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IL VERTICE DELL'UNIONE EUROPEA A BARCELLONA (16/03 - 19/03/2002)

 

BARCELLONA - Israele deve ritirare immediatamente le sue forze militari dalle aree sotto il controllo dell'Autorità Palestinese. E' uno dei passaggi più forti che si leggono nella Dichiarazione sul Medio Oriente approvata dai Quindici a Barcellona. La Dichiarazione invoca la "creazione di uno stato palestinese indipendente e democratico" e il diritto di Israele a vivere nella sicurezza. 

Lo ha annunciato il ministro degli esteri spagnolo Josep Piquè, sottolineando che i Quindici chiedono che Yasser Arafat sia libero di muoversi senza alcuna limitazione al di fuori dei Territori.

Il documento usa toni molto fermi con il governo di Ariel Sharon e afferma che, se Israele ha "diritto a combattere il terrorismo" deve tuttavia "ritirare immediatamente le sue forze militari dalle aree sotto il controllo dell'Autorità palestinese, mettere fine alle esecuzioni extragiudiziali, eliminare le restrizioni e le chiusure" nei Territori.

"L'uso eccessivo della forza ed una politica che punta a colpire in modo ancor più duro i palestinesi - recita la bozza - conduce a reazioni violente, non garantirà la sicurezza di Israele e non può essere giustificata. Le azioni contro istituzioni mediche ed umanitarie sono particolarmente inaccettabili".

I leader dell'Unione chiedono che "tutte le residue restrizioni" sui movimenti di Yasser Arafat siano eliminate. Inoltre il documento europeo sollecita entrambe le parti ad un'"immediata cessazione di tutti gli atti di violenza, inclusi quelli di terrorismo, le provocazioni e le distruzioni".

Israeliani e palestinesi sono invitati con forza a cooperare per attuare il piano Tenet e le raccomandazioni del Rapporto Mitchell, "con l'obiettivo di riprendere i negoziati per una soluzione politica".

L'Ue sostiene la missione dell'inviato americano Anthony Zinni nella regione ed il piano di pace saudita, fondato sul concetto di "una pace piena ed un completo ritiro ed offre una opportunità per riannodare un significativo dialogo politico". I leader europei guardano all'imminente summit della Lega Araba con la speranza che si progredisca su questa strada e auspicano che "il governo ed il popolo di Israele rispondano in modo positivo".

La bozza sottolinea che nel conflitto israelo-palestinese c'è un "duplice obiettivo": la creazione di uno stato di Palestina democratico ed indipendente, con la fine dell'occupazione del 1967; il diritto di Israele di vivere dentro confini sicuri "garantiti dall'impegno della comunità internazionale ed in particolare dei Paesi arabi". La dichiarazione, infine, fa riferimento alla necessità di un'azione di ricostruzione dell'economia palestinese "come parte integrale dello sviluppo regionale".

Il premier Silvio Berlusconi, assente al pranzo del leader europei e alla ripresa dei lavori a causa di un lieve attacco di gastroenterite, stasera offrirà ai partner un resoconto aggiornato sulla missione a Gedda e spiegherà il piano Marshall annunciato ieri per gli aiuti in Medio Oriente.

A margine del vertice dei leader europei, i primi incidenti e i primi arresti per le proteste dei no global contro la riunione Ue. In attesa della grande manifestazione di domani, dove sono previste 150 mila persone, oggi alcune centinaia di manifestanti con striscioni e cartelli contro l'Europa delle banche, sono stati bloccati dalle forze dell'ordine che hanno sequestrato loro gli striscioni. La polizia spagnola ha arrestato 10 persone per disordini scoppiati nel primo pomeriggio nella centrale Rambla all'altezza del teatro del Liceu. Le persone fermate - secondo quanto si apprende - sarebbero tutte di nazionalità spagnola. Durante i disordini la polizia aveva caricato i manifestanti e si era fatta largo sparando proiettili di gomma. Azioni di disturbo si sono poi svolte ai quattro angoli della città, con incendio di pneumatici, lancio di chiodi lungo la strada mentre alla stazione di Tres Torres è stato lanciato un petardo che avrebbe danneggiato la linea ferroviaria.

