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INAUGURAZIONE
DEL NUOVO ANNO DEL POLO STUDIUM GENERALE MARCIANUM |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
18 aprile 2007
Sul
rapporto tra fede, ragione e scienza, gli interventi dei
cardinali Schönborn e Scola all'inaugurazione del nuovo
anno accademico del polo pedagogico "Studium generale
Marcianum
Il
dibattito sull’evoluzionismo e sul rapporto tra fede,
ragione e scienza è stato al centro stamani, nella
Basilica della Salute a Venezia, della prolusione dell’arcivescovo
di Vienna, cardinale Christoph Schönborn. Il porporato è
intervenuto su questo tema nell'ambito della cerimonia di
inaugurazione del nuovo anno accademico del polo
pedagogico del patriarcato di Venezia “Studium
generale Marcianum”, che raccoglie diverse
istituzioni, tra cui scuole diocesane, realtà accademiche
e post universitarie. Al dibattito ha preso parte anche il
patriarca di Venezia, il cardinale Angelo Scola. Il
servizio di Amedeo Lomonaco:
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Il cardinale patriarca di Venezia, Angelo Scola, ha
iniziato la propria riflessione ricordando alcune, celebri
parole del filosofo tedesco Lessing, nel 18° secolo: “Il
valore di un uomo non risiede nella verità che possiede o
presume di possedere, ma nella sincera fatica compiuta per
raggiungerla”. In base a questa prospettiva indicata dal
pensatore illuminista tedesco, l’uomo trova la
possibilità di un progresso costante verso la perfezione
attraverso la ricerca. Ma tendere continuamente alla
verità - ha osservato il porporato - enfatizza la ricerca
e non porta all’incontro con l’altro, con la realtà,
ma all’auto-idolatria. Si deve dunque superare la secca
alternativa tra verità e ricerca posta da Lessing.
"Non c’è opposizione - ha spiegato il patriarca di
Venezia - tra umile possesso della verità e la sua
instancabile ricerca". Ed in questa relazione si deve
inserire ogni soggetto e istituzione che si dedicano alla
ricerca, alla comunicazione e all’apprendimento. Il
tratto distintivo dello "Studium Generale Marcianum",
ha quindi osservato il cardinale Scola, non è l’impiego
dell’ipotesi cristiana di “lettura della realtà come
ricerca di un’utopica unificazione di saperi”, ma come
“una proposta liberamente offerta” che scaturisce dall’evento
salvifico di Gesù di Nazaret. Il tema del rapporto tra
fede, ragione e scienza è stato poi sviluppato dall’arcivescovo
di Vienna, il cardinale Cristoph Schönborn. Il porporato
ha messo a confronto due posizioni. La prima è quella
proposta dalla teoria dell’evoluzione, secondo cui l’intera
varietà della specie è nata dal gioco privo di
orientamento e casuale delle forze di mutazione e
selezione. L’altra posizione, sostenuta da Newton,
delinea invece un “disegno intelligente nella natura”.
Secondo lo scienziato, “dal cieco gioco di caso e
necessità non può generarsi la varietà delle cose”.
Ma sono conciliabili la fede nella creazione e la teoria
dell’evoluzione? A tale quesito, l’arcivescovo di
Vienna ha risposto affermando che “devono esservi delle
sovrapposizioni tra la teologia e le scienze naturali, tra
la fede e la ricerca”. “La fede in un Creatore, nel
suo governo universale” - ha aggiunto il porporato - non
può restare “senza punti di contatto con la ricerca
concreta del mondo”. Ma "non ogni variante della
teoria dell’evoluzione - ha poi osservato il cardinale -
è conciliabile con la fede nella creazione”. Una fede
che si fonda su risposte scritte da Dio: “Il logos
attraverso il quale e nel quale tutto è creato - ha
concluso il cardinale Schönborn - è divenuto carne e si
è assunto su di sé l’intera negatività del dolore,
del male morale”. La Croce è dunque la chiave del
progetto divino, “perchè ha conciliato il mondo intero”
ed è la “porta della resurrezione”.
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