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SUMMIT FINANZIARIO DEL G7 AD HALIFAX (17/06/2002)

I Sette Grandi: la ripresa c’è ma i mercati non ci credono

Al vertice del G7 preoccupazioni per la crisi argentina e per i Paesi poveri. Le proteste dei no global.

HALIFAX - L'economia mondiale riprenderà a correre nel secondo semestre dell'anno. Ma dovrà superare l'inerzia delle Borse, alimentata dallo scetticismo degli operatori che guardano soprattutto a due dati: gli scarsi profitti, il calo degli investimenti. Nel vertice del G-7 di Halifax (Canada) i ministri finanziari di Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia e Canada hanno misurato l'intensità della ripresa, ma anche i rischi di un ulteriore slittamento. 

Manifestazioni per le strade di Halifax

In una giornata che ha visto i primi scontri tra polizia canadese e no global. Risultato: un manifestante arrestato. Un po' tutti, a cominciare dal segretario al Tesoro americano Paul O' Neill, hanno rimarcato che la Borsa non ha ancora superato lo shock dell'11 settembre e, per la prima volta, le piazze finanziarie non hanno anticipato i segnali di crescita dell'economia reale. Il vagone di testa sarà occupato ancora una volta dagli Stati Uniti. 

Lo stesso O' Neill ha assicurato che «l'economia americana farà da traino per il resto del mondo». Tra le incognite citate dal ministro canadese John Manley, presidente di turno (sia pure debuttante) del G-7, spicca il caso Argentina. Nel comunicato finale si concede un'ulteriore chance al governo sudamericano, che, proprio in questi giorni, riceverà la delegazione del Fmi (Fondo monetario internazionale). Tra i Sette Grandi cresce il nervosismo: la crisi comincia a contagiare altri Paesi sudamericani. L'Uruguay innanzitutto, ma anche il Brasile. Augurandosi quindi che si arrivi presto a un accordo con l’Fmi. Il G-7 si è poi dedicato alla preparazione del piano di aiuti ai Paesi più poveri che sarà lanciato nel G-8 in programma a fine giugno, a chiusura della presidenza canadese. Il pacchetto di misure, chiamato Global Development Compact, prevede un sistema «premiale». Le agenzie internazionali assegneranno più risorse a quei Paesi che faranno più progressi nelle riforme interne. Il ministro dell'Economia italiano, Giulio Tremonti, ha riferito che la sua proposta di introdurre la «de-tax» per finanziare «iniziative umanitarie» raccoglie consensi. 

Anche la Gran Bretagna, ha detto Tremonti, «sta studiando qualcosa di simile». Infine nel vertice di Halifax si è discusso dei canali di finanziamento del terrorismo internazionale. Sempre Tremonti ha svolto la relazione introduttiva sul segreto bancario, sollecitando una maggiore collaborazione da parte di quei Paesi ancora «opachi». Nessun riferimento esplicito, ma tutti i presenti hanno capito che si parlava della Svizzera.  collaborazione da parte di quei Paesi ancora «opachi». Nessun riferimento esplicito, ma tutti i presenti hanno capito che si parlava della Svizzera. 

16/06/2002, Corriere della Sera

 

Dal G7 iniezione di fiducia per i mercati e l'economia

Nel documento finale del vertice di Halifax i Sette Grandi pronosticano una ripresa degli Usa e dell'Europa nel secondo semestre.

HALIFAX - Nel documento finale del G7 i Sette Grandi dell'economia mondiale non ne fanno cenno, ma la crisi dei mercati finanziari preoccupa investitori e governi. Le quotazioni azionarie non sembrano interrompere il loro passo del gambero e sono tornate a livelli immediatamente successivi allo shock dell'11 settembre. Una tendenza alla sfiducia che le autorità monetarie non riescono a invertire nonostante i loro ripetuti appelli alla fiducia e le stime di crescita che tutti gli organismi internazionali continuano a diffondere. Cifre ribadite nel corso del summit finanziario ad Halifax, che indicano uno sviluppo vicino al 3 - 3,5% negli Usa nella seconda metà dell'anno e valori significativi anche per l'Europa. Tutto il mondo che ruota intorno all'economia di finanza e di attese speculative è in apprensione. Sentimento trasmesso ed arrivato anche nella tranquilla Halifax, in Canada. 

Nel Nordamerica, bagnato dalle piogge, non si sono fatti attendere i no-global, il popolo di Seattle, passato per l'esperienza di Porto Alegre e per quella dolorosa di Genova. E' approdato, in realtà tutt'altro che numeroso, nella nuova Scozia per protestare ancora una volta contro i grandi del G7 e per dire loro che accanto ai ribassi della Borsa continua a non cambiare direzione anche la situazione dei Paesi in via di sviluppo. Per dirlo hanno manifestato per due giorni, prima in modo pacifico, dopo scontrandosi con la polizia, che ancora ieri sera presidiava le strade di Halifax. Il bilancio dei disordini indica alcuni arresti tra i manifestanti e qualche ferito lieve. Immediatamente a ridosso del World Trade Center della città canadese, dove si è svolto il summit, sono tornati in scena gas lacrimogeni per disperdere la folla. 

A modo loro, di povertà hanno parlato anche i contestati big dell'economia mondiale. "Appoggiamo la ricostruzione dei fondi dell'Ida", l'agenzia di aiuti ai Paesi in via di sviluppo - hanno scritto nel documento conclusivo del vertice - e "approviamo l'aumento delle donazioni tra il 18% e il 21% nel quadro dei finanziamenti concessi dall'agenzia" per la lotta contro l'Aids e per favorire in primo luogo l'educazione. A questo proposito i Sette fanno riferimento al piano di scolarizzazione messo a punto dalla Banca Mondiale. "E' stato riferito dell'esperienza recente con alcune delegazioni dei Paesi in via di sviluppo - ha detto il ministro dell'economia italiana, Giorgio Tremonti nel briefing seguito ai lavori - e il favore verso finanziamenti concessi e coordinati direttamente dai popoli in difficoltà e dalle società e organismi preposti e non dalle classi dirigenti locali, che spesso non sono in grado di farlo". Il"day after" del G7 sarà la prova del nove dell'effetto che l'iniezione di fiducia praticata al vertice Halifax ha avuto sui mercati. 

R. Eco, Il secolo XIX 17 giugno 2002

 

 

 

 

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