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LA QUESTIONE DEL TIBET

Inizio: 1980
A cura di: PeaceReporter

PARTI IN CONFLITTO

1950-OGGI: Governo cinese contro comunità tibetana. Nel 1950 l’esercito di Pechino occupò il Tibet violando la legge internazionale. Il 10 marzo del ’59 il risentimento dei tibetani diede vita a una rivolta nazionale non violenta. 

Il Dalai Lama, capo politico e spirituale del Tibet che aveva cercato una convivenza pacifica con i cinesi, fu costretto all’esilio in India. Qui costituì un governo tibetano su principi democratici.

VITTIME

Oltre 1 milione di tibetani morti a causa dell’occupazione. Tra il marzo e l’ottobre del ’59, anno della rivolta tibetana, l’esercito di Liberazione Popolare uccise più di 87mila civili.

RISORSE CONTESE

Patrimonio forestale e risorse minerarie. La Cina ha depredato il Tibet delle sue enormi ricchezze naturali, attuando una massiccia deforestazione e scaricando rifiuti nucleari nel suo territorio. Inoltre, in mezzo secolo di conflitto è stato distrutto il 90 per cento del patrimonio artistico e architettonico tibetano.

SITUAZIONE ATTUALE

Le persecuzioni cinesi contro i tibetani non si interrompono e continua la resistenza non violenta dei tibetani. Proseguono la pratica di sterilizzazione e degli aborti forzati a danno delle donne tibetane, le carcerazioni e le condanne a morte degli oppositori al regime, la discriminazione della popolazione autoctona in tutti i settori della vita sociale (scolastico, religioso, lavorativo). 

Attualmente sono di stanza nella regione 50mila soldati della Repubblica Popolare. Il Dalai Lama vive in esilio a Dharamsala, villaggio indiano sulle montagne himalayane. I rifugiati tibetani in India sono almeno 135 mila.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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