La comunicazione può definirsi come la modalità
attraverso cui si instaurano, si strutturano,
si sviluppano le relazioni sociali e si afferma il “se” nel mondo
come attori individuali e/o collettivi. La
comunicazione si inserisce all’interno di un contesto culturale di riferimento
in cui un emittente, trasmettendo un contenuto tramite un canale ed un codice
condivisi col ricevente, può ricevere dal destinatario un
feedback
comunicativo.
La comunicazione è
culturalmente modellata in un ambito culturale definito in cui gli aspetti di
contenuto e quelli di relazione vengono determinati secondo una codificazione ed
una simbologia accettata e condivisa.
La comunicazione è semantica,
quando riguarda il contenuto ed il complesso di significati ad esso attribuiti, pragmatica,
se concerne gli effetti che la comunicazione ha sulle modalità di comportamento
del soggetto, sintattica se attiene alla forma e alla strutturazione del
messaggio.
Il processo comunicativo,
secondo il modello del politologo Harold Lasswell, si realizza
all’interno del contesto sociale e consiste nella trasmissione del messaggio,
attraverso l’uso di un canale e di un codice indivisibili, da un emittente ad
un ricevente e viceversa.
L’emittente attribuisce un codice al
messaggio attraverso la sua codifica mentre il ricevente riconosce il codice
tramite l’operazione di decodifica.
Secondo Marshall Mc Luhan il
medium è il messaggio poiché il mezzo ha la capacità di modificare la portata
e la forza del messaggio. Applicando tale iter comunicativo alle comunicazioni
di massa si solleva la questione sui possibili effetti dei media sul pubblico.
Il dibattito sul potere delle
comunicazioni ha origine con la nascita del cosiddetto “villaggio globale” e
si concentra sugli effetti delle comunicazioni di massa sul pubblico.
Le teorie sugli effetti dei media sul
pubblico si dividono in quelle a breve termine ed in quelle a lungo
termine. Le teorie a breve termine si compongono di tre fasi: fase dei media
potenti, fase dell’influenza mediata ed fase in cui predomina la
visione funzionalista.
Le prime teorie sugli effetti dei
media sul pubblico sono:
- l’istintualismo:
le persone ereditano gli stessi meccanismi biologici che li portano a
reagire in modo predeterminato ed omogeneo;
- la teoria ipodermica
(o del proiettile magico): la massa è indifesa dai messaggi che
costituiscono fattori di persuasione;
- comportamentismo:
gli individui sono tra loro diversi ed in base alle loro esperienze passate
a stimoli uguali possono seguire risposte differenti.
Le
teorie a breve termine successive attribuiscono ai media un’influenza mediata
da più fattori e sono:
- neobehaviorismo:
tra lo stimolo e la risposta vi è una mediazione e si passa dal modello
stimolo/risposta al modello stimolo/organismo/risposta e gli effetti non
dipendono solo dal messaggio ma anche dalle caratteristiche del ricevente;
- teoria di Hovland:
la funzione mediatrice delle variabili intervenienti si articola in tre
fasi: attenzione, comprensione, accettazione;
- teoria della
dissonanza cognitiva di Festinger: alla base dei processi mentali delle
persone vi è una motivazione a ridurre i processi di dissonanza cognitiva;
la dissonanza, manifestazione di una divergenza interiore tra insiemi di
idee e valori tra loro contrastanti, è percepita come spiacevole
dall’individuo che tenderà di ridurla il più possibile intervenendo
principalmente su tre variabili: il proprio comportamento, il complesso
delle proprie credenze, atteggiamenti, opinioni e l’ambiente;
- teoria di Lazarsfeld:
gli effetti attribuiti ai media sono di rafforzamento e quindi limitati;
- teoria del flusso
comunicativo a due livelli: la comunicazione avviene per opera dei media
(primo livello) e degli opinion leaders (secondo livello).
Fanno
parte delle teorie sugli effetti a breve termine la teoria funzionalista,
secondo cui gli effetti che un sistema può produrre sono funzionali per il suo
funzionamento, e la teoria degli usi e delle gratificazioni. Secondo tale
teoria la situazione sociale genera bisogni nelle persone e i media sono
considerati da ciascun membro del pubblico capaci di soddisfare alcuni di questi
bisogni e per questo vengono “usati”; dall’uso dei mass media in vista
della soddisfazione dei bisogni derivano al pubblico “gratificazioni” che
aiutano ad affrontare la situazione sociale e ad alleviare eventuali condizioni
di disagio.
Con
le teorie degli effetti a lungo termine si ha un ritorno al concetto di potere
dei media. Gli effetti più rilevanti e stabili della comunicazione di massa si
situano a livello cognitivo e a livello di rappresentazione della realtà.
L’analisi si sposta dal piano comportamentale a quello delle rappresentazioni.
L’esposizione prolungata e continuativa dei media porta all’esigenza di
studiare i media non più come veicolo di campagne (persuasione) ma come
elemento di comunicazione globale.
Le
principali teorie sugli effetti a lungo termine sono:
- teoria dell’agenda
setting: i media influiscono sulla strutturazione della realtà ovvero i
criteri di selezione e rilevanza adottati dai media determinano la stessa
descrizione della realtà anche per l’individuo;
- teoria della
coltivazione: il periodo di esposizione ai mezzi di comunicazione di
massa determina il livello di influenza e vengono così coltivate le
credenze delle persone;
- teoria della spirale
del silenzio: da questa teoria deriva l’immagine di un’opinione
pubblica destinata a fluttuare tra le diverse opinioni di volta in volta
rafforzate e reiterate dai media nel caso in cui il sistema sia di tipo
pluralistico oppure l’immagine di un’opinione pubblica asservita nel
caso in cui il sistema considerato sia di tipo monopolistico; le persone
esprimono opinioni nella misura in cui le percepiscono condivise dai media:
alcune dunque si diffondono più di altre, altre cadono nel silenzio.
I
risultati di queste teorie stanno ad indicare, seppur in modo non unanime, che
quella della comunicazione di massa è un’influenza mediata da una molteplicità
di fattori personali e sociali, in cui agiscono tanto gli atteggiamenti
individuali, quanto i processi più complessi sottesi alla formazione e al
cambiamento del sapere comune. Nessuno di noi è solo sulla terra trafitto dagli
effetti dei media: l’influenza delle comunicazioni di massa sul pubblico, che
pure è reale, è un’influenza mediata da una molteplicità di fattori.
RIFERIMENTI
BIBLIOGRAFICI
GOFFMAN
E., "La vita quotidiana come rappresentazione", Il Mulino
MATTELART A., "La comunicazione-mondo",
Il Saggiatore, 1994, 1998
MC
LUHAN M., "Gli strumenti del comunicare", Il Saggiatore
WOLF M., Teorie delle
comunicazioni di massa, Bompiani editore