La Repubblica, 15 marzo 2002

liberalizzazione del mercato dell'energia

BARCELLONA (CNN) -- Accordo fatto, al vertice europeo di Barcellona, sul punto più controverso all'ordine del giorno: la liberalizzazione del mercato dell'energia. Dopo riunioni estenuanti e continui rischi di rottura, i Quindici sono riusciti a trovare una mediazione che viene incontro alle richieste della Francia (assieme alla Svezia la più restia a rinunciare al monopolio pubblico della distribuzione di elettricità e gas), ma consente comunque di fare un passo in avanti verso un sistema più concorrenziale.

Nella prima fase, la sola di cui siano stati definiti tempi e procedure, verrà liberalizzato il mercato energetico per le utenze industriali, che consumano circa il 60 per cento del totale. L'apertura di questo segmento del mercato avverrà nel 2004.

Quanto all'estensione della liberalizzazione anche alle utenze domestiche - il punto su cui la Francia è inflessibile - lì la strada da percorrere è ancora lunga. L'Ue ha infatti deciso di accedere alla formulazione un po' dilatoria suggerita dai francesi, in base alla quale entro il 2003 i Quindici dovranno riunirsi per decidere quando far partire l'estensione della liberalizzazione anche alle famiglie.

Piccola vittoria francese anche sulla definizione di cosa sia o meno un consumo industriale. La prima fase della liberalizzazione si applicherà infatti solo alle utenze che consumano almeno 50 gigawatt all'anno, soglia che molte piccole imprese non superano.

Positivi comunque i commenti dei capi di governo. Anche i fautori della liberalizzazione totale, come Tony Blair, hanno ammesso alla fine che, pur non trattandosi di una riforma a tutto tondo, la mediazione raggiunta rappresenta comunque un importante passo in avanti.

Ue: via la progetto Galileo

BARCELLONA (CNN) -- Dal vertice europeo di Barcellona, i Quindici hanno dato il via politico al progetto Galileo, chiedendo al consiglio dei trasporti, che si riunirà a Bruxelles il 26 e 27 marzo prossimi, di prendere "le necessarie decisioni rispetto sia ai fondi che al lancio del programma e di definire il Consorzio tra le imprese, in cooperazione con l'Agenzia spaziale europea".

L'obiettivo è la creazione di un network di satelliti in grado di rendere l'Europa autonoma nel settore della navigazione satellitare, un campo in cui gli Usa detengono il monopolio incontrastato con il sistema Gps, che è gratuito ed è usato sia in campo civile che militare. Non è un caso che gli Usa siano stati tra i più grandi oppositori di Galileo: dal dipartimento difesa di Washington è stata messa in atto una notevole pressione sui governi europei per convincerli ad abbandonare gli impegni presi.

Il sistema Galileo dovrebbe diventare operativo dal 2008, quando 30 satelliti in obita circolare intorno alla terra ad un'altitudine di 24.000 chilometri offriranno la possibilità di individuadre l'esatta posizione di un veicolo, una barca o un aeroplano (o qualsiasi altro oggetto) sul pianeta con uno scarto massimo di 4 metri.

Oltre ai satelliti ci saranno 14 stazioni al suolo in vari punti del globo, connesse a quella centrale europea, che terranno sotto controllo la posizione dei satelliti e il loro funzionamento.

L'entità dell'investimento è ragguardevole: il costo di Galileo è stimato tra 3,2 e 3,4 miliardi di euro, comprendendo sia gli impegni pubblici che quelli privati. Secondo la Commissione Ue, che ha fatto di Galileo una delle sue principali priorità, il costo dell'abbandono del progetto sarebbe però molto più elevato: l'Europa rischierebbe di perdere 100 mila nuovi posti di lavoro ed un mercato di apparecchiature e di servizi di circa 10 miliardi di euro l'anno, di qui al 2010.

E i costi sarebbero ancora più alti dal punto di vista politico. "Non vedo nessun altro investimento pubblico più valido di questo", ha rimarcato il presidente dell'esecutivo Romano Prodi. "Costa meno di 130 km di autostrada. Il problema non sono i costi: dobbiamo decidere se vogliamo essere indipendenti o no".

Nel Consorzio tra imprese private, che opererà accanto all'Agenzia spaziale e alle istituzioni comunitarie, ci sono anche società italiane, tra cui Telespazio (Telecom) e Enav (Ente nazionale aviazione). 

A cura della Cnn

 

 

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