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Convegno
Internazionale
"Gli
studi
di
impatto
come
strumenti
per
un
turismo
sostenibile"
CENTRO
V.I.A.
Italia
Genova,
23
ottobre
1997

TURISMO
E
GLOBALIZZAZIONE
-
Il
significato
della
sostenibilità
nel
turismo
di
Francesco
di
Castri
(Comitato
dell'
UNESCO
per
il
follow-up
della
Conferenza
di
Rio
su
ambiente
e
sviluppo)

Per
quanto
sia
anch'io
responsabile,
storicamente,
dell'espressione
"sviluppo
sostenibile",
sono
adesso
molto
contrario
al
suo
uso
indiscriminato,
alla
sua
banalizzazione.
Secondo
i
casi,
questo
concetto
è
diventato
slogan,
mito,
dogma,
facile
alibi
per
l'inazione,
pretesto
demagogico,
marchio
commerciale,
emblema
ideologico
o
falsa
illusione.
Affinché
non
cada
nell'impostura,
questo
termine
necessiterebbe
urgentemente
di
una
nuova
disciplina.
In
un
recente
articolo
sullo
sviluppo
in
un
mondo
aperto,
ho
illustrato
e
discusso
una
ventina
di
ragioni
che
rigettano
l'abuso
del
termine
sviluppo
sostenibile.
Come
ecologo
evoluzionista,
trovo
assurda
la
pretesa
di
poter
fissare
ecosistemi
e
specie
a
un
momento
preciso
e
statico
della
loro
storia
evolutiva,
per
poi
trasmetterli
alle
generazioni
future.
Come
ricercatore,
devo
constatare
che
i
due
termini
sono
metodologicamente
antinomici
e
incompatibili.
Lo
sviluppo
si
svolge
in
condizioni
di
apertura
e
in
uno
stato
di
non
equilibrio,
è
dinamico,
non
lineare,
basato
su
discontinuità
e
cicli:
ed
è
in
costante
cambiamento
adattivo.
L'aggettivo
sostenibile
si
applica
ad
un
universo
statico,
lineare,
di
equilibrio
di
sistemi
chiusi,
in
uno
stato
di
continuità
o
di
progressione
senza
grossi
scarti,
resistente
ai
cambiamenti.
E
non
bisogna
confondere
lo
sviluppo
sostenibile
con
uno
sviluppo
sostenuto,
assistito,
sotto
il
palliativo
di
continue
sovvenzioni,
che
rende
ancora
più
fragile
il
futuro.
Inoltre,
lo
sviluppo
sostenibile
interpreta
troppo
spesso
i
bisogni,
le
aspirazioni
e
il
sistema
di
valori
delle
generazioni
future
sulla
base
di
semplici
proiezioni
tendenziali
della
situazione
attuale,
senza
prendere
in
considerazione
l'alta
imprevedibilità
inerente
a
sistemi
complessi
ed
aperti
e
il
fatto
dell'innovazione
come
fattore
determinante
per
l'emergenza
di
nuove
risorse.
Ma
la
ragione
principale,
è
che
non
esiste
più
nello
sviluppo
attuale
e
in
un
mondo
aperto,
il
classico
equilibrio
fra
popolazioni,
risorse
e
ambiente
in
un
territorio
stabile
e
chiuso
che
con
il
concetto
di
capacità
portante,
costituisce
la
base
teorica
dello
sviluppo
sostenibile.
Popolazioni
e
risorse
migrano
entrambe
in
un
mondo
la
cui
caratteristica
principale
è
divenuta
la
mobilità
di
ogni
elemento
e
di
ogni
parametro.
I
territori
si
aprono
e
sono
sempre
più
virtuali,
nel
senso
che
corrispondono
molto
raramente
a
unità
amministrative
precise
o
a
zone
ecologiche
determinate;
essi
cambiano
di
natura
e
di
rappresentatività
secondo
l'uso
che
è
fatto
delle
loro
diverse
risorse.
I
territori
attuali
sono
definiti
e
configurati
dall'intensità
delle
interazioni
funzionali,
degli
scambi
e
dei
flussi,
anche
di
carattere
transnazionale,
e
sono
da
questi
penetrati
in
modo
e
grado
variabili
spazialmente
e
temporalmente.
Finalmente
il
concetto
di
risorsa
è
del
tutto
antropocentrico.
E'
una
variabile
dipendente
nel
tempo
e
nello
spazio
e
non
esiste
se
non
nella
rappresentazione
e
nella
percezione
che
si
ha
di
essa:
questo
è
soprattutto
vero
per
il
turismo.
