Sarebbe
fuori luogo, e forse impossibile, tracciare qui una
sia pur breve storia sul popolo ebraico; tuttavia sarà
utile tentare di dare un’idea della loro diffusione
in Europa, delle loro condizioni di vita nei
paesi che li accolsero e del ruolo da loro
svolto nell’economia di questi paesi per capire come
si sia giunti allo stereotipo dell’ebreo usuraio.
Nel
corso della sua storia millenaria, il popolo ebraico
aveva subito varie
dominazioni straniere: degli Assiri e dei
Babilonesi, degli Egizi, dei Persiani, e infine dei
Greci di Alessandro Magno. Però a Roma, negli anni
intorno alla nascita di Gesù Cristo, la religione
ebraica era considerata religio lecita e gli
ebrei non erano tenuti al culto dell’imperatore come
un divus.
Il
primo grave atto di ostilità verso gli ebrei fu
compiuto dall’imperatore Tiberio che con un pretesto
disperse l’intera comunità ebraica. Quel che è
peggio, la Giudea, che era una colonia ebraica, nel 66
d.C. si ribellò ai padroni e la rivolta fu
crudelmente domata da Vespasiano. Tuttavia la
Diaspora, avvenimento dominante nella storia del
popolo ebraico, ebbe inizio soltanto dopo la caduta e
la distruzione di Gerusalemme (70 d.C.): da allora
cominciò la lunga serie di dolorose vicende e
tremende sofferenze patite da questo popolo nel corso
dei secoli.
La
storia degli ebrei è sorprendente ed infatti a
dispetto del loro triste destino e delle mille
traversie passate, dimostra che gli ebrei non si sono
mai lasciati assimilare dal popolo che li ha ospitati
riuscendo a conservare intatta la ricchezza culturale
della loro identità nazionale. “E’ un caso unico
che un piccolo popolo riesca a mantenere inalterata la
sua identità e cultura, sia pure attraverso
adattamenti e modificazioni che sostanzialmente non
intaccano tali realtà, ma tuttavia li peculiarizzano”.
Già
dal IX secolo gli ebrei si erano sparsi in varie parti
d’Europa: Lombardia, Provenza, Renania ecc. In
Inghilterra, essi giunsero al seguito di Gugliemo I
(1066-1087), con il compito di finanziare la creazione
del nuovo regno dei normanni fondato dal
Conquistatore. Sia in Inghilterra che in Italia e
altrove, la paura spinse gli ebrei non solo a vivere
nelle città, ma anche a raccogliersi tutti in
quartieri, che in Italia assunsero il nome di
giudecche, e in Inghilterra di jewries.
Le
giudecche, in seguito, furono sostituite dai ghetti,
nei quali gli ebrei erano costretti a vivere in
pessime condizioni igieniche e venivano rinserrati dal
tramonto all’alba col divieto di uscire, sotto pena
di punizioni severissime.
Nel
Medioevo, dunque, l’ebreo era considerato un reietto
e un diverso, e pertanto emarginato. Era disprezzato
dai nobili, che se ne servivano, e odiato dal popolo: in
primis, perché la religione identificava in lui
il “deicida”, cioè il discendente degli uccisori
di Cristo, e poi perché la gente, ignorante e
superstiziosa, vedeva in lui l’autore di orrendi
misfatti: in tempo di peste l’avvelenatore dei
pozzi; il profanatore di ostie consacrate; e
l’assassino di bimbi cristiani, il cui sangue si
diceva usasse per i suoi riti immondi. Ma la verità
è che l’ebreo era detestato soprattutto perché
svolgeva l’attività di
usuraio.
A
partire dal XII secolo, si assiste, nell’Europa
occidentale, a uno straordinario diffondersi di questa
nuova attività fra gli ebrei: l’usuraio è di norma
un ebreo, e la parola “ebreo” acquista il
significato di “usuraio”. Gli ebrei prestano
denaro un po’ a tutti: ai governi per i loro
eserciti e le loro funzioni, ai nobili per i loro
lussi, ma anche alle classi più modeste, artigiani e
contadini e perfino alle abbazie e ai conventi.
