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PRIMA
PARTE
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Lo Stato è una forma storicamente ben definita
di ordinamento politico e la concezione di Stato che oggi conosciamo nasce nel
1500; prima dello Stato c’erano forme di ordinamento politico diverse (polis
greca, Repubblica romana, gli ordinamenti monarchico-aristocratici, gli
ordinamenti universalistici medievali dell’Impero e della Chiesa. Prima di
tale periodo la parola Stato ha designato due significati: condizione e proprietà.
Il termine Stato viene usato per la prima volta con il senso moderno dai
trattatisti nel 1500. Quando Machiavelli parla di Stato si riferisce al
possedimento del principe e lo Stato viene visto come proprietà, come
territorio sul quale viene esercitata una sovranità incontrastata. E’
evidente che già nella parola Stato abbiamo un’accezione assolutistica
attraverso un processo che possiamo individuare nella “reductio ad unum”
dell’autorità. Anche se lo stesso nome ha designato svariate realtà di
diverse epoche storiche la sostanza della parola Stato ha conosciuto significati
tra loro profondamente diversi. Il termine Stato nell’accezione che conosciamo
oggi si afferma nel 1500 e vuole affermare una realtà nuova che si fonda sulla
creazione di una nuova forma di organizzazione politica: la monarchia
nazionale.
Nel
Basso Medioevo assistiamo in Europa alla crisi dei modelli universalistici: la
lotta per le investiture, la controversia sul potere spirituale/temporale con la
Chiesa costituiscono il massimo splendore del modello universalistico. E’ nel
1550 che le città, i borghi, ecc trovano una nuova forma di organizzazione
politica nella monarchia nazionale che nasce dal prevalere di una o più
,casate. Questo processo avviene in Francia, in Inghilterra, in Germania e in
Spagna e nel XIII/XIV secolo inizia il processo di formazione di poli nazionali
che assicura stabilità e un’organizzazione politica di tipo cetuale.
Quando parliamo di ceti nel Medioevo intendiamo dei segmenti di società
uniti dall’interesse economico comune che sono considerati stabili e
l’appartenenza ai quali configura una serie di garanzie cui si accede non come
persona ma perché parte di un corpo. L’organizzazione cetuale è
così tripartita: 1) aristocrazia feudale; 2) clero; 3) borghesia.
La borghesia è costituita da tutti coloro che non sono nobili e che esercitano
attività indipendenti grazie alle quali si mantengono e talvolta si
arricchiscono.
Non solo le organizzazioni politiche cetuali
ereditano la struttura feudale ma sono ancora organizzazioni composte da cellule
politicamente autonome che sono tenute insieme dall’autorità del re. Le
organizzazioni cetuali per assicurare la stabilità del governo aggiungono
l’enfatizzazione di organismi rappresentativi dei ceti sociali che svolgono
una funzione giurisdizionale e politica. I ceti sono entità concepite come
statiche anche se il “terzo stato”, la borghesia, è per sua natura in
evoluzione; la concezione medioevale mira a considerare i ceti come
organizzazioni che forniscono garanzie stabili e le assemblee cetuali
assicurano una presenza dello Stato nella politica ed in particolare fungono da
elemento garante in materie economiche (reperimento fondi, fisco, ecc.). Far
parte di un ceto vuol dire avere delle garanzie ed il controllo del fisco è
quasi la funzione identificatrice delle assemblee cetuali nel Medioevo.
Quella che noi chiamiamo amministrazione nel
Medioevo è svolta dall’aristocrazia ma ad un certo punto questo modello
accusa delle difficoltà perché si crea la necessità di rafforzare nelle
monarchie nazionali il potere nazionale: la Guerra dei cento anni è una
guerra per la sovranità nazionale in cui è in gioco l’autonomia di un
ordinamento politico nazionale; la Guerra delle due Rose designa
il venir meno della funzione dinastica provocando la fine delle due famiglie ed
in questo vuoto si insedia il potere monarchico attraverso Enrico VIII; in
Francia il potere monarchico troverà una propria realizzazione dopo le guerre
di religione quando Enrico IV potrà esercitare il potere facendosi
garante dei ceti. Nel contempo in Italia si passa dal modello comunale a quello
signorile. Le Signorie, gli Stati regionali e le Repubbliche accentrate come
Venezia e le monarchie nazionali di Francia ed Inghilterra sono i sintomi di un
cambiamento epocale: la nascita dello Stato moderno.
La crisi degli ordinamenti universalistici e
particolaristici del Medioevo produce una lotta per la sopravvivenza delle
compagini politiche a livello continentale senza freni. Quando in questo
contesto si inseriscono anche le scissioni religiose il processo è arrivato ad
una ampia frammentazione in cui partecipano molteplici forze. Le esigenze
dell’autorità, della difesa, dell’attacco e della diplomazia sono le
esigenze che portano all’accezione dello Stato moderno al punto che nel 1500 i
termini Stato e assolutismo indicano la stessa sostanza.
La concentrazione del potere
centrale svuota di contenuto gli organismi cetuali perché rappresentano un
impaccio per l’ordinamento in quanto sono complessi e coloro che sostengono
l’ordinamento monarchico fanno leva sulla concentrazione del potere.
Con l’accentramento dello Stato
moderno si presenta la necessità di creare una nuova amministrazione che sia
gestita da un ceto nuovo, un ceto direttamente dipendente, rispondente e fedele
al sovrano e dotato di una formazione tecnica in grado di consentire un’azione
rapida, efficace e disciplinata.
