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DICEMBRE 2004: MAREMOTO NEL SUD EST ASIATICO (26/12/2004)

DEVASTANTE TERREMOTO IN SEI PAESI DEL SUD EST ASIATICO: QUASI 4 MILA LE VITTIME REGISTRATE NEL BILANCIO ANCORA PROVVISORIO MENTRE PARTONO I PRIMI SOCCORSI AI SOPRAVISSUTI

- Intervista con padre Bernardo Cervellera -   

Almeno 2100 morti nello Sri Lanka, circa 1000 vittime nel sud dell’India, 700 in Indonesia ed altre 190 in Thailandia. E’ il tragico bilancio del terremoto di 8,9 gradi della scala Richter registrato la scorsa notte al largo dell’isola di Sumatra, in Indonesia. Il sisma, il quinto più potente degli ultimi 100 anni, è avvenuto ad un anno di distanza dal terremoto che lo scorso 26 dicembre del 2003 aveva provocato, nella città iraniana di Bam, circa 30 mila morti.    

Area del sud est asiatico sconvolta dal maremoto causato dal terremoto in Indonesia

Sulla sciagura verificatasi nel Sud Est asiatico e resa ancora più drammatica dai maremoti che si sono sviluppati subito dopo il terremoto, ascoltiamo padre Bernardo Cervellera, direttore dell’Agenzia Asia News, intervistato da Amedeo Lomonaco: 

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R. – La situazione in Indonesia è molto drammatica perchè sembra che queste onde di Tsunami, che sono larghissime, abbiano invaso tutto il territorio e ci sono morti ovunque. Ci sono addirittura morti appesi agli alberi, si sta cercando di mettersi in comunicazione con la zona e portare così soccorsi, ma è tutto molto difficile perchè le comunicazioni non funzionano.  

Bernardo Cervellera

D. – Gli Tsunami sono dei veri e propri muri di onde che partendo dell’Indonesia hanno investito anche lo Sri Lanka e l’India. Qual è la situazione di questi due Paesi in particolare.  

R. – Gli Tsunami anzitutto sono molto particolarì perché, appunto, derivano da eruzioni vulcaniche oppure da terremoti, come in questo caso. Sono delle vere e proprie masse d’acqua, altissime – quelle dell’Indonesia sembra che fossero alte fino a 4-5 metri – in altre parti invece, come in India e soprattutto nello Sri Lanka, c’erano delle muraglie di 10 metri che hanno invaso il territorio. In India, soprattutto l’Andra Pradesh e il Tamilnadu sono stati molto colpiti, e bisogna dire che per tutta questa zona costiera, come in Thailandia, è un periodo di festa e quindi un periodo di vacanza perciò c’erano moltissimi  turisti occidentali nella zona e dei quali non sappiamo ancora nulla.  

D. – L’area compresa è vastissima, tra l’Oceano Indiano e l’Australia, e recentemente sono state colpite anche le Filippine nelle quali sono morte più di 1.400 persone. Cosa sta accadendo in Asia?  

R. – Questa zona è stata sempre a rischio perché ci sono i tifoni nel periodo estivo e le popolazioni sono molto povere. Naturalmente un migliore sviluppo di queste zone potrebbe per lo meno lenire un po’ di più la situazione. C’è poi un problema – che tutti sottolineano – che è quello del cambiamento climatico. L’Asia è il Continente dove – siccome ci sono molte masse di persone soprattutto in India e in Cina – si sta creando un grande inquinamento ed è probabile che questo inquinamento stia cambiando le condizioni climatiche, quindi c’è anche un problema ecologico.  

D. – Quello di oggi, in particolare, è il quinto terremoto più potente degli ultimi cento anni, quindi questo è un dato che conferma ancor di più gli effetti devastanti del cambiamento climatico... 

R. – Quello che è importante sottolineare nel caso di questo terremoto è che non c’era nessuna avvisaglia prima. Tutti i geologi e gli scienziati sono rimasti sbigottiti perché non c’è stata nessuna previsione.

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27 dicembre 2004

Ora dopo ora assume i contorni di una tragedia immane il cataclisma che ha devastato il Sud-Est asiatico provocando la morte di più di 23 mila persone. Un bilancio, purtroppo, destinato ad aggravarsi. Giovanni Paolo II è vicino alle popolazioni colpite dal maremoto. Il Papa, che stamani si è raccolto in preghiera per le vittime e le loro famiglie, segue costantemente l’evolversi della crisi umanitaria attraverso il contatto con i nunzi apostolici delle zone colpite. Per un aggiornamento sulla situazione, ci riferisce in studio Amedeo Lomonaco:     

