Ricerca personalizzata

Pagina iniziale
Preferiti

Contatti

Forum

GLOBALIZZAZIONE
Cos'è Storia 
cerca nel sito

Giovanni Paolo II e la globalizzazione

IL FENOMENO DELLA GLOBALIZZAZIONE

Forme globali
Teorie
Domande & risposte
Vertici & proteste
Articoli
Bibliografia
Glossario
Links

 

www.dittatori.it

 

 

Viaggi nel mondo

 


LE SPINTE NON SFRUTTATE DEL CATTOLICESIMO (GIUSEPPE DE RITA) 

Avvenire, 27 agosto 2001 

Anche se sembra a molti un esercizio polemico superato, c'è ancora tanta gente che scrive e parla accusando la cultura cattolica di essere un freno alla modernizzazione dell'universo mondo ed in particolare del nostro avventurato Paese: nemica cioè della ricerca scientifica come della globalizzazione, della libertà individuale come della finanza internazionale.


Di fronte a queste accuse, invero, ci sentiamo ingiustamente maltrattati, mentre sarebbe più corretto capire i nostri difetti reali, che sono di eccessiva modestia. In altre parole, in questo passaggio di secolo la cultura cattolica ha sbagliato nel collocarsi in una posizione di difesa mentre avrebbe tutti i titoli per essere il grande soggetto planetario che traghetta il mondo verso un avvenire completamente diverso dal passato e tutto da costruire. Vorrei a questo proposito richiamare almeno quattro campi di impegno.


Si parla tanto di globalizzazione e di governo mondiale dell'economia, dell'ambiente, della politica, si attui esso nel G8 o nelle Nazioni Unite; e gli stessi cattolici cedono alla tentazione di schierarsi, affannandosi a parlare bene o male dei valori che sono in gioco nel prossimo vertice di Genova e le relative contestazioni. 

Nessuno ha coscienza che al momento non c'è alcuna cultura, come la cattolica, che abbia esperienza, respiro, struttura organizzativa planetaria; se avessimo coraggio questa formidabile accumulazione potrebbe fornire un contributo profondo alla globalizzazione, dando messaggi anche profetici, come solo un soggetto di scala planetaria oggi è in grado di elaborare.


Un secondo campo di grande opportunità è quello, speculare alla globalizzazione, del rispetto e della valorizzazione delle culture locali. Certo per secoli anche noi cattolici siamo stati imperialisti e abbiamo fatto «proseliti», talvolta anche con la forza; ma oggi la Chiesa (pensiamo ai discorsi del Papa in Ucraina) è l'unico soggetto planetario che cerca di combinare insieme rispetto delle culture locali da un lato ed elaborazione di un carisma unitario dall'altro. 

È proprio certo che questo impegno a combinare con equilibrio verticalità planetaria ed orizzontalità territoriale non sia utile al mondo moderno con ben altro spessore che le avventure basche, padane, carinziane?


Ma c'è un terzo campo di applicazione e sfida per la cultura cattolica. Non vi è dubbio che nelle nazioni più sviluppate del mondo (quelle che costituiscono la punta della freccia dello sviluppo planetario) divampi una crisi di senso, di significato nella vita. 

La crescita della soggettività (l'inflazione dell'Io) è un processo che ha esaurito la propria spinta propulsiva e che lascia i singoli prigionieri di se stessi e delle proprie emozioni; mentre resta del tutto inevaso il problema del riconoscimento «dell'altro», dell'accettazione degli altri, e della riscoperta della reciprocità. 

E qui l'antica cultura giudaico-cristiana (penso solo al peso che per l'Occidente hanno Lévinas e Girard) ha molto da dire, certo più di quanto abbiano da suggerire le tante sub-culture legate ad una soggettività ridotta ormai ad emozione quasi da soap opera.


E c'è almeno un quarto campo in cui la cultura cattolica avrebbe grande ruolo, se volesse: la crescita nel mondo moderno della dimensione immateriale. 

La quale non è solo finanza, software e comunicazione, è anche e specialmente rapporto umano, condivisione di senso della vita, crescita culturale e interculturale, riconoscimento del mistero più o meno religioso. 

E questo immateriale più vasto è sempre stato dominio non solo delle religioni (dei loro miti e riti) ma anche e specialmente della Chiesa, e ne ha fatto il soggetto di impulso e motivazione, nei secoli, di ogni società storicamente determinata. E la cosa può valere anche per il futuro.


Con tutte le cose quindi che avremmo da dire, noi cattolici, quanto meno nei quattro campi indicati (lo sviluppo planetario, difesa e valorizzazione delle tradizioni locali, il significato della vita e della storia, il valore dell'immateriale) non è quasi paradossale che si sia a difesa, quasi arroccati su un passato che fra l'altro non è mai stato strutturalmente nostro? 

La nostra cultura è in fondo oggi la più attrezzata per traghettare le società moderne verso il futuro, su cui nessuno per fortuna detiene il brevetto progettuale; l'unica che ha e può camminare su lunghe derive con senso della storia e speranza di futuro. 

Solo che voglia assumersi un tale ruolo, al di là delle troppe e generiche retoriche sul terzo millennio.


Viene in mente al riguardo l'antico mito di Enea, con la storia (Anchise) sulle spalle e il futuro (Ascanio) per mano. È un'icona paterna, me ne rendo conto, difficile quindi da digerire per una Chiesa propensa a essere più femminea e materna che paterna. 

Ma nel riscoprire un carisma paterno sta la sfida vera che anche al nostro interno dobbiamo affrontare, se vogliamo far fruttare i talenti che abbiamo accumulato nel corso dei secoli e di cui, vedi caso, il mondo moderno fa sottilmente domanda.

 

 

 

 

 

© www.villaggiomondiale.it - Webmaster: Amedeo Lomonaco