Questo nuovo ceto è il ceto della burocrazia che
ovunque viene a nascere tra il 1500 ed il 1600 e al filosofia che sta dietro la
nascita della burocrazia concerne la formazione di un apparato separato
dall’articolazione della società. Lo Stato moderno è un ordinamento politico
che si configura come una macchina che si muove grazie ad un propellente
interno.
L’apparato
dello Stato-macchina vuole dominare la società coprendone le necessità
senza però esserne dipendente. Il personale della pubblica amministrazione
generalmente fu preso non dai ceti nobiliari perché la nobiltà non ha nulla da
desiderare e quindi non la si può invogliare alla fedeltà prospettando ascese
sociali. La prospettiva della carriera rappresenta invece per la borghesia un
obiettivo socialmente appagante, un obiettivo che si può ottenere con
l’efficienza del servizio che si va a svolgere e con la fedeltà al sovrano.
La pubblica amministrazione e lo Stato come noi oggi lo intendiamo nasce nel
1500 e risponde all’esigenza di creare uno Stato-apparato, uno Stato-macchina.
Questo tipo di organizzazione entra in attrito con la vecchia struttura onoraria
dell’amministrazione e di fronte a questa contrapposizione troviamo tre
modelli di riferimento principali:
1)
modello francese: nel modello francese avviene una sovrapposizione tra il
vecchio ed il nuovo modello; il vecchio modello viene gradualmente svuotato e
nella vecchia conchiglia si introduce la nuova struttura. Con Luigi XIV viene
applicata la suddivisione delle materie attraverso l’ordinamento dei dicasteri
ed il collegamento tra i vari elementi amministrativi è assicurata dalla figura
dell’intendente. Si presume che anche l’amministrazione come altri
campi dello scibile umano possa essere organizzata attraverso la logica
matematica (come per Cartesio dall’assioma si arriva al corollario così con
la stessa logica dal centro dell’amministrazione si arriva fino all’ultimo
impiegato). L’autorità parte dall’alto, va verso il basso ed è deduttiva.
In Francia lo Stato si configura come Stato/apparato, come Stato macchina e
questo tipo di struttura ed organizzazione amministrativa ha influenzato molto
la struttura amministrativa italiana.
2)
modello inglese: è opposto a quello francese anche se risponde alle
stesse esigenze perché anche in Inghilterra si pone il problema del riordino
dell’amministrazione ma gli esiti sono diversi. Si parte già da una forza del
potere centrale grazie all’indebolimento dell’aristocrazia in seguito alla
Guerra delle due rose. In Inghilterra la riforma religiosa viene usata dal re
Enrico VIII per aumentare il proprio potere e la Chiesa viene subordinata al
potere dello Stato. Alta borghesia e piccola nobiltà formano un ceto forte e di
conseguenza quando si tratta di strutturare l’apparato amministrativo dello
stato i sovrani in Inghilterra non hanno la necessità di combattere
l’aristocrazia locale perché questa non mette in discussione l’autorità
del sovrano ma aspira alla crescita del proprio status attraverso la concessione
di monopoli, patenti, ecc. In Inghilterra lo Stato moderno si trova un ceto di
funzionari già pronto che richiede riconoscimento sociale ma non scalfisce
l’autonomia del re. Mentre dunque in Francia l’assemblea cetuale deperisce
in Inghilterra rimane in piedi l’ordinamento medioevale e la formazione
dell’assolutismo si compie ai piani alti dell’edificio.
3)
modello tedesco/prussiano: si basa su un’organizzazione
politica/militare altamente disciplinata che deriva dall’organizzazione di
tipo militaresco e si estende a tutta la società costituendo un modello anche
per il ceto amministrativo. Il ceto amministrativo risponde a criteri di
disciplina, obbedienza e fedeltà che sono propri dell’esercito ed è su
questo presupposto che si basa il funzionamento e l’efficienza dell’intero
apparato. Il nuovo apparato si innesta sul
vecchio e si integra con esso attraverso la scelta meritocratica dei funzionari
con una preminenza data in ogni caso al ceto feudale. Il principio del merito e
la disciplina militare sono la base del modello amministrativo
tedesco/prussiano.
Questi tre modelli sono i principali riferimenti
che sono stati successivamente interamente o parzialmente imitati, implementati,
mescolati e non capiremmo la storia della pubblica amministrazione se non
passassimo attraverso il tassello dell’illuminismo.
Se nel 1600 la parola d’ordine
nell’amministrazione era “macchina”, nel 1700 su questa base si afferma
l’esigenza di una riforma e di una razionalizzazione/semplificazione degli
apparati dello Stato attraverso le coordinate della comprensibilità, della
semplicità e della funzionalità. La cultura del 1700 diffonde una cultura
diversa anche per quanto riguarda gli obiettivi e viene attribuito allo Stato
una finalità anche di tipo etico, filantropica ed educativa; si guarda
all’effetto che può avere una buona amministrazione sulla società attraverso
una razionalizzazione dell’intera struttura amministrativa e l’adozione di
riforme che toccano la giurisprudenza rispondono ad esigenze di codificazione.
Lo Stato non è più visto come un tessuto
impermeabile ma è considerato come una struttura che può avere un’importante
influenza sulla società ed è per questo che ricerca di riordinare il tramite
primario tra Stato e società: l’amministrazione.
In questo processo entrano a far parte anche gli
sforzi in chiave amministrativa del
Regno di Napoli, di Milano e Firenze ed è in questi luoghi che inizia in Italia
la modernizzazione amministrativa ma è solo col modello napoleonico che si può
cominciare a parlare di una vera e propria sistemazione dell’organizzazione
dello Stato.
L’organizzazione amministrativa in Italia e
altamente dipendente dal modello francese che ha individuato nella struttura
dello Stato/macchina il suo principale criterio di funzionamento.