.
Nell’interazione
di processi economici, politici e sociali la sfera
religiosa si è rivelata il fulcro sostanziale, la
leva fondamentale per la creazione di fattori
discriminanti tra la comunità cristiana e quella
ebraica.
La
diaspora, la dispersione cui andò soggetto il popolo
ebraico fin dai tempi della cattività babilonese (sec
VIII e VI a. C.), ha portato all’insediamento di
comunità ebraiche in molte società straniere creando
ovunque profonde contraddizioni.
A
causa della loro attività usuraia gli ebrei infatti
sono stati oggetto di appellativi denigratori e di
condanne dalle autorità religiose cristiane ma sono
stati anche visti come un importante moltiplicatore
economico e un fattore di sviluppo dalle classi
politiche.
Anche
se considerati causa della corruzione morale, gli
ebrei sono stati accettati perché ritenuti dai
governanti uno degli anelli indispensabili per ogni
programma economico al punto che perfino re e
funzionari politici hanno richiesto ingenti somme ad
ebrei usurai per poter realizzare in tempi brevi i
loro progetti.
Essendo
vietata per un ebreo la pratica dell’usura ad un
altro ebreo, le attività economiche di questo tipo
degli ebrei si sono rivolte alle altre comunità.
Si
è così sviluppato all’interno della comunità
ebraica un senso di fratellanza e di solidarietà da
opporre alle altre comunità in modo da rendere
l’unità del popolo ebraico, diviso e martoriato,
possibile.
Per
la disciplina delle attività economiche e
dell’usura le leggi hanno storicamente posto limiti
e condizioni che non hanno però mai totalmente
favorito un clima di piena tolleranza tra la comunità
ebrea e le altre comunità.
Ci
si è così purtroppo gradualmente diretti verso
l’idea di uno spazio nuovo, chiuso in confini
applicabili ai soli ebrei: il ghetto.
Nel
momento della sua nascita il ghetto è un sistema
accettato sia dagli ebrei che dai non ebrei, perché
per entrambi rappresenta rispettivamente un confine in
cui lo spazio interno e quello esterno sono luoghi in
cui poter essere sicuri.
La
limitazione dei diritti e le condizioni di vita
disagiate all’interno del ghetto hanno portato poi
gli ebrei a sviluppare nel loro isolamento un profondo spirito di adattamento alle
condizioni sociali loro imposte.
In
questa tendenza all’adattamento generatasi però in
una condizione di isolamento risiede la dicotomica
peculiarità del popolo ebraico: l’essere cioè
capaci di inserirsi in qualsiasi tessuto sociale senza
tuttavia farne veramente parte.
Gli
effetti dell’attività usuraia praticata dagli ebrei
e il loro forte potere economico sono stati devastanti
per gli altri popoli e gli ebrei stessi poiché tale
condizione ha fortemente alimentato l’odio ed il
pregiudizio scatenando una tragedia terribile come
quella della shoà.
L’immagine
nazista dell’ebreo avido di soldi e simile in alcuni
aspetti fisici al ratto è non solo lo specchio
dell’ ideologia di un regime fondato sull’odio
razziale ma anche un tragico effetto di una
travagliata storia di un popolo senza patria confinato
per secoli all’interno di spazi sempre più
ristretti: la schiavitù, l’esodo, la diaspora, il
ghetto e il lager hanno storicamente sostituito una
terra, quella dello Stato di Israele nato solo nel
1946, ancora oggi martoriata da conflitti e guerre.