Cresce
la tensione in Medio Oriente dopo il raid israeliano che
ieri sera ha provocato la morte del leader di Hamas, Abdel
Aziz Rantisi. L’agguato è avvenuto a Gaza dove oggi oltre
200 mila persone hanno seguito il feretro del leader del
movimento estremista islamico. Poche ore prima
dell’assassinio di Rantisi, un agente israeliano è
inoltre rimasto ucciso in un attentato - rivendicato
congiuntamente da Hamas e dalla Brigata dei martiri di Al
Aqsa - compiuto da un kamikaze palestinese al valico di Erez. Il
servizio di Amedeo Lomonaco:
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Abdel
Aziz Rantisi, nato nel 1947 nei pressi di Askelon e
nominato alla guida di Hamas dopo l’uccisione - lo
scorso 22 marzo - dello sceicco Ahmed Yassin, è stato
colpito da missili sparati contro la sua auto da
elicotteri israeliani. Nel raid, sono rimasti uccisi anche
il figlio ventenne e la guardia del corpo del leader
palestinese. Dopo l’annuncio della sua morte, il premier
dello Stato ebraico, Ariel Sharon, ha espresso il proprio
compiacimento per l’operazione condotta dalle sue truppe
ed il presidente dell’Autorità nazionale palestinese,
Yasser Arafat, ha deciso di proclamare 3 giorni di lutto
nei Territori. Il premier palestinese, Abu Ala, ha
affermato che “l'assassinio di Rantisi è una
provocazione, frutto del terrore di Stato e della visita
di Sharon negli Stati Uniti”, ed il ministro per i
Negoziati, Saeb Erekat, ha attribuito all’esecutivo di
Tel Aviv “la responsabilità delle conseguenze di questa
uccisione”. La reazione degli Stati Uniti, che hanno
recentemente manifestato il loro sostegno al piano
israeliano per il ritiro unilaterale dai Territori,
è stata immediata. “Lo Stato ebraico – ha
detto una fonte del Dipartimento di Stato - deve
considerare le conseguenze delle sue azioni e i
palestinesi devono rinunciare al terrorismo”. In Israele
cresce, intanto, lo stato di allerta per il timore di
attentati: Hamas, che ha già designato il nuovo leader
senza rivelarne l’identità, ha infatti promesso di
vendicare la morte di Rantisi.
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