebrei e rimpinguare i forzieri reali: si poteva emanare un editto per la cancellazione di tutti i debiti, o si potevano arrestare gli ebrei in massa, costringendoli a pagare un forte riscatto; si potevano applicare loro multe esorbitanti, o imporre “donazioni” per circostanze straordinarie (matrimoni regali, nascite di principi,e così via); e infine- soluzione finale - si potevano espellere dal regno tutti gli ebrei, facendogli pagare assai cara l’eventuale riammissione.

Uno dei primi a far ricorso a questo odioso mezzo fu Filippo Augusto, re di Francia, che nel 1182 cacciò dal paese tutti gli ebrei e ne confiscò i beni; di lì a pochi anni li riammise imponendo loro una pesante donazione.

Molti ebrei espulsi trovarono rifugio in Inghilterra, ma per essere espulsi un secolo dopo anche in questo paese.

In Europa, gravi avvenimenti fecero seguito alla cacciata degli ebrei dall’Inghilterra: l’espulsione delle importanti comunità ebraiche della Francia e in Germania. Molti dei giudei cacciati trovarono rifugio in Turchia, in Polonia e anche in Italia.

Nel XIII secolo, un fatto nuovo era sopravvenuto a complicare le cose: i primi banchieri italiani avevano cominciato a prendere il posto degli ebrei nella vita economica dei paesi.  A volte il re, trovandosi indebitato con prestatori di denaro stranieri (non ebrei), e specialmente con italiani, concedeva ai suoi creditori la facoltà di rivalersi sugli ebrei, riscotendo in sua vece le imposte da loro dovute.

Infatti questo fenomeno aggravava la situazione economica e peggiorava la posizione sociale degli ebrei nell’Europa del nord: lo sviluppo e il rafforzamento delle iniziative finanziare dei lombardi cominciavano a spezzare quello che era stato un vero e proprio monopolio degli ebrei, l’usura, riducendo molti di costoro alla più umile professione di prestatori su pegno.  

Lo stereotipo dell’ebreo usuraio e il marchio di usura attribuito all’intero popolo ebraico a partire dai primi secoli dopo il Mille e a causa della loro esclusione da quasi tutte le attività economiche ad eccezione di quella del prestito ad interesse, hanno determinato e sviluppato le radici dell’antisemitismo moderno.

 

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