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SHARON IN FIN DI VITA (6/01/2006)

Ascolta il servizio di Amedeo Lomonaco 

Ascolta l'intervista a Fiamma Nirenstein

Ascolta l'intervista a Ibrahim Faltas

SEMPRE PIÙ GRAVI LE CONDIZIONI DI ARIEL SHARON OPERATO NUOVAMENTE DOPO UN’ALTRA EMORRAGIA CEREBRALE

- Interviste con la giornalista Fiamma Nirenstein e padre Ibrahim Faltas - 

In Medio Oriente, si sono ulteriormente aggravate le condizioni di Ariel Sharon. Il primo ministro è stato nuovamente portato d’urgenza in sala operatoria. L’operazione è terminata. Il servizio di Amedeo Lomonaco: 

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Il premier Ariel Sharon è stato portato in sala operatoria per un nuovo intervento al cervello. Prima dell’intervento, una nuova TAC aveva messo in evidenza un’emorragia cerebrale. Lo hanno reso noto fonti dell’ospedale di Gerusalemme, dove il leader è ricoverato da mercoledì scorso. L'operazione è terminata poco fa. Secondo i mezzi di comunicazione israeliani, sarebbero state rilevate nuove perdite di sangue nel cranio. L’ex dirigente storico del partito laburista e decano della politica israeliana, Shimon Peres, al termine di un incontro con il vice premier Olmert, ha detto di essere “molto preoccupato”. La guida del governo israeliano è stata assunta a interim da Olmert. Esperti di diritto hanno  affermato che fino a quando non sarà stabilita la permanente incapacità di Sharon, Olmert continuerà a svolgere le funzioni di premier. Una volta stabilito che l’incapacità è duratura, sarà il governo a dover scegliere tra i suoi membri la persona più indicata a divenire ‘premier di fatto’, fino alla conclusione delle elezioni in programma il 28 marzo prossimo e alla costituzione di un nuovo governo. Ma su queste eventualità prevalgono adesso apprensione e speranza. Le condizioni di Sharon sono ritenute molto gravi e sono seguite con preoccupazione in tutto il Paese. Il principale quotidiano israeliano, Yediot Ahronot, ha titolato in prima pagina ‘Pregate per Sharon’. Inviti alla preghiera per il primo ministro sono stati rivolti anche da rabbini, esponenti dell’esercito, e da tutto il mondo politico dello Stato ebraico. Israele, il Medio Oriente e il mondo restano, quindi, in trepidante attesa sperando che Sharon possa superare anche questa difficilissima prova.

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Mentre il premier Ariel Sharon lotta per la vita, in Israele già ci si interroga su quale sarà la prossima guida politica del Paese. Gli interrogativi più grandi riguardano il futuro del partito “Kadima”, Avanti, voluto da Sharon. Secondo diversi osservatori questo progetto potrà proseguire, potrà andare avanti nonostante l’eventuale assenza di Sharon dal mondo politico. E’ di questo parere anche l’editorialista del quotidiano “La Stampa”, Fiamma Nirenstein, intervistata da Amedeo Lomonaco: 

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R. - Israele è un Paese che è passato attraverso spaventosi traumi, sia interni che internazionali. Basti pensare all’assassinio di Rabin pochi anni fa e adesso a questa terribile malattia di Sharon, uomo indispensabile per il futuro di Israele. Adesso, gli uomini che possono portare avanti la missione di Sharon vanno da Shimon Peres fino agli uomini dell’ex Likud, cioè della destra. Tutti quanti condividono un punto fondamentale, cioè quello di unire una lotta dura contro il terrorismo in difesa dei cittadini d’Israele, con una mano tesa perché venga stretta finalmente dai palestinesi nella ricerca della pace, che compia dei gesti concreti. Questo è l’insegnamento di Sharon e credo sia quello che il suo nuovo partito stia cercando di ereditare rapidamente. 

D. – La questione mediorientale, il processo di pace israelo-palestinese, quale via potranno imboccare dopo questa malattia di Sharon? 

R. – Molto dipende, come al solito, dagli interlocutori. Israele ha lo spazio che gli compete. Tutto intorno, purtroppo, ci sono organizzazioni e Stati che ancora non riconoscono l’esistenza stessa dello Stato d’Israele. Gli Hezbollah sul confine a nord in Libano sono armati dall’Iran e dalla Siria pesantemente, come se Israele avesse un confine con il Paese che lo ha appena minacciato di morte, per bocca del suo presidente Ahmadinejad. Hamas è all’attacco ancora di più e punta a destabilizzare l’autonomia palestinese e a far fuori politicamente Abu Mazen, che invece vorrebbe stringere la mano protesa degli israeliani. Bisogna vedere chi riuscirà a guidare la danza nel mondo arabo. E’ una situazione che rischia di aggravarsi proprio per la terribile malattia di Sharon.

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Grande apprensione per le condizioni di Sharon, anche in Terra Santa dove la comunità cattolica vive queste ore con preoccupazione. Ascoltiamo al microfono di Amedeo Lomonaco padre Ibrahim Faltas, già Custode della Basilica della Natività: 

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R. - Penso che tutti siano veramente preoccupati di questa situazione, sia i palestinesi che gli israeliani. Non si sa cosa succederà in futuro e chi ci sarà al posto di Sharon. Lui aveva un’idea chiara sulla road map e sul processo di pace. 

D. – Padre Faltas, a proposito di pace, come viene considerata l’opera di Sharon nei Paesi arabi? 

R. – Nell’ultimo anno lo hanno considerato un interlocutore. All’inizio era un nemico, ma poi penso, con il ritiro da Gaza, è cambiato qualcosa.   

D. – Ecco, cosa è cambiato dopo il disimpegno israeliano da Gaza? 

R. – Sharon aveva ribadito di voler fare la pace con i palestinesi e si era staccato da posizioni estremiste e aveva fondato un partito nuovo. Ma adesso nessuno sa chi o quale partito vincerà le prossime elezioni. 

D. – La pace resta possibile anche senza l’impegno politico di Sharon? 

R. – Deve essere possibile. Tutti vogliono la pace, ma la situazione diventa più complicata e non si sa cosa succederà.

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Per la Radio Vaticana, Amedeo Lomonaco, 6 gennaio 2006

 

 

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