In
tutta Europa, la loro condizione sociale è quella di
“servi della corte del re” (“servi camerae
regis”); secondo la legge inglese, sono
considerati parte integrante dei beni del sovrano; in
Germania, gli imperatori del Sacro Romano Impero
rivendicano su di loro averi diritto di proprietà
assoluta, con la facoltà di espellerli, venderli o
darli in pegno; mentre in Francia, a norma degli
Statuti di San Luigi re (1270), i giudei sono di
proprietà dei nobili nel cui territorio risiedono.
Per
legge, gli ebrei potevano soltanto esercitare taluni
mestieri manuali, quali quelli dell’artigiano
(fabbro, sarto, muratore, tessitore, vasaio, ecc.),
alcune occupazioni del settore terziario (osti,
librai, scrivani, ecc.), ma non potevano svolgere
alcuna libera professione, salvo quelle di medico,
prestatore di denaro, coniatore di monete e
importatore di spezie. Bisogna ammettere che, per gli
ebrei più ambiziosi e intraprendenti, la scelta era
proprio limitata: o medici o usurai.
Anche
se il mestiere di usuraio non era scevro da gravi
pericoli, sia per l’incerto status sociale
dei giudei, sia perché i debitori spesso tendevano a
sottrarsi ai loro impegni contrattuali fomentando
l’antisemitismo e le persecuzioni razziali, gli
ebrei avevano buoni motivi per farsi usurai.
Anzitutto,
non essendo cristiani e non potendo sperare nella
salvazione, non erano toccati dal divieto della Chiesa
e non avevano nulla da perdere; in secondo luogo,
soggetti com’erano a persecuzioni, sopraffazione e
soprusi d’ogni genere, erano naturalmente portati a
scegliere un mestiere i cui profitti fossero facili a
nascondersi e a trasferirsi; in terzo luogo, la
strettezza dei rapporti che intrattenevano con i loro
correligionari non solo in Europa ma anche nelle
contrade islamiche rendeva loro più agevole
procurarsi e scambiarsi la valuta occorrente per
grosse operazioni finanziarie. Gli ebrei, esercitando
l’usura, soddisfacevano un bisogno reale della
società, in un’Europa che stava passando da
un’economia di mera assistenza a un’economia che
richiedeva un maggiore uso di denaro, bene che allora
era assai scarso.
Esposti
a infamanti accuse d’avvelenamento e d’omicidio
rituale, sempre minacciati di repentina espulsione,
privati perfino del diritto alla vita, gli ebrei erano
indotti a vedere nel denaro la sola arma di difesa,
anzi, una cosa dotata di valore sacro.
Era
col prestito di questa cosa preziosa, il denaro, che
gli ebrei si guadagnavano da vivere, anche se non è
da credere che tutti accumulassero ingenti fortune.
I
tassi applicati ai prestiti erano spesso alti, ma
soprattutto variavano in modo considerevole da luogo a
luogo. Allora come ora, l’entità del saggio
d’interesse era indicativa dello stato
dell’economia di un paese: per esempio, il tasso
praticato nella Repubblica di Venezia, che oscillava
tra il 5 e l’8 per cento, era prova della floridezza
della Serenissima, mentre un tasso assai elevato, come
quello massimo in uso in Austria verso la metà del
XIII secolo denunciava il sottosviluppo di quel paese.
Essere
usuraio era a quel tempo una cosa estremamente
scomoda: l’usuraio si trovava costantemente tra due
fuochi: la Chiesa e lo Stato.
La
Chiesa si sforzò di cristianizzare la società e lo
fece con metodi consueti ai potenti: il bastone e la
carota. Il bastone fu Satana e il diavolo fu
razionalizzato e istituzionalizzato dalla Chiesa e
cominciò a funzionare bene intorno all’Anno Mille.