Le
risorse,
così
come
i
posti
di
lavoro,
concetti
associabili
tra
loro,
non
sono
fissi,
predeterminati,
da
suddividere
e
da
distribuire,
ma
aumentano
con
l'innovazione
e
diminuiscono
con
la
stagnazione.
Lo
sviluppo
non
dipende
più
quindi
dalla
disponibilità
di
risorse
naturali
e
locali,
ma
soprattutto
dalla
qualità,
dalla
responsabilità,
dalla
competenza
e
adattabilità
delle
risorse
umane,
ciò
del
resto
è
molto
più
stimolante.
Anzi,
è
l'accento
messo
sulle
risorse
umane
che
può
diminuire
il
loro
impatto
sulle
risorse
naturali.
Però,
il
caso
del
turismo
ha
delle
specificità
che
rendono
la
condizione
di
sostenibilità,
la
rappresentazione
delle
risorse
e
anche
il
concetto
di
capacità
portante
molto
originali,
sempre
che
si
interpretino
in
veste
pragmatica
e
non
ideologica.
In
questo
senso,
il
turismo
è
quasi
un
prototipo
delle
tendenze
nella
nuova
società
aperta.
In
primo
luogo
il
turismo
ha
in
sé
i
germi
per
il
suo
progressivo
esaurimento
e
per
la
sua
saturazione;
ha
una
capacita
intrinseca
di
autodistruggersi,
di
annientarsi,
di
degradare
l'ambiente
dal
fatto
stesso
della
presenza
turistica,
di
livellare
progressivamente
le
diversità
culturali
che
creano
turismo.
E'
il
ciclo
di
vita
o
il
ciclo
di
trasformazione
del
turismo.
Perché
questo
ciclo
non
sia
ineluttabile,
bisogna
che
l'uomo
intervenga
attivamente,
coscientemente,
costantemente,
per
aumentare
la
sostenibilità
del
turismo,
per
poterlo
far
durare
nel
tempo
senza
diminuire
il
suo
livello
qualitativo
per
residenti
e
ospiti.
Inoltre,
nella
rappresentazione
dei
tre
elementi
che
costituiscono
il
turismo,
popolazioni
locali,
ambiente
locale
e
turisti,
ognuno
è
nello
stesso
tempo
reciprocamente
fruitore
e
risorsa
assumendo
così
molteplici
vesti.
Si
potrebbe
dire
che
c'è
un
enorme
sovrapposizione
nella
nicchia
funzionale
di
questi
tre
elementi.
Anche
l'ambiente,
risorsa
sia
dei
residenti
che
degli
ospiti
pur
con
differenti
riflessi,
non
potrebbe
persistere
come
tale
senza
la
gestione
costante
da
parte
della
popolazione
locale,
o
senza
la
capitalizazione
portata
dai
turisti.
Queste
sono
le
risorse
di
cui
fruisce
la
risorsa
ambientale.
Ci
sono
due
primi
insegnamenti:
1)
senza
l'intervento
dell'uomo
non
ci
può
essere
sostenibilità,
nemmeno
per
i
cosiddetti
ecosistemi
naturali
che
hanno
subito
da
tempo
l'imprinting
dell'uomo
e
che
senza
di
esso
non
possono
più
funzionare;
2)
la
sostenibilità
non
può
venire
da
una
manutenzione
rigida,
da
una
conservazione
fissa
e
non
evolutiva,
dalla
resistenza
ai
cambiamenti.
La
sostenibilità
dipende
dall'attitudine
e
la
disponibilità
di
adattamento
ai
cambiamenti.
La
sostenibilità
è
costante
adattamento.
E
le
tre
condizioni
essenziali
per
questo
adattamento,
le
tre
muse
che
lo
ispirano,
sono
l'apertura,
la
diversità
e
l'innovazione.
Sono
anche
le
tre
parole
chiave
per
un
turismo
sostenibile.
Le
sette
ruote
della
globalizazione
La
globalizazione
di
cui
tanto
si
parla,
anche
con
riflessi
emozionali
per
la
sua
accettazione
o
per
il
suo
rigetto,
consiste
fondamentalmente
nel
passaggio
da
sistemi
chiusi
a
sistemi
aperti,
da
sistemi
protetti
e
assistiti
a
sistemi
liberamente
interattivi,
dall'isolamento
alle
interdipendenze,
dalla
fissità
alla
mobilità.
La
globalizazione
è
appunto
l'apertura
dei
sistemi
all'informazione
globale,
sistemi
che
poi
restano
in
interazione
costante
fra
di
loro,
come
le
ruote
o
gli
ingranaggi
di
una
macchina
regolata
da
uno
stesso
flusso
di
informazione.
