Ricerca personalizzata

Pagina iniziale
Preferiti

Contatti

Forum

 

 

cerca nel sito
 

 

RADIO VATICANA

Articoli e interviste

Radio Vaticana Live

Il Vangelo di oggi

 

 

Benedetto XVI

 

 

 

 


STRAGE DI NASSYRIA (14/11/2003)

Le salme dei 18 italiani uccisi a Nassyria rientreranno domani all’aeroporto di Ciampino, i funerali di Stato saranno celebrati martedì prossimo, alle 11.30, dal cardinale Camillo Ruini, probabilmente nella Basilica di San Paolo a Roma. Lunedì mattina sarà allestita una camera ardente nella Sala delle Bandiere del Vittoriano. Fonti militari hanno inoltre dichiarato che oggi pomeriggio arriveranno a Roma i 21 militari feriti nell’attentato e che un nuovo contingente di 75 carabinieri è partito, stamani, dall’Italia per l’Iraq.  

La Camera dei deputati ha tributato, questa mattina, il proprio omaggio alle vittime di Nassyria con una messa officiata da mons. Fisichella nella cappella di San Gregorio, alla quale hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della Camera, Pierferdinando Casini, il ministro della Difesa, Antonio Martino, ed il sottosegretario alla presidenza, Gianni Letta. Anche l’Europarlamento riserverà un “tributo solenne” ai caduti italiani e lo farà in occasione dell’apertura, lunedì prossimo a Strasburgo, della sessione mensile. Sul versante politico, il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, ha sottolineato come l’attentato contro la caserma dei carabinieri dimostri la necessità “di costruire in fretta un sistema di autogoverno iracheno”.  Berlusconi ha anche ribadito l’opportunità del sostegno politico italiano all’intervento degli Stati Uniti nel Golfo Persico e ha riconfermato la necessità “di inviare truppe con funzione umanitaria per aiutare la ricostruzione di un Iraq democratico”.  

Ma nel Paese arabo non si interrompe, purtroppo, la catena di odio e violenze. Un elicottero d’assalto americano ha aperto il fuoco contro un gruppo di sospetti estremisti, che si stavano apprestando a lanciare razzi contro una base statunitense presso Tikrit, nel Nord del Paese arabo. Nel raid sono morti almeno sette guerriglieri iracheni. Un portavoce americano ha inoltre annunciato che ieri è morto un civile statunitense in un agguato avvenuto a Nord di Baghdad. Nella lotta al terrorismo si devono infine registrare -secondo quanto emerso da un rapporto dell’Onu  - le crescenti difficoltà a bloccare i finanziamenti alla rete di Al Qaeda.

********** 

Di fronte alla guerra in Iraq e al protrarsi delle violenze, l’azione del Papa a favore della pace non può considerarsi fallimentare. Lo ha affermato il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della  Giustizia e della  Pace, intervenendo ieri a Firenze all’inaugurazione di un convegno dei settimanali cattolici. Giada Aquilino ha raccolto la testimonianza del cardinale Martino: 

**********

R. – Il fatto che la guerra ci sia stata ha portato qualche organo di informazione a considerare fallimentare l’azione del Papa e della Santa Sede. Ma così non è stato. Ben altri criteri di verifica vanno utilizzati. Quello della Croce, prima di tutto, che fa dire a San Paolo, in un conflittuale confronto con il contesto culturale del suo tempo: “ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini”. In ogni caso, il Santo Padre ha certamente impedito che la guerra in Iraq assumesse i toni torbidi e nefasti di uno scontro tra religioni. Se avessero ascoltato il Papa non piangeremmo tante morti. 

D. – Il ruolo del Papa è stato determinante, ma in che mondo? 

R. – Nell’evitare che diventasse una guerra di religione, nell’evitare che il mondo islamico vi vedesse un confronto tra Oriente ed Occidente. Questo lo sappiamo bene, perché dopo sono venute delegazioni da vari Paesi per ringraziare il Papa per il suo ruolo esercitato durante questa crisi. 

D. – Che differenza c’è tra la guerra in Iraq, ampiamente seguita dai media, e i conflitti dimenticati? 

R. – Il Papa, certamente, si occupa dei conflitti dimenticati. Naturalmente l’azione della Santa Sede rimane discreta ma non meno intensa.

********** 

Così non si combatte il terrorismo. E’ la convinzione dell’Associazione ‘Beati i costruttori di pace’, da sempre critica verso le scelte degli Stati Uniti  sulla guerra in Iraq. L’associazione, d’altra parte, ha espresso  dolore, cordoglio, solidarietà e grande riconoscenza a tutti i giovani del contingente italiano e agli iracheni uccisi con loro a Nassyria. Ascoltiamo don Albino Bizzotto, dei ‘Beati costruttori di pace’, intervistato da Francesca Sabatinelli: 

**********

R. – In Iraq c’era e c’è – secondo me – una attenzione particolare verso gli italiani, perché hanno lavorato contro l’embargo, insieme con le Ong, prima della guerra. C’è un sentimento buono verso gli italiani. In questo momento, io credo che questo modo di procedere del governo degli Stati Uniti abbia incentivato e concentrato anche il terrorismo internazionale. E io credo che una solidarietà sincera alle vittime significhi andare a denunciare le responsabilità che ci sono. La scelta della guerra di Bush è stata una scelta contro l’opinione pubblica mondiale, contro l’Onu, e non era certamente né contro Saddam Hussein né contro il terrorismo. Era per altri motivi. Questi motivi continuano a rimanere e noi continuiamo a parlare solo del terrorismo. 

D. – In una situazione del genere, quindi, che cosa ritiene l’Associazione ritiene che sia giusto fare? 

R. – Fare in modo che l’Onu abbia il suo ruolo in Iraq secondo le regole e le modalità proprie della sua funzione e, quindi, con una forza multinazionale a direzione Onu, non più a direzione statunitense sarebbe meglio che rientrino proprio le forze occupanti. La seconda cosa è che venga data la gestione della transizione alle forze irachene, per fare in modo che trovino la strada per governare il loro Paese.

********** 

Resta da dire che proprio poco fa è giunta la notizia che un giornalista portoghese è stato sequestrato dopo che il convoglio nel quale viaggiava nel sud dell'Iraq è stato attaccato da uomini armati. Si tratta di un giornalista dell’emit-tente Tsf e, inoltre, sembra che un’altra giornalista sia stata ferita nell’attacco.

Per la Radio Vaticana, Amedeo Lomonaco (14/11/2003)  

 

 

© www.villaggiomondiale.it - Sottofondo: Emitte spiritum tuum