La
carota fu il purgatorio; in altre parole,
l’usuraio non aveva che una scelta: se sceglieva il
profitto usuraio, che gli consentiva di vivere e
prosperare, cadeva nelle grinfie del diavolo e optava
per l’inferno e la dannazione eterna; se invece,
anche solo in punto di morte, si pentiva sinceramente
e restituiva il maltolto, la sua anima andava in
purgatorio. La via del purgatorio, però, era
tutt’altro che agevole; infatti, sovente l’usuraio
moriva di morte improvvisa, ovvero perdeva la parola
quand’era vicino alla resa dei conti con Dio, e
comunque non riusciva a confessare i suoi peccati.
Tutto
ciò quanto al destino della sua anima; quanto al suo
corpo, ci pensava il potere temporale a sistemarlo a
dovere. “Usurai ebrei e stranieri dipendevano dalla
giustizia laica, più dura e repressiva. Filippo
Augusto, Luigi VIII e soprattutto San Luigi emanarono
una legislazione assai dura nei confronti degli usurai
ebrei, contribuendo così a fomentare
l’antisemitismo già assai diffuso fra la
popolazione”.
Come
ben sappiamo, la Chiesa aveva da tempo tassativamente
proibito ai cristiani, religiosi e laici,
d’esercitare l’usura, dando inoltre facoltà ai
preti d’esimere i debitori dal pagare interessi,
come pure d’indurre gli usurai , spesso in punto di
morte, a rendere ai debitori le somme percepite come
interessi sui mutui, ovvero a farne donazione alla
Chiesa stessa.
Questa,
intanto, rimaneva ferma sulle sue posizioni
dottrinali; anzi, a partire dall’XI secolo, calcò
sempre più la mano sui divieti e sulle pene da
comminare ai trasgressori. Il divieto del prestito a
interesse si fece assoluto in concomitanza con lo
sforzo di attuare il progetto ierocratico dei papi,
progetto che tendeva alla “clericalizzazione della
società dei fedeli”, e che inevitabilmente produsse
l’irrigidimento delle norme antifeneratizie.
Quale
sia nei primi secoli dopo il Mille l'origine dello
stereotipo dell'"ebreo usuraio", quello
stereotipo che si trasformerà poi in pregiudizio e
sarà una delle giustificazioni dell'antisemitismo, è
dunque il risultato di un contrasto, allora
insanabile, tra la Chiesa e la comunità ebraica .
La
Chiesa fra il Due e il Quattrocento fissò una netta
distinzione fra usura e credito e identificò come
usura solo il prestito a interesse su pegno gestito
pubblicamente. Gli ebrei ebbero il ruolo di usurai non
perché effettivamente monopolizzassero il mercato del
denaro, ma per due ragioni principali:
le
loro attività economiche, qualunque fossero, erano
identificate dal mondo cattolico come
"usuraie" perché praticate da "infideles",
ritenuti incapaci in quanto tali di intendere il senso
spirituale delle Scritture e, di conseguenza, ritenuti
estranei, in quanto "carnales", ossia
non convertiti e ostinati nel proprio errore; inoltre
l'effettiva presenza di prestatori su pegno ebrei
nelle città italiane alla fine del Medioevo, anche se
promossa e sollecitata dalle città stesse, confermò
l'immagine precedente e consentì all'attenzione
pubblica di distogliersi dal contemporaneo, forte
sviluppo della banca cristiana, che nella realtà
andava monopolizzando i circuiti del denaro in tutta
Europa.
Si
giunse così, nel 1215, in occasione del quarto
Concilio Lateranense, alla descrizione dell'usura come
di un comportamento tipicamente ebraico e
specificamente mirato ad indebolire economicamente la
società cristiana e le chiese.
Il
Concilio Lateranense II (1139) confermava la scomunica
degli usurai; nel III Concilio Lateranense (1179) il
prestito a interesse veniva di nuovo condannato con la
massima severità, mentre col IV Concilio di Lione
(1214) papa Gregorio X chiamava i cristiani a fare
ogni sforzo per porre termine alla pratica
dell’usura; l’anno dopo, Innocenzo III imponeva ai
giudei l’obbligo di portare sul petto il distintivo
della loro condizione di emarginati o di mettere in
capo un berretto giallo (disposizione che però non fu
sempre rigorosamente applicata a Roma e, in genere, in
Italia).
