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USURA: CAUSE ED EFFETTI

Fonte: tesi di laurea discussa alla Facoltà di Giurisprudenza di Napoli dalla dottoressa Daniela Capone (Virgilio Mail ) sul tema: "Profili dell’usura e della polemica antiebraica nel Rinascimento. Il mercante di Venezia di Shakespeare". 

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Nell’interazione di processi economici, politici e sociali la sfera religiosa si è rivelata il fulcro sostanziale, la leva fondamentale per la creazione di fattori discriminanti tra la comunità cristiana e quella ebraica.

La diaspora, la dispersione cui andò soggetto il popolo ebraico fin dai tempi della cattività babilonese (sec VIII e VI a. C.), ha portato all’insediamento di comunità ebraiche in molte società straniere creando ovunque profonde contraddizioni.

A causa della loro attività usuraia gli ebrei infatti sono stati oggetto di appellativi denigratori e di condanne dalle autorità religiose cristiane ma sono stati anche visti come un importante moltiplicatore economico e un fattore di sviluppo dalle classi politiche.

Anche se considerati causa della corruzione morale, gli ebrei sono stati accettati perché ritenuti dai governanti uno degli anelli indispensabili per ogni programma economico al punto che perfino re e funzionari politici hanno richiesto ingenti somme ad ebrei usurai per poter realizzare in tempi brevi i loro progetti.

Essendo vietata per un ebreo la pratica dell’usura ad un altro ebreo, le attività economiche di questo tipo degli ebrei si sono rivolte alle altre comunità.

Si è così sviluppato all’interno della comunità ebraica un senso di fratellanza e di solidarietà da opporre alle altre comunità in modo da rendere l’unità del popolo ebraico, diviso e martoriato, possibile.

Per la disciplina delle attività economiche e dell’usura le leggi hanno storicamente posto limiti e condizioni che non hanno però mai totalmente favorito un clima di piena tolleranza tra la comunità ebrea e le altre comunità.

Ci si è così purtroppo gradualmente diretti verso l’idea di uno spazio nuovo, chiuso in confini applicabili ai soli ebrei: il ghetto.

Nel momento della sua nascita il ghetto è un sistema accettato sia dagli ebrei che dai non ebrei, perché per entrambi rappresenta rispettivamente un confine in cui lo spazio interno e quello esterno sono luoghi in cui poter essere sicuri.

La limitazione dei diritti e le condizioni di vita disagiate all’interno del ghetto hanno portato poi gli ebrei a sviluppare  nel loro isolamento un profondo spirito di adattamento alle condizioni sociali loro imposte.

In questa tendenza all’adattamento generatasi però in una condizione di isolamento risiede la dicotomica peculiarità del popolo ebraico: l’essere cioè capaci di inserirsi in qualsiasi tessuto sociale senza tuttavia farne veramente parte.

Gli effetti dell’attività usuraia praticata dagli ebrei e il loro forte potere economico sono stati devastanti per gli altri popoli e gli ebrei stessi poiché tale condizione ha fortemente alimentato l’odio ed il pregiudizio scatenando una tragedia terribile come quella della shoà.

L’immagine nazista dell’ebreo avido di soldi e simile in alcuni aspetti fisici al ratto è non solo lo specchio dell’ ideologia di un regime fondato sull’odio razziale ma anche un tragico effetto di una travagliata storia di un popolo senza patria confinato per secoli all’interno di spazi sempre più ristretti: la schiavitù, l’esodo, la diaspora, il ghetto e il lager hanno storicamente sostituito una terra, quella dello Stato di Israele nato solo nel 1946, ancora oggi martoriata da conflitti e guerre.   

 

 

 

 

 

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