Con
Costantino (
cominciarono i primi provvedimenti a danno degli
ebrei: nel 338 d.C. furono proibiti i matrimoni misti
e nel 438 d.C. entrò in vigore il Codice teodosiano,
con il quale si proibiva agli ebrei di costruire
sinagoghe, occupare cariche pubbliche e fare
proselitismo (.
Col Codice di Giustiniano vi furono ulteriori
restrizioni riguardo il possesso degli schiavi e di
altri beni immobili.
I
vari concili della Chiesa dal IV al IX secolo (
si preoccuparono soprattutto di vietare l’usura ai
chierici e al basso clero mentre non furono espresse
condanne esplicite sull’usura dei laici: questo
silenzio era motivato da opportunità politiche e
religiose in quanto non sembrava ancora maturo il
tempo per una aperta opposizione alla legge civile.
I
regni barbarici applicarono solitamente il Codice
teodosiano ed alla fine del VI secolo lo stesso papa
Gregorio Magno confermò l’inferiorità giuridica
degli ebrei, anche se considerò illegittime le
conversioni forzate.
La
condizione degli ebrei subì un forte peggioramento
durante il periodo della prima crociata,
caratterizzato da un forte fanatismo religioso. I
cristiani si sentivano impegnati nella lotta contro
gli infedeli che, all'interno dello stato, venivano
identificati negli ebrei. Vi furono uccisioni in
Francia prima, e in Germania poi ed alcuni vescovi
obbligarono gli ebrei a scegliere tra la conversione o
la morte; solitamente però i conti e i vescovi li
difesero e solo alcuni rappresentanti della Chiesa
applicarono questo tipo di politica.
Il
diritto canonico garantiva protezione agli ebrei, ma
la cultura cristiana forniva l’immagine di un popolo
"deicida". I primi movimenti persecutori
vennero da parte della popolazione più misera e
questi assalti assunsero il nome di Pogrom.
Il
cristianesimo dell’anno Mille offre un volto
notevolmente contrastato: una faccia solcata dalla
paura e l’altra volta all’avvenire. La paura dei
cristiani dell’Anno Mille affonda soprattutto le sue
radici nella vita quotidiana dell’epoca, assillata
dalle epidemie e dalle carestie; il diavolo è
dappertutto e gli ebrei fanno parte del mondo del male
e del peccato.
La
comunità cristiana di questi decenni è una comunità
di penitenti che attribuisce ai propri peccati e a
quelli degli infedeli la causa delle spaventose
calamità (.
Nel
1096, solo a Magonza, vi furono più di 1000 morti; a
Worms e Colonia ci furono da parte degli ebrei suicidi
di massa per evitare di essere presi dalla folla o per
non doversi convertire.
A
metà del XII secolo risalgono le accuse di omicidio
rituale, che consistevano nel rapimento di bambini e
nella loro uccisione durante particolari cerimonie.
A
Trento, nel 1475, un gruppo di ebrei fu processato per
avere ucciso un bambino cristiano, Simonino. Alcuni
furono condannati a morte, ma non si ebbe mai
riscontro dell’esistenza di questo fanciullo.
Un’altra accusa che venne fatta loro fu quella di
profanazione: gli ebrei venivano accusati di rinnovare
il supplizio di Cristo infierendo sull’ostia
consacrata fino a farla sanguinare.
La
posizione della Chiesa in questa situazione era
paradossale poichè si proponeva quale garante
dell’ortodossia ebraica ma stabiliva anche, con
Innocenzo III, che lo stato giuridico degli ebrei
doveva essere di "perpetua schiavitù". Nel
IV Concilio Lateranense venne imposto il segno
distintivo (1215), che avrebbe contribuito all’idea
che il giudeo non è umano.
Con
le crociate gli ebrei vennero colpiti anche sul piano
economico-sociale e, a causa del sistema feudale, non
potevano più praticare l’agricoltura, perché
richiedeva un cerimoniale cristiano, al quale
naturalmente non si potevano sottoporre.
Inoltre,
in vari stati, era la legge stessa a vietare il
possesso di terreni da parte dei giudei e nei comuni
le corporazioni di mestiere fecero in modo di
allontanarli dall’artigianato e dal commercio.
L’unico
campo che rimase possibile fu il prestito a interesse
(usura): fu una tappa fondamentale nella formazione
dello stereotipo del giudeo da parte di molti
contadini, che quando perdevano la propria terra, li
additavano come gli unici colpevoli.
Per
riuscire a praticare l’usura dovettero assicurarsi
la protezione dei sovrani che li utilizzarono come
tesorieri.
In
Inghilterra furono espropriati delle terre dai sovrani
(,
mentre in Francia Filippo II Augusto arrestò tutti
gli ebrei (1180), liberandoli solo a condizione che si
riscattassero, e, inoltre, fece annullare tutti i
debiti che i cristiani avevano contratto con essi.
La
situazione era migliore sotto il dominio arabo in
Spagna, dove erano subordinati ai musulmani, ma
protetti. A Toledo ci fu un centro di fioritura
culturale, grazie ai testi salvati dagli arabi, che
gli ebrei cominciarono a tradurre e far circolare in
Occidente. Non a caso nel 1135 nacque a Cordoba Mosé
Maimonide, il maggiore filosofo ebreo del Medioevo,
che sostenne la compatibilità tra ragione e fede (.
Nel
1231 Gregorio IX affidò l’Inquisizione ai
domenicani e cominciò ad interessarsi anche degli
ebrei, benché non fossero di sua diretta competenza,
ma di alcuni ordini religiosi quali francescani e
domenicani che furono particolarmente intolleranti nei
confronti degli ebrei. I francescani, per combattere
il fenomeno dell’usura praticato dagli ebrei,
istituirono i Monti di Pietà ma tali istituzioni
fallirono ben presto. Le persecuzioni ai danni degli
ebrei si inasprirono nel ‘300: in Francia nel 1320
vi fu la "crociata dei pastorelli", una
massa di gente affamata che si spostava per
saccheggiare e distruggere, che durante il suo
percorso sterminò alcune comunità e fu sedata solo
quando prese di mira i beni del clero.
Nel
1321, a Carcassone, gli ebrei furono accusati di aver
avvelenato i pozzi, con la complicità dei lebbrosi,
per eliminare i cristiani.
Il
sentimento d’odio che le masse provavano nei
confronti degli ebrei dava libero sfogo alla
frustrazione covata dalla popolazione in miseria e con
la "peste nera" del 1348 (
i massacri raggiunsero il loro culmine.
Il
movimento dei "flagellanti" compì molti
stermini e fu disperso solo quando ritenuto pericoloso
per la Chiesa stessa. L’autorità ecclesiastica non
giustificava queste stragi ai danni delle comunità,
ma non riusciva o non voleva intervenire con forza e
determinazione sufficienti per fermarli; solo papa
Clemente VI cercò di frenare questi massacri, ma non
ebbe successo.
Il
fanatismo popolare fece in modo che le comunità ebraiche si isolassero ulteriormente e rafforzassero le forme
meno razionali di religiosità.