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URLA DI POLVERE

Confusi dalla strada soli nel dolore

vivono gli invisibili, vergogne da scansare

con sofferenze laceranti in fondo al cuore

privo della vera gioia d'amare.

Vedo barboni, malati, zingari e mendicanti

tra campi d'asfalto e cemento

sotto la pioggia e sulla sabbia

al riparo di un ponte quando tira vento;

scorgo fari nascosti da riccioli lunghi,

occhi grandi e neri risuonano come monetine

da offrire in dono a politici e regnanti

per scorgere l'azzurro libero di ogni confine;

un malato di morte nel battito di un secondo

affoga per sempre la propria vita nel pianto

che vorrei mostrare ad altri visi

per non vederli rigati dello stesso rimpianto;

sulla nera pelle restano i segni del tempo,

con gli sguardi si incrociano odio e rancore

tinti di un bianco folle e omicida

ma quell'uomo di colore pensa solo all'amore;

stretti ad un fuoco brillano i sorrisi della carne

ove il sopravvivere bacia vizio e perversione

amando d'obbligo denaro e tempo

persi nella notte tra gli inganni della passione.

Nel fondo di un bicchiere vuoto

scorgo il triste viso di un pescatore

che si č bevuto tra ricordi e speranze

tutta la sua vita col suo vecchio sapore;

corre sputando al cielo un pazzo

mentre mi addita e mi deride,

dovrei evitarlo ma gli stringo la mano,

lui si ferma, mi saluta e mi sorride;

ho visto vite randage riflesse nel fango

e sfortune ignorate

da unire a queste mie preghiere

dettate da milioni di urla di polvere.

                                                                    Amedeo Lomonaco

 

 

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