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 L'USURA E GLI EBREI

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LA CHIESA CRISTIANA E LE PERSECUZIONI CONTRO GLI EBREI 

Fonte: tesi di laurea discussa alla Facoltà di Giurisprudenza di Napoli dalla dottoressa Daniela Capone (Virgilio Mail ) sul tema: "Profili dell’usura e della polemica antiebraica nel Rinascimento. Il mercante di Venezia di Shakespeare". 

Con Costantino (1) cominciarono i primi provvedimenti a danno degli ebrei: nel 338 d.C. furono proibiti i matrimoni misti e nel 438 d.C. entrò in vigore il Codice teodosiano, con il quale si proibiva agli ebrei di costruire sinagoghe, occupare cariche pubbliche e fare proselitismo (2). Col Codice di Giustiniano vi furono ulteriori restrizioni riguardo il possesso degli schiavi e di altri beni immobili.

I vari concili della Chiesa dal IV al IX secolo (3) si preoccuparono soprattutto di vietare l’usura ai chierici e al basso clero mentre non furono espresse condanne esplicite sull’usura dei laici: questo silenzio era motivato da opportunità politiche e religiose in quanto non sembrava ancora maturo il tempo per una aperta opposizione alla legge civile.

I regni barbarici applicarono solitamente il Codice teodosiano ed alla fine del VI secolo lo stesso papa Gregorio Magno confermò l’inferiorità giuridica degli ebrei, anche se considerò illegittime le conversioni forzate.

La condizione degli ebrei subì un forte peggioramento durante il periodo della prima crociata, caratterizzato da un forte fanatismo religioso. I cristiani si sentivano impegnati nella lotta contro gli infedeli che, all'interno dello stato, venivano identificati negli ebrei. Vi furono uccisioni in Francia prima, e in Germania poi ed alcuni vescovi obbligarono gli ebrei a scegliere tra la conversione o la morte; solitamente però i conti e i vescovi li difesero e solo alcuni rappresentanti della Chiesa applicarono questo tipo di politica.

Il diritto canonico garantiva protezione agli ebrei, ma la cultura cristiana forniva l’immagine di un popolo "deicida". I primi movimenti persecutori vennero da parte della popolazione più misera e questi assalti assunsero il nome di Pogrom.

Il cristianesimo dell’anno Mille offre un volto notevolmente contrastato: una faccia solcata dalla paura e l’altra volta all’avvenire. La paura dei cristiani dell’Anno Mille affonda soprattutto le sue radici nella vita quotidiana dell’epoca, assillata dalle epidemie e dalle carestie; il diavolo è dappertutto e gli ebrei fanno parte del mondo del male e del peccato.

La comunità cristiana di questi decenni è una comunità di penitenti che attribuisce ai propri peccati e a quelli degli infedeli la causa delle spaventose calamità (4).

Nel 1096, solo a Magonza, vi furono più di 1000 morti; a Worms e Colonia ci furono da parte degli ebrei suicidi di massa per evitare di essere presi dalla folla o per non doversi convertire.

A metà del XII secolo risalgono le accuse di omicidio rituale, che consistevano nel rapimento di bambini e nella loro uccisione durante particolari cerimonie.

A Trento, nel 1475, un gruppo di ebrei fu processato per avere ucciso un bambino cristiano, Simonino. Alcuni furono condannati a morte, ma non si ebbe mai riscontro dell’esistenza di questo fanciullo. Un’altra accusa che venne fatta loro fu quella di profanazione: gli ebrei venivano accusati di rinnovare il supplizio di Cristo infierendo sull’ostia consacrata fino a farla sanguinare.

La posizione della Chiesa in questa situazione era paradossale poichè si proponeva quale garante dell’ortodossia ebraica ma stabiliva anche, con Innocenzo III, che lo stato giuridico degli ebrei doveva essere di "perpetua schiavitù". Nel IV Concilio Lateranense venne imposto il segno distintivo (1215), che avrebbe contribuito all’idea che il giudeo non è umano.

Con le crociate gli ebrei vennero colpiti anche sul piano economico-sociale e, a causa del sistema feudale, non potevano più praticare l’agricoltura, perché richiedeva un cerimoniale cristiano, al quale naturalmente non si potevano sottoporre.