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Circa 11 mila morti nello Sri Lanka, almeno 6600 in India, 4700 in Indonesia e più di 1000 in Thailandia. E’ il tragico bilancio, ancora provvisorio, del maremoto innescato dal terremoto, con epicentro al largo dell’isola di Sumatra, che ha investito anche le Maldive, il Myanmar e il Bangladesh. Vere e proprie barriere d’acqua hanno raggiunto persino le coste africane del Kenya e della Somalia; in quest’ultimo Paese sono rimasti uccisi 100 pescatori. Ma la situazione più grave è quella dello Sri Lanka dove oltre all’impressionante numero di vittime, sono più di 800 mila gli sfollati. E sempre nello Sri Lanka, per evitare il possibile diffondersi di epidemie, sono stati bruciati molti cadaveri. Tra le persone morte nel Sud-Est asiatico ci sono anche diversi turisti: tra questi, 11 italiani, 3 francesi e tre austriaci. Per i geologi la magnitudo del terremoto è di 9 gradi della scala Richter: si tratta del quinto terremoto più forte degli ultimi cento anni. Secondo un’ipotesi avanzata dagli scienziati, il sisma potrebbe essere stato provocato da una scossa avvenuta lo scorso 23 dicembre a Sud-Est della Tasmania. Il movimento tellurico di ieri, favorito dalla conformazione del fondo marino e dalla vastità dell’oceano indiano ad ovest dell’epicentro, ha originato onde che in queste condizioni possono raggiungere velocità di 800 chilometri all’ora. L’arrivo di questi muri d’acqua, chiamati tsunami, è stato drammatico: un inferno all’improvviso. La sconvolgente forza devastatrice del maremoto si è aggiunta, infatti, alla mancanza di previsioni che facessero presagire l’imminenza della catastrofe e alla miseria delle popolazioni colpite. Dopo la sciagura, si è subito messa in moto la macchina dei soccorsi: l’ONU ha attivato squadre specializzate in disastri; la Russia ha messo a disposizione due aerei cargo; il coordinamento europeo per gli aiuti in Thailandia e Sri Lanka è stato affidato all’Italia, alla Francia e alla Svezia; la Croce Rossa Internazionale ha lanciato un appello per raccogliere 6,5 milioni di dollari. Nella provincia indonesiana di Aceh l’esercito di Giakarta ha proposto, infine, una tregua ai ribelli indipendentisti chiedendo loro di collaborare alle operazioni di soccorso.

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28 dicembre 2004

E’ davvero una tragedia inimmaginabile quella che ha devastato il sudest asiatico. Il bilancio delle vittime causate dal maremoto si fa di ora in ora più spaventoso: i morti sarebbero almeno 50 mila, mentre resta imprecisato il numero dei dispersi. La comunità internazionale è impegnata in una febbrile corsa contro il tempo per portare soccorso ai sopravvissuti. Sugli ultimi sviluppi della crisi umanitaria, il servizio di Amedeo Lomonaco:   

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Il numero complessivo dei morti oscilla tra 50 mila e 55 mila, ma si potrebbe arrivare a 100 mila vittime. Il Paese più colpito è l’Indonesia, dove al largo dell’isola di Sumatra è stato localizzato l’epicentro del sisma che ha innescato il maremoto. Secondo il vicepresidente, Yusuf Kalla, le vittime sono almeno 21 mila. Nello Sri Lanka il governo ritiene che i morti potrebbero essere 18 mila. Si devono aggiungere, inoltre, 11500 vittime in India. Nelle isole di Andamane e Nicobare, in particolare, sono 5 mila i morti e più di 30 mila i dispersi. Oltre mille e cinquecento persone sono rimaste uccise in Thailandia e decine tra Myanmar, Maldive e Malaysia. Gli tsunami hanno ucciso anche in Africa raggiungendo le coste di Somalia, Tanzania e Kenya. Circa un terzo delle vittime e dei senza tetto sono bambini. Con il passare delle ore emergono nuovi, terribili particolari della strage avvenuta nell’Oceano indiano. Un’onda anomala ha tragicamente avvolto anche un treno che viaggiava sulla costa dello Sri Lanka. Sarebbero tutti morti, secondo un responsabile dei soccorsi, i 1500 passeggeri sommersi dall’acqua. Per aiutare le vittime del disastro si è mobilitato anche l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati. Per quanto riguarda i turisti stranieri, il solo dato ufficiale parla di 119 vittime, fra le quali 22 francesi, 16 inglesi e 13 italiani. Ed in questa immane catastrofe è sempre alto, infine, il rischi di colera, tifo, malaria ed altre malattie portate dalle acque inquinate.

