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BARCELLONA
- Israele deve ritirare immediatamente le sue
forze militari dalle aree sotto il controllo
dell'Autorità Palestinese. E' uno dei passaggi più
forti che si leggono nella Dichiarazione sul Medio
Oriente approvata dai Quindici a Barcellona. La
Dichiarazione invoca la "creazione di uno
stato palestinese indipendente e democratico"
e il diritto di Israele a vivere nella
sicurezza.
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Lo ha
annunciato il ministro degli esteri spagnolo Josep Piquè,
sottolineando che i Quindici chiedono che Yasser Arafat
sia libero di muoversi senza alcuna limitazione al di
fuori dei Territori.
Il
documento usa toni molto fermi con il governo di Ariel
Sharon e afferma che, se Israele ha "diritto a
combattere il terrorismo" deve tuttavia
"ritirare immediatamente le sue forze militari dalle
aree sotto il controllo dell'Autorità palestinese,
mettere fine alle esecuzioni extragiudiziali, eliminare le
restrizioni e le chiusure" nei Territori.
"L'uso eccessivo della forza ed una politica che
punta a colpire in modo ancor più duro i palestinesi -
recita la bozza - conduce a reazioni violente, non
garantirà la sicurezza di Israele e non può essere
giustificata. Le azioni contro istituzioni mediche ed
umanitarie sono particolarmente inaccettabili".
I leader dell'Unione chiedono che "tutte le residue
restrizioni" sui movimenti di Yasser Arafat siano
eliminate. Inoltre il documento europeo sollecita entrambe
le parti ad un'"immediata cessazione di tutti gli
atti di violenza, inclusi quelli di terrorismo, le
provocazioni e le distruzioni".
Israeliani e palestinesi sono invitati con forza a
cooperare per attuare il piano Tenet e le raccomandazioni
del Rapporto Mitchell, "con l'obiettivo di riprendere
i negoziati per una soluzione politica".
L'Ue sostiene la missione dell'inviato americano Anthony
Zinni nella regione ed il piano di pace saudita, fondato
sul concetto di "una pace piena ed un completo ritiro
ed offre una opportunità per riannodare un significativo
dialogo politico". I leader europei guardano
all'imminente summit della Lega Araba con la speranza che
si progredisca su questa strada e auspicano che "il
governo ed il popolo di Israele rispondano in modo
positivo".
La bozza sottolinea che nel conflitto israelo-palestinese
c'è un "duplice obiettivo": la creazione di uno
stato di Palestina democratico ed indipendente, con la
fine dell'occupazione del 1967; il diritto di Israele di
vivere dentro confini sicuri "garantiti dall'impegno
della comunità internazionale ed in particolare dei Paesi
arabi". La dichiarazione, infine, fa riferimento alla
necessità di un'azione di ricostruzione dell'economia
palestinese "come parte integrale dello sviluppo
regionale".
Il premier Silvio Berlusconi, assente al pranzo del leader
europei e alla ripresa dei lavori a causa di un lieve
attacco di gastroenterite, stasera offrirà ai partner un
resoconto aggiornato sulla missione a Gedda e spiegherà
il piano Marshall annunciato ieri per gli aiuti in Medio
Oriente.
A margine del vertice dei leader europei, i primi
incidenti e i primi arresti per le proteste dei no global
contro la riunione Ue. In attesa della grande
manifestazione di domani, dove sono previste 150 mila
persone, oggi alcune centinaia di manifestanti con
striscioni e cartelli contro l'Europa delle banche, sono
stati bloccati dalle forze dell'ordine che hanno
sequestrato loro gli striscioni. La polizia spagnola ha
arrestato 10 persone per disordini scoppiati nel primo
pomeriggio nella centrale Rambla all'altezza del teatro
del Liceu. Le persone fermate - secondo quanto si apprende
- sarebbero tutte di nazionalità spagnola. Durante i
disordini la polizia aveva caricato i manifestanti e si
era fatta largo sparando proiettili di gomma. Azioni di
disturbo si sono poi svolte ai quattro angoli della città,
con incendio di pneumatici, lancio di chiodi lungo la
strada mentre alla stazione di Tres Torres è stato
lanciato un petardo che avrebbe danneggiato la linea
ferroviaria.
