Dal
XIII fino al XVI secolo, la condizione degli ebrei
passò dalla subordinazione all’esclusione e le
cause furono:
-
il fanatismo popolare;
-
l’incremento del prestito anche da parte dei
cristiani;
-
l’atteggiamento sempre più ostile della
Chiesa;
Un
grave peggioramento dei rapporti tra ebrei e cristiani
si ebbe dopo le prime accuse di omicidio rituale, cioè
l’assassinio di cristiani il cui sangue si diceva
fosse usato dagli ebrei per riti immondi; le prime
denunce si riferiscono a casi avvenuti in Inghilterra e in Francia
e risalgono all’XII secolo.
Nel
1290 Edoardo I d’Inghilterra decretò l’espulsione
degli ebrei dal regno e la confisca di tutti i loro
beni, mentre quelli che risiedevano a Londra furono
fatti annegare nel Tamigi.
Luigi
IX, re di Francia, eseguendo la direttiva di papa
Gregorio IX, fece sequestrare e bruciare il Talmud
(1242) e Carlo II, a Napoli, decretò la conversione
forzata di tutti gli ebrei.
La
situazione ebraica stava peggiorando anche in Spagna,
dove a Siviglia il vicario Ecija Ferran Martinez
infiammò le folle per distruggere le sinagoghe e
cacciare gli ebrei: ebbe così inizio un gigantesco pogrom,
alimentato dal basso clero e deplorato dall’alto.
A
partire dal 1411 le prediche di Vincent Ferrer
ispirarono fenomeni di conversione tra le comunità e
nel 1412 la Corona di Castiglia impose ai giudei
limitazioni di residenza e segno distintivo.
In
Spagna si era creata un’area di conversos di
dubbia sincerità e per questo, sotto la spinta
domenicana, Ferdinando d’Aragona e Isabella di
Castiglia crearono l’Inquisizione spagnola, che
aveva il compito di perseguitare i falsi cristiani
(1478). Poco dopo fu creato il Consiglio della Suprema
e Generale Inquisizione che fu uno dei cinque maggiori
organi della monarchia.
I
falsi cristiani venivano detti marranos (porco)
e per estorcere le confessioni veniva usata la
tortura; i processi si concludevano con gli autodafé
(= atti di fede), durante i quali venivano lette le
sentenze e i condannati messi al rogo.
Prima
della metà del XVI secolo l’Inquisizione spagnola
aveva messo al rogo circa 20.000 marranos e nel
1490 un conversos confessò di essere coinvolto
nell’omicidio rituale di un bambino, che in realtà
non era mai esistito e divenne noto come Santo Nino
della Guardia.
Al
1492 risale l’espulsione che i re cattolici
emanarono nei confronti di coloro che non avessero
accettato di convertirsi e la massa degli esiliati fu
di circa 150.000 persone: molti di questi andarono in
Navarra, dove furono espulsi nel 1498, mentre
un’altra parte andò in Portogallo, dove
l’espulsione avvenne nel 1496.
In
realtà in Portogallo non fu effettiva poiché il re
temeva di perdere la ricchezza e la competenza
economica degli ebrei, ma quando nel 1536 fu
introdotta l’Inquisizione anche in Portogallo, circa
20000 nuovi cristiani fuggirono dal paese.
L’espulsione
decretata nei territori spagnoli coinvolse anche le
svariate comunità presenti nel meridione d’Italia,
in Sicilia ed in Sardegna.
La
conversione non sottraeva comunque dalla persecuzione,
poichè gli ebrei convertiti erano sempre circondati
da un velo di sospetto.
In
Spagna divenne decisivo poter provare la propria limpieza
de sangre e solo Ignazio de Loyola, fondatore
della Compagnia di Gesù, si oppose a questa linea di
pensiero ma la Chiesa diede invece il proprio appoggio
a tale pratica.
Anche
in Germania e in Svizzera gli ebrei furono espulsi (non
definitivamente), per accontentare le masse più
povere; risale a questo periodo la leggenda
dell’Ebreo Errante, costretto a viaggiare di paese
in paese fino alla nuova venuta di Cristo, perché si
era rifiutato di aiutarlo sul Calvario.
La
riforma protestante peggiorò ulteriormente la
condizione degli ebrei perchè Lutero sperava che
questi si convertissero per contrastare il papato ma
quando scrisse il trattato "Gesù ebreo di
nascita", sebbene per alcuni anni la riforma
abbia suscitato molte aspettative, la comunità non
volle mai convertirsi.
Quando
Lutero vide il rischio che fossero loro ad influenzare
i cristiani alla conversione, mutò atteggiamento e
nel 1536 istigò il proprio protettore, l’elettore
di Sassonia, ad espellere gli ebrei dal proprio stato.
Nel
1542 Lutero pubblicò "Contro gli ebrei e le
loro menzogne",
col quale invitava i cristiani a bruciare il Talmùd,
distruggere le sinagoghe ed espellere gli ebrei.
In contrapposizione Carlo V rinnovò ed estese i
diritti di cui godevano.
In
Italia il XIV secolo fu ancora un secolo di espansione
per gli ebrei: vi furono molte immigrazioni verso le
regioni padane per fondarvi comunità ed in questa
zona gli ebrei si specializzarono nel prestito e in
seguito nell’artigianato e nel commercio.
Furono
favoriti perché le autorità comunali incoraggiavano
l’apertura dei banchi e solo nel XV secolo la
situazione cambiò a causa della comparsa dei Monti di
Pietà.
A
Venezia i cristiani non potevano praticare il prestito
dal 1254 e con la guerra di Chioggia del 1378-81 la
Serenissima autorizzò chiunque al prestito, con
interessi non superiori al 10%.
In
queste circostanze vi fu un forte sviluppo della
comunità ebraica veneziana e risale al 1494 la prima
menzione ufficiale della comunità e nel 1509 la città
lagunare offrì la propria protezione agli ebrei di
Mestre. Le professioni esercitate dai singoli
individui erano le più svariate: tra i giudei vi
erano banchieri, medici, avvocati e commercianti che
influenzavano ogni settore della vita economica.
Proprio
a Venezia, su iniziativa di Daniel Bomberg, furono
stampati la Bibbia rabbinica, il Talmud
babilonese e quello di Gerusalemme; un’altra
importante iniziativa della città fu l’istituzione
del ghetto,
che consisteva
in un’isola collegata alle altre da due ponti e
chiusa da due cancelli: era molto importante per la
comunità perché la difendeva dagli attacchi esterni.
L’obbligo a risiedere nel ghetto risale al 1516 e a
causa dell’eccessivo affollamento nel 1541 venne
creato un altro ghetto.
Fondamentale
fu il cambiamento della politica della Chiesa iniziato
con Eugenio IV che estese a tutta l’Italia molte
limitazioni riguardo al Talmud e al commercio
(1442), limitazioni che gli ebrei potevano farsi
revocare pagando una certa somma.
Sisto
IV accolse gli ebrei perseguitati dall’Inquisizione
spagnola e anche Alessandro VI, Giulio II, Leone X e
Clemente VII ne favorirono l’insediamento a Roma.
Nel
1543 fu istituita la casa dei Catecumeni a Roma per
accogliere ebrei e altri infedeli che intendevano
convertirsi e nel 1555 venne fondato il ghetto romano,
in un’area del quartiere di Sant’Angelo, recintato
da un muro e con un portone che veniva chiuso durante
la notte. All’interno poteva esserci una sola
sinagoga, nessun immobile era di proprietà degli
ebrei ed era proibito ogni genere di commercio.