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Per la Radio Vaticana, Amedeo Lomonaco (26 - 27 - 28/12/2004)

9 gennaio 2005

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In Thailandia, dove sono rimaste uccise più di 5300 persone, resta ancora sconosciuta l’identità di oltre 2000 vittime e si continuano a scavare fosse comuni. Nel Paese, dove sono almeno 8 mila i dispersi, si celebra oggi la “Festa dei bambini” ma il clima gioioso che negli anni scorsi riempiva le strade e i parchi pubblici, è sostituito ora dall’angoscia e dal dolore per la tragedia che ha drammaticamente avvolto, tra le onde, migliaia di vite. Sempre in Thailandia il vescovo salesiano di Surat Thani, mons. Joseph Prathan, ha illustrato all’agenzia vaticana Fides gli interventi volti ad aiutare la popolazione colpita dalla furia dell’acqua.

“Alcuni nostri volontari - ha spiegato il presule - si spingeranno sin dove non sono ancora arrivati i soccorsi. Andremo là dove non potrà arrivare nessuna organizzazione governativa”. Nei campi profughi dello Sri Lanka il servizio dei gesuiti per i rifugiati (JRS) sta per attivare, inoltre, un programma di sostegno psicologico per i bambini e i giovani sopravvissuti allo tsunami.

Nelle Maldive, intanto, il rappresentante permanente dell’ONU ha reso noto che nove isole del Paese, totalmente distrutte dallo tsunami, non saranno più abitate. E nel Sud-Est asiatico, già drammaticamente colpito dal maremoto, si registrano anche nuovi episodi di violenza. Nello Sri Lanka il lancio di una granata contro un deposito di raccolta di aiuti umanitari ha causato la morte di almeno 3 persone. In Indonesia, nella città di Banda Aceh, un gruppo di guerriglieri appartenenti al movimento per “Aceh libera”, che da 27 anni combatte a nord di Sumatra, ha attaccato il campo profughi di Catapang uccidendo un soldato. E in Indonesia, dove è stata avvertita la scorsa notte una nuova scossa di assestamento di magnitudo 4,7 della scala Richter, sono arrivati aiuti provenienti dalla Thailandia. In Svezia, infine, si sono tenute ieri cerimonie celebrate simultaneamente in 13 cattedrali del Paese in memoria delle vittime. La Svezia potrebbe risultare lo Stato europeo con il bilancio più pesante: sono 52 i morti confermati e più di 1200 gli svedesi di cui non si hanno più notizie.

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Nei Paesi colpiti dal maremoto, le principali urgenze sono quelle di assicurare rifugi ai senzatetto e di portare alla popolazione medicine, acqua potabile e cibo. Sulla situazione dello Sri Lanka in particolare ascoltiamo il segretario della nunziatura apostolica dello Stato asiatico, mons. Claudio Cricini,  intervistato da Amedeo Lomonaco: 

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R.- La situazione nello Sri Lanka sembra sotto controllo. Gli aiuti stanno arrivando in tutte le zone più colpite. Per quello che ci risulta non ci sono epidemie. Certamente bisogna sottolineare che le condizioni sanitarie e igieniche sono precarie. 

D.- Nel Paese, diviso da anni di guerra civile, si respira comunque un clima di coesione e di collaborazione. Dalle macerie della catastrofe può emergere un uomo nuovo? 

R. Credo che la tragedia possa diventare una grande opportunità, per le parti in conflitto, per arrivare ad una soluzione definitiva delle lacerazioni che stanno dividendo questo Paese. La riconciliazione sarebbe davvero una parola di conforto, di speranza e di aiuto concreto per quanti si trovano ora nella sofferenza e nella disperazione.

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D. – L’acqua, sorgente di salvezza per i cristiani, ha rivelato una sconvolgente forza devastatrice in occasione del maremoto avvenuto in Asia. Come interpretare questa tragedia attingendo al patrimonio cristiano? Risponde al microfono di Amedeo Lomonaco il prefetto della biblioteca ambrosiana di Milano, mons. Gianfranco Ravasi:

Mons. Ravasi

R. – L’acqua all’interno della Bibbia stessa è il principio del diluvio che viene visto come una sorta di giudizio divino. In realtà noi dobbiamo comprendere meglio la funzione dell’acqua nel presentarsi come un monito rivolto all’umanità. Scoprire che siamo limitati e impotenti, nonostante il nostro orgoglio di trionfatori sulla materia ed il limite stesso della creatura, ci fa comprendere che al di sopra c’è il Creatore. Dio non abbandona le sue creature a se stesse ed è per questo motivo che da questa vicenda non emergono solo dati negativi: infatti, vediamo che tutti gli uomini si sentono più fratelli tra loro. 

Il limite ci fa scoprire di appartenere a quell’unica famiglia che è la famiglia dei figli di Dio. Proprio questa grande esplosione di generosità, che si segnala in questi giorni, ci dimostra ancora una volta come l’umanità guidata da Dio, anche nel dolore, possa scoprire la grandezza di amore e di trascendenza che la può portare verso l’infinito di Dio. 

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