La Repubblica, 15 marzo 2002
liberalizzazione del mercato dell'energia
BARCELLONA
(CNN) -- Accordo fatto, al vertice europeo di Barcellona, sul
punto più controverso all'ordine del giorno: la
liberalizzazione del mercato dell'energia. Dopo riunioni
estenuanti e continui rischi di rottura, i Quindici sono
riusciti a trovare una mediazione che viene incontro alle
richieste della Francia (assieme alla Svezia la più restia a
rinunciare al monopolio pubblico della distribuzione di
elettricità e gas), ma consente comunque di fare un passo in
avanti verso un sistema più concorrenziale.
Nella prima
fase, la sola di cui siano stati definiti tempi e procedure,
verrà liberalizzato il mercato energetico per le utenze
industriali, che consumano circa il 60 per cento del totale.
L'apertura di questo segmento del mercato avverrà nel 2004.
Quanto
all'estensione della liberalizzazione anche alle utenze
domestiche - il punto su cui la Francia è inflessibile - lì la
strada da percorrere è ancora lunga. L'Ue ha infatti deciso di
accedere alla formulazione un po' dilatoria suggerita dai
francesi, in base alla quale entro il 2003 i Quindici dovranno
riunirsi per decidere quando far partire l'estensione della
liberalizzazione anche alle famiglie.
Piccola
vittoria francese anche sulla definizione di cosa sia o meno un
consumo industriale. La prima fase della liberalizzazione si
applicherà infatti solo alle utenze che consumano almeno 50
gigawatt all'anno, soglia che molte piccole imprese non
superano.
Positivi
comunque i commenti dei capi di governo. Anche i fautori della
liberalizzazione totale, come Tony Blair, hanno ammesso alla
fine che, pur non trattandosi di una riforma a tutto tondo, la
mediazione raggiunta rappresenta comunque un importante passo in
avanti.
Ue: via la progetto
Galileo
BARCELLONA
(CNN) -- Dal vertice europeo di Barcellona, i Quindici hanno
dato il via politico al progetto Galileo, chiedendo al consiglio
dei trasporti, che si riunirà a Bruxelles il 26 e 27 marzo
prossimi, di prendere "le necessarie decisioni rispetto sia
ai fondi che al lancio del programma e di definire il Consorzio
tra le imprese, in cooperazione con l'Agenzia spaziale
europea".
L'obiettivo
è la creazione di un network di satelliti in grado di rendere
l'Europa autonoma nel settore della navigazione satellitare, un
campo in cui gli Usa detengono il monopolio incontrastato con il
sistema Gps, che è gratuito ed è usato sia in campo civile che
militare. Non è un caso che gli Usa siano stati tra i più
grandi oppositori di Galileo: dal dipartimento difesa di
Washington è stata messa in atto una notevole pressione sui
governi europei per convincerli ad abbandonare gli impegni
presi.
Il sistema
Galileo dovrebbe diventare operativo dal 2008, quando 30
satelliti in obita circolare intorno alla terra ad un'altitudine
di 24.000 chilometri offriranno la possibilità di individuadre
l'esatta posizione di un veicolo, una barca o un aeroplano (o
qualsiasi altro oggetto) sul pianeta con uno scarto massimo di 4
metri.
Oltre ai
satelliti ci saranno 14 stazioni al suolo in vari punti del
globo, connesse a quella centrale europea, che terranno sotto
controllo la posizione dei satelliti e il loro funzionamento.
L'entità
dell'investimento è ragguardevole: il costo di Galileo è
stimato tra 3,2 e 3,4 miliardi di euro, comprendendo sia gli
impegni pubblici che quelli privati. Secondo la Commissione Ue,
che ha fatto di Galileo una delle sue principali priorità, il
costo dell'abbandono del progetto sarebbe però molto più
elevato: l'Europa rischierebbe di perdere 100 mila nuovi posti
di lavoro ed un mercato di apparecchiature e di servizi di circa
10 miliardi di euro l'anno, di qui al 2010.
E i costi
sarebbero ancora più alti dal punto di vista politico.
"Non vedo nessun altro investimento pubblico più valido di
questo", ha rimarcato il presidente dell'esecutivo Romano
Prodi. "Costa meno di 130 km di autostrada. Il problema non
sono i costi: dobbiamo decidere se vogliamo essere indipendenti
o no".
Nel Consorzio
tra imprese private, che opererà accanto all'Agenzia spaziale e
alle istituzioni comunitarie, ci sono anche società italiane,
tra cui Telespazio (Telecom) e Enav (Ente nazionale aviazione).
A cura
della Cnn