BRACCIO
DI FERRO TRA USA E IRAN
(1/05/2006) |
Ascolta il servizio di Amedeo Lomonaco
Sul
programma nucleare iraniano, gli Stati Uniti non sembrano
disposti a concedere tempo alla Repubblica islamica. Il
segretario di Stato americano, Condoleezza Rice ha
respinto, infatti, la proposta avanzata dall’Iran, che
si era reso disponibile a controlli a sorpresa da parte
dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA).
Diventa adesso cruciale la data del 9 maggio, quando il
Consiglio di Sicurezza dell’ONU discuterà il rapporto
dell'AIEA. Nel documento, si denuncia la mancata
sospensione, da parte dell’Iran, dei processi di
arricchimento dell’uranio. Sulla crisi nucleare
iraniana, innescata dalle ambizioni atomiche di Teheran,
il servizio di Amedeo Lomonaco:
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Il
serrato confronto tra Iran e Stati Uniti sul programma
nucleare iraniano sembra una partita di scacchi arenatasi
in una prolungata fase di stallo. L’amministrazione
americana ed il governo di Teheran non appaiono
intenzionati, infatti, a fare la prima mossa per sbloccare
lo stato di impasse. “L’Iran – ha detto il
segretario di Stato americano, Condoleezza Rice –
dovrebbe dimostrare la sua buona fede, sospendere
l’arricchimento dell’uranio e rispondere alle
richieste dell’Agenzia Internazionale per l’Energia
Atomica (AIEA) e del Consiglio di Sicurezza dell’ONU”.
Ma la posizione della Repubblica islamica è altrettanto
inflessibile: il processo di arricchimento dell’uranio
per scopi civili – ha dichiarato il portavoce del
ministero degli Esteri iraniano – è ormai
irreversibile. L’Iran – ha aggiunto – è pronta a
trattare solo sull’arricchimento su scala industriale se
il dossier tornerà dal Consiglio delle Nazioni Unite
all’AIEA. All’apparente inconciliabilità delle due
posizioni si aggiungono, poi, dure dichiarazioni e
minacce. Gli Stati Uniti hanno ribadito, con l’appoggio
di Francia e Gran Bretagna, di essere favorevoli a
sanzioni economiche. L’amministrazione americana non
esclude, inoltre, nessuna opzione.
L’esecutivo
iraniano, oltre a scartare l’ipotesi di trattative
dirette con Washington, ha avvertito invece che
“decisioni radicali” scatenerebbero reazioni
“altrettanto radicali”. L’inquietante prospettiva di
misure restrittive, cui si oppongono Cina, Russia e
Germania, e di azioni militari contro lo Stato islamico
restano, comunque, solo un’ipotesi. Un’estrema
opzione, quella dei raid militari, che l’Iran invece sta
già applicando nel nord dell’Iraq: le forze armate
iraniane hanno bombardato infatti, per il secondo giorno
consecutivo, postazioni del Partito dei lavoratori del
Kurdistan (PKK). Il raid, che non sembra aver provocato
vittime, ha costretto decine di famiglie a lasciare le
loro case.
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Per la Radio Vaticana, Amedeo
Lomonaco, 1 maggio 2006

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