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SOCIOLOGIA DELL'ORGANIZZAZIONE

 

Il termine burocrazia definisce il complesso dei pubblici impiegati che, professionalmente,  continuativamente ed in virtù di competenze specifiche, sono al servizio dello stato o di altri enti pubblici.

Weber ha considerato la portata di tale termine all’interno della teoria sociale ed in “Economia e società” propone la sua teoria partendo dalle tre forme di legittimazione del potere.

Le tre forme di legittimazione del potere sono quelle del potere carismatico, del potere tradizionale e del potere razionale legale; in base a quest’ultima forma di legittimazione coloro che vengono riconosciuti nell’esercizio del loro potere sono legittimati in base all’adesione a leggi e l’organizzazione basata sul principio razionale legale ha bisogno dell’apparato burocratico.

La burocrazia è caratterizzata dal fatto che chi detiene un ufficio pubblico lo detiene in base ad una specifica competenza (primo principio alla base dell’organC’è una burocrazia amministrativa ed una tecnica ma tutte sono organizzate sul concetto di competenza (in senso sostanziale la competenze designa un certo livello di conoscenza rispetto ad un preciso compito da assolvere           skill; in senso formale la competenza autorizza l’ufficio, l’impiegato a esercitare la funzione per cui è competente). Nessun ufficio o impiegato pubblico può operare al di fuori della propria competenza.

Il secondo principio della burocrazia è quello in base al quale l’apparato burocratico è strutturato in base ad una precisa organizzazione gerarchica.

Il terzo principio è quello della spersonalizzazione; la burocrazia è un complesso di apparati spersonalizzati e la spersonalizzazione è la garanzia dell’imparzialità della P.A.

Il modello weberiano è stato arricchito da Merton che analizza le funzioni delle diverse istituzioni sociali; le funzioni, secondo Merton possono essere manifeste o latenti.

Le funzioni manifeste sono dichiarate e sono quelle che riguardano ad esempio il raggiungimento dello scopo. Le funzioni latenti riguardano i risultati non programmati dall’agire sociale. La burocrazia standardizza, riduce lo spreco di tempo e di risorse ma non favorisce l’innovazione perché i problemi tendono ad essere affrontati sempre nello stesso modo.

La cooptazione è un meccanismo di reclutamento che consiste nella scelta dei nuovi membri del gruppo da parte di chi ci sta già dentro.

Crozier studia la burocrazia del proprio paese, la Francia, e sostiene che l’apparato burocratico francese è formalistico; con l’espressione formalismo della burocrazia Crozier intende rimarcare l’eccessiva attribuzione della burocrazia sulla forma al posto della sostanza.

La burocrazia è formalistica non solo nel rapporto con i clienti ma anche nei criteri di organizzazione, reclutamento e controllo dell’apparato stesso. Per Crozier lo scopo fondamentale per la burocrazia è quello di assolvere i compiti ed è in base a tale criterio che le competenze finiscono per essere secondarie; i parametri di valutazione sono oggettivi, quello classico è quello dell’anzianità. Crozier sostiene che il potere del burocrate è funzione della discrezionalità di cui dispone ossia il potere dipende dalla quantità di potere discrezionale; la discrezionalità è la possibilità riconosciuta, in una determinata situazione, di scegliere tra due o più alternative di comportamenti. Le organizzazioni, sia private che pubbliche, per il raggiungimento del loro scopo coordinando le loro risorse tendono ad una riduzione della discrezionalità.

Le norme sono il potenziamento delle relazioni umane e per Kelsen, uno dei massimi teorici del diritto, ogni norma produce un’ulteriore norma e dipende da una norma superiore sino ad arrivare alla norma originaria dalla quale sono scaturite tutte le altre (grund-norm).

La discrezionalità, secondo Kelsen,  non è in contraddizione con le norme ma riguarda la natura stessa della norma. La contingenza è l’eccedenza di possibilità sulla realizzabilità.

            Per organizzazione si intende l’insieme/sistema quantitativamente significativo di persone, gruppi, modalità, attività, risorse, relazioni consapevolmente unite o unibili al fine di raggiungere determinati obiettivi.

Il concetto di sistema va inteso come un insieme intercorrelato di parti interdipendenti; l’organizzazione è un “sistema sociale” ovvero un insieme strutturato di individui e gruppi ed è pertanto una rete di relazioni sociali.

Tale rete è composta dall’intreccio di queste tre fondamentali tipologie di relazioni:

1) relazioni prescritte: costituiscono l’insieme delle relazioni formali;

2) relazioni percepite: riguardano i significati e le valenze che i membri di un’organizzazione attribuiscono alle relazioni che si instaurano all’interno dell’organizzazione stessa;

3) relazioni desiderate/respinte: riguardano le preferenze o le avversioni dei membri nelle loro relazioni con gli altri membri dell’organizzazione.

Gli elementi che costituiscono le caratteristiche fondamentali dell’organizzazione sono:

a) filosofia e finalità; b) struttura organizzativa; c) obiettivi; d) sistema direzionale; e) politiche e procedure; f) sistema delle risorse umane; g) sistema tecnologico; h) sistema informativo/comunicazionale.

Ogni organizzazione è un sistema necessariamente aperto all’ambiente esterno e la struttura migliore è quella che meglio si adatta nelle interazioni con l’ambiente (ambiente di mercato, tecnologico, produttivo).

