V
SUMMIT DEI PREMI NOBEL PER LA PACE (12/11/2004) |

5° SUMMIT MONDIALE
DEI PREMI NOBEL PER LA PACE
Roma – 10-12 novembre 2004

Sotto l’Alto Patronato
del Presidente della Repubblica Italiana
con il Patrocinio
della Camera dei Deputati
e del Senato della Repubblica
RIDUZIONE
DEGLI ARSENALI MILITARI E COOPERAZIONE TRA GLI STATI.
SONO QUESTE ALCUNE DELLE PRIORITA’ EMERSE NELLA GIORNATA
CONCLUSIVA DEL QUINTO SUMMIT MONDIALE DEI PREMI NOBEL PER
LA PACE
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ROMA.
= La stabilità mondiale non deriva dalla sicurezza
militare ma dalla cooperazione. Un mondo unito per la
difesa della pace è un grande nemico per la
proliferazione delle armi nucleari. E’ questa la
convinzione espressa dal copresidente dell’Associazione
internazionale dei medici contro la guerra nucleare,
Westberg, nella giornata conclusiva del V Summit mondiale
dei premi Nobel per la pace. “L’attuale disponibilità
di armi nucleari – ha spiegato Westberg, accompagnando
le proprie parole con il ticchettio di un metronomo –
consentirebbe il lancio di una bomba atomica ogni secondo
per tre giorni di seguito”. Dopo questa ipotetica e
tragica prospettiva di distruzione globale è stato poi
affrontato un dramma reale, quello dell’Iraq. Sulla
situazione del Paese arabo si sono alternati gli accorati
interventi di rappresentanti della società civile
irachena. “Nonostante la presenza di molte risorse –
ha detto il presidente del sindacato dei lavoratori di
Bassora – le condizioni di vita degli iracheni sono
dominate dalla insicurezza e dalla miseria. L’ultimo
barile di petrolio uscirà dall’Iraq – ha proseguito
– rimarcando le potenzialità economiche del proprio
Paese”. Un sociologo del quartiere Sadr City di Baghdad,
appartenente all’Associazione umanitaria “Luce”, ha
affermato che il terrorismo e l’intervento militare
stanno distruggendo l’Islam. “Dio è pace e nel Corano
il ricorso alla violenza è sempre condannato”, ha
rimarcato inoltre un imam dell’Associazione dei
religiosi in Iraq. Durante il confronto, sono emerse due
priorità: ritirare le truppe della coalizione, perché la
presenza militare in Iraq determina una maggiore
diffusione della violenza, e favorire la partecipazione di
tutte le componenti della società irachena alle prossime
elezioni previste a gennaio.
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Per
la Radio Vaticana Amedeo Lomonaco, 12 novembre 2004
IL
TERRORISMO VA COMBATTUTO, MA NON RISPONDENDO ALLA
VIOLENZA CON ALTRA VIOLENZA. LO SOTTOLINEANO I NOBEL PER
LA PACE NEL DOCUMENTO CONCLUSIVO DEL V SUMMIT MONDIALE,
ORGANIZZATO A ROMA DALLA FONDAZIONE GORBACIOV
Per
promuovere una globalizzazione dal volto umano, per
respingere il diffondersi della violenza e rispettare la
diversità culturale, i politici devono interagire con una
società civile rafforzata. E’ quanto emerge dalla
dichiarazione finale del V Summit mondiale dei Nobel per
la pace, presentata ieri a Roma. Ce ne parla Amedeo
Lomonaco:
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Nella
dichiarazione non vengono celati i timori per la ripresa
della corsa agli armamenti convenzionali e nucleari, per
il disprezzo del diritto internazionale e per
l’incapacità dei governi di affrontare adeguatamente i
problemi della povertà e del degrado ambientale. Nel
documento si sottolinea, inoltre, l’urgenza di
affrontare le radici del terrorismo, povertà, ignoranza e
ingiustizia, piuttosto che rispondere alla violenza
ricorrendo all’uso della forza. La stabilità mondiale -
sostengono i premi Nobel per la pace - si può perseguire
attraverso la cooperazione, il dialogo e non investendo
nelle armi. Ascoltiamo in proposito l’ex presidente
dell’URSS, Mikhail Gorbaciov:
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“Il
ricorso alla violenza prevale oggi sulla difesa delle
peculiarità culturali, storiche e religiose dei diversi
Stati. Ma questo non vuol dire che i processi tesi a
promuovere la pace possano procedere senza il
coinvolgimento dei Paesi occidentali e delle superpotenze.
Gli Stati in via di sviluppo hanno bisogno della loro
collaborazione”.
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Mikhail
Gorbaciov
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Grande
preoccupazione è stata espressa anche per la situazione
in Iraq, dove “la guerra ha creato un focolaio di
pericolosa instabilità e un terreno fertile per il
terrorismo”. Tra gli obiettivi indicati nel documento
viene dato particolare rilievo agli sforzi volti a
risolvere la crisi in Medio Oriente e a rafforzare il
Trattato di non proliferazione nucleare.
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Per
la Radio Vaticana Amedeo Lomonaco, 13 novembre 2004

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