Inoltre, in vari stati, era la legge stessa a vietare il possesso di terreni da parte dei giudei e nei comuni le corporazioni di mestiere fecero in modo di allontanarli dall’artigianato e dal commercio.

L’unico campo che rimase possibile fu il prestito a interesse (usura): fu una tappa fondamentale nella formazione dello stereotipo del giudeo da parte di molti contadini, che quando perdevano la propria terra, li additavano come gli unici colpevoli.

Per riuscire a praticare l’usura dovettero assicurarsi la protezione dei sovrani che li utilizzarono come tesorieri.

In Inghilterra furono espropriati delle terre dai sovrani (5), mentre in Francia Filippo II Augusto arrestò tutti gli ebrei (1180), liberandoli solo a condizione che si riscattassero, e, inoltre, fece annullare tutti i debiti che i cristiani avevano contratto con essi.

La situazione era migliore sotto il dominio arabo in Spagna, dove erano subordinati ai musulmani, ma protetti. A Toledo ci fu un centro di fioritura culturale, grazie ai testi salvati dagli arabi, che gli ebrei cominciarono a tradurre e far circolare in Occidente. Non a caso nel 1135 nacque a Cordoba Mosé Maimonide, il maggiore filosofo ebreo del Medioevo, che sostenne la compatibilità tra ragione e fede (6).

Nel 1231 Gregorio IX affidò l’Inquisizione ai domenicani e cominciò ad interessarsi anche degli ebrei, benché non fossero di sua diretta competenza, ma di alcuni ordini religiosi quali francescani e domenicani che furono particolarmente intolleranti nei confronti degli ebrei. I francescani, per combattere il fenomeno dell’usura praticato dagli ebrei, istituirono i Monti di Pietà ma tali istituzioni fallirono ben presto. Le persecuzioni ai danni degli ebrei si inasprirono nel ‘300: in Francia nel 1320 vi fu la "crociata dei pastorelli", una massa di gente affamata che si spostava per saccheggiare e distruggere, che durante il suo percorso sterminò alcune comunità e fu sedata solo quando prese di mira i beni del clero.

Nel 1321, a Carcassone, gli ebrei furono accusati di aver avvelenato i pozzi, con la complicità dei lebbrosi, per eliminare i cristiani.

Il sentimento d’odio che le masse provavano nei confronti degli ebrei dava libero sfogo alla frustrazione covata dalla popolazione in miseria e con la "peste nera" del 1348 (7) i massacri raggiunsero il loro culmine.

Il movimento dei "flagellanti" compì molti stermini e fu disperso solo quando ritenuto pericoloso per la Chiesa stessa. L’autorità ecclesiastica non giustificava queste stragi ai danni delle comunità, ma non riusciva o non voleva intervenire con forza e determinazione sufficienti per fermarli; solo papa Clemente VI cercò di frenare questi massacri, ma non ebbe successo.

Il fanatismo popolare fece in modo che le comunità  ebraiche si isolassero ulteriormente e rafforzassero le forme meno razionali di religiosità.


Note

1 L’imperatore Costantino, in una sua costituzione del 325, lo stesso anno del Concilio di Nicea, stabilirà un limite massimo del 12% per molti tipi di prestito e del 50% per il mutuo di derrate.

2 G. Cervenca, UsuraDiritto romano, in Enciclopedia del diritto, Milano, 1929, p. 1127.

3 M. Giacchero, L’atteggiamento dei concili in materia d’usura dal IV al IX secolo, in Atti del IV Convegno internazionale dell’Accademia Romanistica Costantiniana, Perugia, 1981,  pp. 340-350

4 J. Le Goff, Il cristianesimo in Occidente da Nicea alla Riforma, in Storia del Cristianesimo, a cura di Henry-Charles Puech, Milano, 1983,  pp. 270 e ss.

5 Enrico II (1207-1272) fu assai legato alla santa Sede, protesse letterati e artisti e fondò la “Casa dei convertiti”.

6 Mosè Maimonide: pensatore, medico ebreo spagnolo, divenne capo di tutti gli ebrei d’Egitto e fu sepolto a Tiberiade.

7 Al tempo della “Morte Nera”, la pestilenza che imperversò in Europa nel 1348-1349, l’odio popolare si scatenò contro i giudei, ritenuti colpevoli di aver avvelenato i pozzi dell’acqua potabile.

 

 

 

 

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