Sono 3 le definizioni di cultura organizzativa:

1) cultura olistica: tutto è cultura, la cultura può essere materiale, immateriale, sociale;

2) cultura ideazionale: è la più diffusa ed è composta dall’insieme degli assunti base che regolano la vita dell’azienda rispetto all’interno e all’esterno.

3) cultura simbolica: la cultura è intesa come un sistema di produzione simbolica.

            La comunicazione organizzativa coinvolge tutti i soggetti nella vita dell’organizzazione consentendo loro di conoscere e partecipare ai processi produttivi e decisionali.

            Rispetto al sistema organizzativo possiamo distinguere tra comunicazioni formali (ovvero le comunicazioni previste e volute dall’organizzazione) e quelle che sono definite comunicazioni informali (ovvero le comunicazioni che si verificano non essendo necessariamente previste e volute).

Le comunicazioni possono poi essere, in senso gerarchico top/down (ordini, istituzioni, informazioni), down/top (informazioni, sollecitazioni, richieste) orizzontali (informazioni, istruzioni, sollecitazioni).

 

Tassonomie delle comunicazioni organizzative

 

Comunicazione informativa

Tratta tutte le informazioni necessarie a far conoscere l’impresa.

Comunicazione funzionale

Tratta la comunicazione di tipo operativa necessaria a sopportare i processi organizzativi e decisionali.

Comunicazione formativa

Concerne l’attività formativa e la trasmissione della cultura dell’organizzazione

Comunicazione organizzativa

Prevede una pluralità di emittenti, l’alternanza dei ruoli tra emittente e ricevente, la combinazioni di conoscenze esplicite e tacite, l’intervento di regolazione del management.

Messaggi politici

Sono i messaggi relativi alle strategie, all’organizzazione e contengono l’indicazione dei comportamenti che l’organizzazione si aspetta dai propri membri.

Messaggi di base

Riguardano le comunicazioni interne di ogni tipo (organigramma, ordini di servizio, comunicazioni affisse nella bacheca, ecc.)

Messaggi di immagine

Riguardano le informazioni sullo stile dell’organizzazione e il rapporto dell’organizzazione con l’ambiente (logo, sponsorizzazioni, ecc.).

Uno dei primi studiosi dell’organizzazione è stato Taylor che attraverso la teoria della divisione del lavoro in tante fasi del ciclo produttivo, ha proposto una nuova organizzazione del lavoro in cui ogni piccola fase del processo produttivo fosse affidata ad un operaio o ad una squadra. Taylor ha chiamato tale sistema di produzione one best way, il modo migliore di produzione, perché basato su un’organizzazione scientifica del lavoro. Il risultato migliore si ottiene attraverso la parcellizzazione, la specializzazione dell’operaio e la produzione deve essere massimizzata. L’alta produttività è uguale alla quantità di produzione nell’unità di tempo; essa deve essere alta il più possibile per abbassare i costi. Il sistema tayloristico porta alla sostituzione dell’operaio qualificato con l’operaio-massa. Tale organizzazione scientifica del lavoro, eliminando ogni dispersione di tempo ed imponendo all’operaio l’esecuzione rigorosa e automatica del lavoro comporta un’alienazione dell’operaio rispetto al proprio lavoro; con il termine alienazione intendiamo il rapporto di estraneità tra gli oggetti e l’operaio che li produce poiché l’operaio non è mai proprietario, in nessuna delle fasi del ciclo produttivo, di ciò che produce.

Negli anni ’30 Elton Mayo attraverso la teoria delle relazioni umane ha messo in evidenza l’importanza della valorizzazione umana all’interno del contesto organizzativo (illuminazione dell’ambiente, concessione di spazi per favorire lo sviluppo delle relazioni umane e dello spirito di gruppo, ecc.).

Il modello organizzativo giapponese si basa su due presupposti:

1) il presupposto culturale influenza la filosofia dell’organizzazione giapponese e nella cultura giapponese il rapporto lavoratore/azienda è impostato sul sentimento di appartenenza (il fatto di appartenere ad una data azienda conferisce al lavoratore riconoscimento sociale);

2) la just in time è la logica secondo cui ogni risorsa deve arrivare ad essere immessa nel ciclo produttivo nel momento opportuno e nella quantità che serve; lo spreco deve essere ridotto e i pezzi devono essere controllati al fine di ottenere la qualità totale della produzione.

In Europa l’importazione del modello giapponese si è potuta verificare quando la catena di montaggio è entrata in crisi. Per guadagnare in produttività le aziende hanno investito nelle innovazioni tecnologiche (innovazioni di prodotto per migliorare il prodotto ed innovazioni nei processi per ottimizzare i processi produttivi); in questo scenario l’operaio si è ridotto ad una semplice funzione di controllo delle macchine ed la pratica del licenziamento è divenuta sempre più diffusa. In tale contesto il rapporto tra aziende e personale si è modificato: il personale si è progressivamente ridotto e la filosofia americana, contrariamente a quella giapponese molto individualista e basata sul liberismo, diviene il modello di riferimento.

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

BELUSSI F., "Nuovi modelli d'impresa: gerarchie organizzative e impresa rete", Franco Angeli, Milano

BENASSI M., "Dalla gerarchia alla rete", EtasLibri, Milano

BONAZZI G., "Storia del pensiero organizzativo",. Franco Angeli, Milano

CROZIER M., "L'impresa in ascolto", Il Sole 24 Ore  

 

 

 

 

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