Nel
1311, il Concilio di Vienna autorizzava i tribunali
della Santa Inquisizione a incriminare e perseguire i
cristiani che praticassero l’usura, la quale veniva,
per gravità del reato, equiparata all’eresia.
Questi
severi provvedimenti delle somme autorità religiose,
ovviamente supportate dal “braccio secolare”,
rendevano pericolose l’esercizio dell’usura da
parte dei cristiani; mentre come si è detto per gli
ebrei, popolo reietto e abbandonato da Dio cristiano,
non avevano nulla da perdere, né sulla terre né in
Cielo, essendo già, salvo il caso di pronte
conversioni alla vera fede, predestinati alla
dannazione eterna.
Accadeva
così che gli usurai ebrei, ancorché odiati e
disprezzati, fossero preferiti agli usurai cristiani,
i quali, correndo rischi anche più gravi dei giudei,
praticavano spesso tassi d’interesse più esosi.
Col
progredire dei traffici, il numero dei cristiani che
osavano praticare l’usura era andato crescendo di
continuo.
A
peggiorare la situazione, si aggiungeva questa
complicazione: i re di Francia, di Spagna,
d’Inghilterra e così via, non solo pretendevano
denaro a prestito dagli ebrei per le loro guerre, le
sante crociate, le opere pubbliche, ecc. , ma
imponevano loro pesanti taglieggiamenti sotto forma di
tasse sui proventi dell’usura.
C’erano,
a disposizione dei monarchi, altri e più duri metodi,
peraltro, di taglieggiare gli ebrei e rimpinguare i
forzieri reali: si poteva emanare un editto per la
cancellazione di tutti i debiti, o si potevano
arrestare gli ebrei in massa, costringendoli a pagare
un forte riscatto; si potevano applicare loro multe
esorbitanti, o imporre “donazioni” per circostanze
straordinarie (matrimoni regali, nascite di principi,e
così via); e infine- soluzione finale - si potevano
espellere dal regno tutti gli ebrei, facendogli pagare
assai cara l’eventuale riammissione.
Uno
dei primi a far ricorso a questo odioso mezzo fu
Filippo Augusto, re di Francia, che nel 1182 cacciò
dal paese tutti gli ebrei e ne confiscò i beni; di lì
a pochi anni li riammise imponendo loro una pesante
donazione.
Molti
ebrei espulsi trovarono rifugio in Inghilterra, ma per
essere espulsi un secolo dopo anche in questo paese.
In
Europa, gravi avvenimenti fecero seguito alla cacciata
degli ebrei dall’Inghilterra: l’espulsione delle
importanti comunità ebraiche della Francia e in
Germania. Molti dei giudei cacciati trovarono rifugio
in Turchia, in Polonia e anche in Italia.
Nel
XIII secolo, un fatto nuovo era sopravvenuto a
complicare le cose: i primi banchieri italiani avevano
cominciato a prendere il posto degli ebrei nella vita
economica dei paesi.
A volte il re, trovandosi indebitato con
prestatori di denaro stranieri (non ebrei), e
specialmente con italiani, concedeva ai suoi creditori
la facoltà di rivalersi sugli ebrei, riscotendo in
sua vece le imposte da loro dovute.
Infatti
questo fenomeno aggravava la situazione economica e
peggiorava la posizione sociale degli ebrei
nell’Europa del nord: lo sviluppo e il rafforzamento
delle iniziative finanziare dei lombardi cominciavano
a spezzare quello che era stato un vero e proprio
monopolio degli ebrei, l’usura, riducendo molti di
costoro alla più umile professione di prestatori su
pegno.
Lo
stereotipo dell’ebreo usuraio e il marchio di usura
attribuito all’intero popolo ebraico a partire dai
primi secoli dopo il Mille e a causa della loro
esclusione da quasi tutte le attività economiche ad
eccezione di quella del prestito ad interesse, hanno
determinato e sviluppato le radici
dell’antisemitismo moderno.