Queste
aperture,
a
scala
globale
e
in
interconnessione,
sono
di
natura
geopolitica,
tecnologica,
economica,
sociale,
culturale,
biologica
ed
ecologica;
ecco
le
sette
ruote
o
colonne
della
globalizazione,
analoghe
ai
sette
pilastri
della
saggezza
di
Lawrence.
Non
avrò
tempo
di
parlare
delle
cause
della
globalizazione,
delle
aperture
storiche
precedenti,
degli
effetti
che
sono
contemporaneamente
positivi
o
negativi
all'estremo,
fonte
di
nuove
meravigliose
opportunità
e
di
nuovi
e
gravissimi
rischi.
Però,
trovandomi
a
Genova,
non
posso
fare
a
meno
di
ricordare,
en
passant,
che
la
più
grande
globalizazione
precedente
è
stata
proprio
quella
del
1492
e
delle
grandi
scoperte
successive.
In
quel
tempo,
la
stampa
di
Gutenberg
apparsa
da
poco
e
le
caravelle
di
Cristoforo
Colombo
rappresentarono
la
forza
globale
analoga
a
quella
dei
computer
e
dei
satelliti,
rispettivamente,
nella
globalizazione
attuale.
Mi
riferirò
solo
a
qualche
aspetto
delle
diverse
aperture
globali,
quelli
che
mi
sembrano
essenziali
per
il
turismo.
•
Primo:
l'apertura
geopolitica
porta
a
delle
frontiere
sempre
più
permeabili,
a
un
assetto
globale
multiculturale
e
multipolare
e
alla
fine
progressiva
dello
stato
centralizato,
quello
dei
piani
rigidi
e
dei
controlli
dall'alto,
con
più
ampi
spazi
di
libertà,
individuali,
locali
e
regionali.
•
Secondo:
l'apertura
tecnologica,
soprattutto
nel
campo
delle
tecnologie
della
comunicazione
e
dei
trasporti,
fa
sì
che
l'informazione
possa
penetrare
fino
agli
spazi
più
reconditi
del
mondo
e
dell'uomo,
creando
sistemi
basati
sull'interazione,
la
mobilità,
la
migrazione,
il
movimento,
il
virtuale,
l'immaginario,
ovvero
le
condizioni
stesse
del
turismo.
•
Terzo:
l'apertura
economica
con
decisioni,
capitali,
sistemi
di
gestione
veicolati
ovunque
in
tempo
reale
per
via
elettronica,
produce
uno
straordinario
aumento
degli
scambi,
ma
obbliga
anche
a
valutare
i
propri
prodotti,
la
qualità
del
servizio,
i
propri
vantaggi,
le
proprie
potenzialità,
in
funzione
di
quanto
succede
nel
resto
del
mondo.
Obbliga
anche
a
reagire
con
tempestività
ai
cambiamenti,
ad
anticiparli,
per
non
rimanere
irrimediabilmente
indietro.
E'
il
regno
del
benchmarking,
sapersi
situare
in
ogni
momento
rispetto
agli
altri.
Di
fronte
ai
rischi
inerenti
all'apertura,
la
strategia
economica
è
quella
della
diversificazione,
nelle
attività,
i
prodotti,
i
paesi
coinvolti,
i
sistemi
di
distribuzione
e
di
vendita,
le
reti
di
partnership
e
di
controllo
diffuso.
Mai
nella
storia
lo
sviluppo
economico
nel
mondo
è
stato
così
alto,
mai
la
disponibilità
e
la
mobilita
di
capitali
sono
stati
così
grandi
e
così
diversamente
diffusi,
soprattutto
in
una
gran
parte
di
quello
che
nel
passato
è
stato
chiamato
il
Terzo
Mondo,
che
è
del
resto
la
più
popolosa.
•
Quarto,
dal
punto
di
vista
sociale,
la
globalizzazione
porta
alla
società
aperta,
alla
grande
migrazione
globale,
al
mercato
internazionale
del
lavoro,
il
che,
incidentalmente,
rende
patetici,
sterili
e
drammaticamente
obsoleti
gli
sforzi
nazionali
per
rimediare
alla
disoccupazione
senza
l'apertura
globale
necessaria.
Inoltre,
la
popolazione
mondiale
invecchia
e
ha
molto
più
tempo
libero.
Capitali
disponibili
e
diffusi,
trasporti
facili
e
tempo
libero
sono
la
spinta
del
turismo,
con
le
ondate
delle
molte
centinaia
di
milioni
di
turisti
asiatici
che
ci
attendono.
