I Sette Grandi: la
ripresa c’è ma i mercati non ci credono
Al
vertice del G7 preoccupazioni per la crisi argentina e per i Paesi poveri. Le
proteste dei no global.
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HALIFAX
- L'economia mondiale riprenderà a correre nel secondo semestre dell'anno. Ma
dovrà superare l'inerzia delle Borse, alimentata dallo scetticismo degli
operatori che guardano soprattutto a due dati: gli scarsi profitti, il calo
degli investimenti. Nel vertice del G-7 di Halifax (Canada) i ministri
finanziari di Stati Uniti, Giappone, Germania,
Francia, Gran Bretagna, Italia e Canada hanno
misurato l'intensità della ripresa, ma anche i
rischi di un ulteriore slittamento. |

Manifestazioni
per le strade di Halifax |
In una giornata che ha visto i primi scontri tra polizia
canadese e no global. Risultato: un manifestante arrestato. Un po' tutti, a
cominciare dal segretario al Tesoro americano Paul O' Neill, hanno rimarcato che
la Borsa non ha ancora superato lo shock dell'11 settembre e, per la prima
volta, le piazze finanziarie non hanno anticipato i segnali di crescita
dell'economia reale. Il vagone di testa sarà occupato ancora una volta dagli
Stati Uniti.
Lo stesso O' Neill ha assicurato che «l'economia americana farà
da traino per il resto del mondo». Tra le incognite citate dal ministro
canadese John Manley, presidente di turno (sia pure debuttante) del G-7, spicca
il caso Argentina. Nel comunicato finale si concede un'ulteriore chance al
governo sudamericano, che, proprio in questi giorni, riceverà la delegazione
del Fmi (Fondo monetario internazionale). Tra i Sette Grandi cresce il
nervosismo: la crisi comincia a contagiare altri Paesi sudamericani. L'Uruguay
innanzitutto, ma anche il Brasile. Augurandosi quindi che si arrivi presto a un
accordo con l’Fmi. Il G-7 si è poi dedicato alla preparazione del piano di
aiuti ai Paesi più poveri che sarà lanciato nel G-8 in programma a fine
giugno, a chiusura della presidenza canadese. Il pacchetto di misure, chiamato Global
Development Compact, prevede un sistema «premiale». Le agenzie
internazionali assegneranno più risorse a quei Paesi che faranno più progressi
nelle riforme interne. Il ministro dell'Economia italiano, Giulio Tremonti, ha
riferito che la sua proposta di introdurre la «de-tax» per finanziare «iniziative
umanitarie» raccoglie consensi.
Anche la Gran Bretagna, ha detto
Tremonti, «sta
studiando qualcosa di simile». Infine nel vertice di Halifax si è discusso dei
canali di finanziamento del terrorismo internazionale. Sempre Tremonti ha svolto
la relazione introduttiva sul segreto bancario, sollecitando una maggiore
collaborazione da parte di quei Paesi ancora «opachi». Nessun riferimento
esplicito, ma tutti i presenti hanno capito che si parlava della Svizzera.
collaborazione da parte di quei Paesi ancora «opachi». Nessun
riferimento esplicito, ma tutti i presenti hanno capito che si parlava della
Svizzera.
16/06/2002,
Corriere della Sera
Dal
G7 iniezione di fiducia per i mercati e l'economia
Nel documento
finale del vertice di Halifax i Sette Grandi pronosticano una ripresa degli Usa
e dell'Europa nel secondo semestre.
HALIFAX
- Nel documento finale del G7 i Sette Grandi dell'economia mondiale non ne fanno
cenno, ma la crisi dei mercati finanziari preoccupa investitori e governi. Le
quotazioni azionarie non sembrano interrompere il loro passo del gambero e sono
tornate a livelli immediatamente successivi allo shock dell'11 settembre. Una
tendenza alla sfiducia che le autorità monetarie non riescono a invertire
nonostante i loro ripetuti appelli alla fiducia e le stime di crescita che tutti
gli organismi internazionali continuano a diffondere. Cifre ribadite nel corso
del summit finanziario ad Halifax, che indicano uno sviluppo vicino al 3 - 3,5%
negli Usa nella seconda metà dell'anno e valori significativi anche per
l'Europa. Tutto il mondo che ruota intorno all'economia di finanza e di attese
speculative è in apprensione. Sentimento trasmesso ed arrivato anche nella
tranquilla Halifax, in Canada.
Nel
Nordamerica, bagnato dalle piogge, non si
sono fatti attendere i no-global, il popolo di Seattle, passato per l'esperienza
di Porto Alegre e per quella dolorosa di Genova. E' approdato, in realtà
tutt'altro che numeroso, nella nuova Scozia per protestare ancora una volta
contro i grandi del G7 e per dire loro che accanto ai ribassi della Borsa
continua a non cambiare direzione anche la situazione dei Paesi in via di
sviluppo. Per dirlo hanno manifestato per due giorni, prima in modo pacifico,
dopo scontrandosi con la polizia, che ancora ieri sera presidiava le strade di
Halifax. Il bilancio dei disordini indica alcuni arresti tra i manifestanti e
qualche ferito lieve. Immediatamente a ridosso del World Trade Center della
città canadese, dove si è svolto il summit, sono tornati in scena gas
lacrimogeni per disperdere la folla.
A modo loro, di povertà hanno parlato
anche i contestati big dell'economia mondiale. "Appoggiamo la ricostruzione
dei fondi dell'Ida", l'agenzia di aiuti ai Paesi in via di sviluppo - hanno
scritto nel documento conclusivo del vertice - e "approviamo l'aumento
delle donazioni tra il 18% e il 21% nel quadro dei finanziamenti concessi
dall'agenzia" per la lotta contro l'Aids e per favorire in primo luogo
l'educazione. A questo proposito i Sette fanno riferimento al piano di
scolarizzazione messo a punto dalla Banca Mondiale. "E' stato riferito
dell'esperienza recente con alcune delegazioni dei Paesi in via di sviluppo - ha
detto il ministro dell'economia italiana, Giorgio Tremonti nel briefing seguito
ai lavori - e il favore verso finanziamenti concessi e coordinati direttamente
dai popoli in difficoltà e dalle società e organismi preposti e non dalle
classi dirigenti locali, che spesso non sono in grado di farlo".
Il"day after" del G7 sarà la prova del nove dell'effetto che
l'iniezione di fiducia praticata al vertice Halifax ha avuto sui mercati.
R.
Eco, Il secolo XIX
17 giugno 2002