17.MO
ANNIVERSARIO DI TIENNAMMEN (5/06/2006) |
Ascolta
il servizio di Amedeo Lomonaco
17
ANNI FA LE DIMOSTRAZIONI STUDENTESCHE DI PIAZZA TIENANMEN:
DELLA RICOSTRUZIONE DEI FATTI EMERSA IN QUESTI ANNI
NE PARLIAMO CON LA PROF.SSA
DONATELLA GUIDA
In Cina si è ricordato, tra straordinarie misure,
il 17.mo
anniversario della repressione di piazza Tienanmen.
Tra il 5 aprile ed il 4 giugno del 1989, moltissimi
lavoratori, studenti e militari rimasero uccisi durante
scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Il
bilancio delle vittime è discordante: sono circa 800
secondo
la CIA
e 2.600 per
la Croce
rossa cinese. Gli studenti parlano, invece, di oltre 7.000
morti. Sui tragici eventi di piazza
Tienanmen, ascoltiamo il
servizio di Amedeo Lomonaco:
**********
La protesta studentesca, cominciata nell’aprile
del 1989, ebbe inizio dopo la morte di Hu
Yaobang, vicesegretario del
partito comunista considerato un liberale. A poche decine
di studenti, che volevano esprimere in piazza
Tienanmen il loro cordoglio
per la sua scomparsa, si unirono, poi, migliaia di
giovani. Dopo i primi scontri tra manifestanti e polizia,
le proteste si fecero ancora più intense. Le
dimostrazioni divennero, quindi, occasione per denunciare
instabilità economica, mancanza di libertà e di
democrazia in Cina. Ma il governo rifiutò il dialogo ed
il 13 maggio molti giovani cominciarono lo sciopero della
fame. Una settimana dopo, il governo dichiarò la legge
marziale. Nella notte tra il 27 ed il 28 maggio, fu
inviato l’esercito a riprendere il controllo della città.
La repressione fu sanguinosa e si concluse il 4 giugno. Ma
quanto si è realmente saputo delle proteste di piazza
Tienanmen? Risponde la
professoressa Donatella Guida, docente di Storia
dell’Asia orientale presso
la Facoltà
di studi orientali dell’Università “
La Sapienza
” di Roma:
R.
– All’epoca in cui sono avvenute le proteste,
sicuramente non si è saputo molto. Naturalmente, gli
organi di stampa tacevano o minimizzavano quello che
accadeva a Pechino. Ed anche negli anni successivi,
basandosi esclusivamente sulle fonti cinesi e, in
particolare, in cinese, non c’è molto. Comunque la
rivolta è stata presentata in una maniera abbastanza
criminalizzante, cioè come se si trattasse di una banda
di esaltati che, con lo scopo di danneggiare lo Stato,
stessero cercando di sobillare la popolazione.
D.
– Professoressa, lei nel 1989 era in Cina per motivi di
studio. Quale atmosfera si respirava nel Paese?
R.
– Io mi trovavo a Shangai,
non a Pechino, e quindi l’atmosfera era sicuramente un
po’ diversa. Anche lì c’erano, comunque, grandi
manifestazioni studentesche. Noi ascoltavamo le radio
straniere,
la BBC
principalmente, e poi The
Voice of America. Riuscivamo così ad avere qualche
informazione, altrimenti non sarebbe praticamente
trapelato nulla. Si respirava un’atmosfera di grande
eccitazione, fondamentalmente, e io ricordo che non si
aveva la percezione del pericolo, cioè di quello che poi
sarebbe accaduto, ovvero che lo Stato avrebbe reagito in
maniera così violenta.
D.
– La celebre immagine dello studente che cerca di
fermare i carri armati e l’avanzata oggi della
Cina nei mercati internazionali sono l’emblema di
un forte contrasto storico. Cosa è cambiato in questi
anni in Cina?
R.
– Dal punto di vista economico, c’è stato un balzo
enorme. Dal punto di vista politico, la situazione è
abbastanza ferma se ci riferiamo a quello che sono le
riforme democratiche richieste nel 1989.
Istituzionalmente, non è cambiato nulla. Probabilmente, i
moti studenteschi hanno assunto altre forme. Il modo
attualmente utilizzato è Internet. Ci sono molti blog
dove gli studenti o altre fasce sociali discutono. Ogni
tanto vengono chiusi.
**********
Per la Radio Vaticana, Amedeo
Lomonaco, 5 giugno 2006

|
|