•
Quinto:
dal
punto
di
vista
culturale,
oltre
alla
possibilità
di
raggiungere
facilmente
quasi
tutta
l'umanità
con
un'informazione
culturale
emessa
anche
da
un
solo
punto
(Vernazza
per
esempio),
la
grande
novità
e
che
lo
sviluppo
acquista
una
base
culturale,
certo
più
che
nazionale,
in
base
a
modelli
differenziati
e
specifici.
E'
il
culturally-driven
development,
lo
sviluppo
economico
tirato
dalla
cultura,
tipico
soprattutto
dei
paesi
americani
e
asiatici,
ma
inevitabile
anche
in
Europa.
•
Sesto:
l'apertura
biologica
rompe
l'area
di
distribuzione
delle
specie,
libera,
apre
e
accelera
sistemi
genetici
con
la
biotecnologia
e
la
transgenesi,
sistemi
riproduttivi
con
la
clonazione,
tutte
grandi
potenzialità
per
la
valorizazione
di
varietà
locali
rustiche
di
piante
e
di
animali,
la
rinascita
e
la
vitalizzazione
di
specie
rare,
la
ricostituzione
di
paesaggi
tradizionali.
•
Settimo:
l'apertura
globale
ecologica,
di
cui
i
probabili
cambiamenti
climatici
rappresentano
solo
un
aspetto,
conduce
alla
rottura
delle
frontiere
fra
ecosistemi,
alla
moltiplicazione
delle
risorse
ma
anche
dei
rifiutil
ai
territori
aperti,
spesso
virtuali.
I
"megatrend"
della
società
globale
Due
sono
le
tendenze
fondamentali,
i
megatrend,
della
società
globale,
soprattutto
nelle
loro
ripercussioni
sul
turismo.
•
Primo:
i
servizi,
attività
quindi
con
minore
concentrazione
fissa
di
macchinari,
di
capitali
e
di
manodopera,
arriveranno
a
coprire
fino
ai
due
terzi
o
più
delle
attività
produttive
(sono
già
più
della
metà),
con
diminuzione
progressiva
delle
attività
di
estrazione
e
di
elaborazione,
dell'
agricoltura
e
dell'industria
pesante.
Contadini
e
operai
manuali,
le
classiche
colonne
della
società
agricola
e
di
quella
industriale,
diminuiscono
e
continueranno
a
diminuire
costantemente,
con
lo
svanire
di
queste
due
civilizzazioni,
evolvendo
verso
altre
attività
più
diversificate
e
più
mobili.
Dopo
l'estrazione
di
prodotti
agricoli
e
minerari,
dopo
I
elaborazione
e
la
fabbricazione
di
Oggetti
industriali,
si
passa
così
ad
una
nuova
produzione,
quella
di
idee
e
informazione.
•
Secondo:
lo
spazio
rurale
che
è
già
arrivato
a
produrre
nel
mondo
una
crescita
annuale
degli
alimenti
superiore
alla
crescita
demografica,
assicurando
così
il
fabbisogno
alimentare,
non
così
la
distribuzione,
potrà
e
dovrà
cambiare
di
vocazione.
Solo
il
2%
della
popolazione
mondiale
è
necessaria
per
la
produzione
di
alimenti,
solo
meno
del
5%
resterà
nello
spazio
rurale,
se
le
tendenze
attuali
non
cambiano.
E'
già
il
caso
di
molti
paesi
in
Europa
e
nelle
Americhe,
anche
nel
Sud.
La
proiezione
estrema,
che
non
si
avvererà,
sarebbe
quella
di
immaginare
un
immenso
spazio
rurale
quasi
deserto
e
abbandonato,
con
più
del
95%
della
popolazione
mondiale
concentrata
in
uno
spazio
urbano
di
meno
del
decimo
della
superficie
terrestre.
Non
avverrà,
non
succederà
e
se
ne
vedono
già
chiaramente
non
solo
i
segni
premonitori,
ma
anche
i
risultati
molto
concreti,
solo
se
i
rurali,
quelli
vecchi
e
i
nuovi
arrivati,
passeranno
da
semplici
produttori
di
alimenti,
a
produttori
di
paesaggi,
e
a
produttori
di
tecnologia
altamente
innovativa.
In
queste
tre
attività
di
produzione,
alimenti,
paesaggi
e
tecnologia,
dovranno
mostrare
un'estrema
professionalità
e
applicare
i
tre
principi
della
qualità,
della
diversificazione
e
dell'innovazione.
Il
valore
aggiunto
di
questi
tre
prodotti,
necessario
per
rivitalizzare
lo
spazio
rurale,
proviene
da
un
forte
marchio
culturale
e
dall'adattabilità,
dal
savoir-faire
delle
risorse
umane,
dalla
loro
capacità
di
innovazione,
di
creatività.
