INCONTRO
EUROPEO DELLA COMUNITA' DI TAIZE' (28/12/2007) |
Ascolta
il servizio di Amedeo Lomonaco
Da
domani a Ginevra l'Incontro europeo dei giovani promosso
dalla Comunità di Taizé. Il messaggio di Benedetto XVI
Oltre
40 mila ragazzi e ragazze, provenienti da tutta Europa,
parteciperanno a Ginevra, a partire da domani e fino al
prossimo primo gennaio, al “Pellegrinaggio di fiducia
sulla terra”, promosso dalla comunità ecumenica di Taizé.
Rivolgendosi ai giovani del movimento ecumenico
internazionale, fondato nel 1940 da frère Roger, il Papa
scrive in un recente messaggio che “solo Cristo ci offre
la chiave di una vera speranza, di una speranza che
sorpassa ogni piccola speranza che possiamo avere”,
perché ci orienta all’avvenire e alla “felicità
eterna”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
"La vostra fiducia in Dio – si legge nel
messaggio di Benedetto XVI – possa suscitare in voi la
speranza ed aiutarvi a cambiare il mondo, basandovi sui
valori evangelici, in particolare sul perdono, la punta
estrema dell’amore, perché colui che perdona non si
ferma all’errore commesso ma apre un nuovo avvenire”.
“Se la pace è frutto della giustizia – scrive il Papa
ai giovani che si accingono a partecipare al 30.mo
Incontro europeo di preghiera - essa lo è ancora più nel
perdono, che sigilla davvero la riconciliazione fra coloro
che ieri si sfidavano o si opponevano, permettendo loro di
fare un cammino insieme”. Il Santo Padre invita quindi i
giovani ad essere “artefici del perdono tra i fratelli e
costruire un mondo riconciliato”. Ma nelle situazioni di
conflitto è possibile riuscire ad ascoltare l’altro?
Risponde frère Richard, della
comunità di Taizé :
“Abbiamo fatto esperienza in questi incontri che
anche i giovani dei Paesi in conflitto sono capaci di
ascoltarsi, di capirsi e di diventare amici. Ieri sono
arrivati con un pullman dalla Croazia e dalla Serbia e
stamani è stato bello vederli parlare, fare amicizia. Il
Vangelo è veramente capace di andare oltre le memorie
spesso dolorose di conflitti del passato e di aprire una
via di comunione e di fiducia tra gli uomini”.
Il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, invita in
un messaggio i giovani a scoprire Cristo: "se
l’uomo non rinuncia al suo desiderio di dominare gli
altri – scrive il patriarca – non potrà mai vivere la
giustizia di Dio”. Ma l’uomo è capace di realizzare
una più equa ripartizione dei beni?:
“La giustizia comincia nel cuore dell’uomo.
All’inizio bisogna rinunciare a questi desideri di
dominare, per vedere nell’altra persona non una
minaccia, ma una fonte di gioia e di aiuto”.
Ai giovani si propone, in particolare, di uscire dalla
propria vicenda personale, fronteggiando l’eventuale
insuccesso senza perdere la fiducia e la speranza,
testimoniando concretamente la solidarietà nella
quotidianità. Ma i giovani sono oggi in grado di essere
vicini a quelli che vivono esperienze di povertà, anche
spirituale?
“Questi incontri, come anche altri incontri di
giovani, mostrano che ci sono delle capacità spesso
nascoste nei giovani di andare verso l’altro, di capire
l’altro, di dare una mano all’altro concretamente,
molto spesso anche prendendosi il tempo di ascoltare
l’altra persona. C’è una vera capacità nel cuore di
tanti giovani di vivere questa solidarietà secondo il
Vangelo”.
Ma come arrivare fino al perdono e porre così le basi
di una riconciliazione profonda che neanche le più gravi
fratture possono insidiare?:
“Non ci può essere un’esigenza di perdono fuori
dalla chiamata del Vangelo. Ciò che noi possiamo fare,
quando c’è un incontro così, è creare uno spazio dove
forse il perdono diventi possibile. Ma è vero che in
questi incontri europei che organizziamo c’è sempre
molto tempo per rimanere in silenzio davanti a Dio, con
gli altri giovani. E’ solamente nel segreto del cuore
che può nascere un perdono vero, che poi riesce a guarire
anche le ferite del passato”.
Filo
conduttore dei quattro giorni di incontri e riflessione
sarà un testo del priore della comunità di Taizé, frere
Alois, intitolato “Lettera da Cochabamba” ed
incentrato sull’importanza dell’ascolto dell’altro,
sui valori della giustizia, della solidarietà e del
perdono. Nella notte del 31 dicembre, ogni parrocchia
organizzerà, infine, una veglia di preghiera per la pace,
alla quale seguirà un momento di incontro interculturale,
intitolato la “Festa dei popoli”. Per la Radio Vaticana, Amedeo
Lomonaco, 27 dicembre 2007 -----------------------------------------------------
Ascolta
l'intervista con frere John
Migliaia
di giovani a Ginevra per l'Incontro europeo promosso dalla
comunità di Taizé
Decine
di migliaia di giovani provenienti da tutta Europa e anche
da altri continenti sono arrivati oggi a Ginevra per
partecipare al “Pellegrinaggio di fiducia sulla
terra”, promosso dalla Comunità ecumenica di Taizé. Al
loro arrivo, i giovani hanno ricevuto una lettera di frère
Alois, priore della comunità. Il testo è intitolato
“Lettera da Cochabamba” ed è stato scritto in Bolivia
durante un incontro di giovani latino-americani incentrato
su temi fondamentali, quali la giustizia e il perdono.
Sull’incontro di Ginevra, che si concluderà il prossimo
primo gennaio dopo una veglia di preghiera per la pace,
ascoltiamo frère John intervistato da Amedeo
Lomonaco:
R. – Saranno quattro giorni di preghiera e di
incontro nelle parrocchie, con i partecipanti delle
diverse Chiese, giorni di scambio, di riconciliazione, ma
soprattutto di preghiera.
D. – E’ cominciato, dunque, il 30.mo incontro
europeo di preghiera: quale aspetto prevale quest’anno?
R. – Quest’anno penso prevalga l’aspetto
ecumenico, perché l’invito è venuto alla Chiesa
cattolica, alla Chiesa riformata e alle altre confessioni
cristiane.
D. – Quale insegnamento possono trarre gli uomini e,
in particolare i politici, dai giovani di Taizé?
R. – I giovani di oggi, non solo i giovani di Taizé,
non vogliono questa divisione ma vogliono scoprire che
formiamo una sola famiglia, una famiglia umana. E penso
che i cristiani hanno un messaggio da dare in questo
senso: siamo tutti in Cristo una famiglia sola.
D. – Ginevra diventa quindi un laboratorio di
culture, religioni diverse. Cosa possiamo imparare?
R. – Possiamo imparare gli uni dagli altri che
possiamo vivere insieme. Se c’è questa voglia come
cristiani e come credenti, se ci mettiamo tutti in
presenza di Dio nella preghiera, questo ci unisce; da
questo si può imparare a vivere insieme nella diversità.
Per la Radio Vaticana, Amedeo
Lomonaco, 28 dicembre 2007

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