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SENEGAL, GOL PER LO SVILUPPO (ABDULAYE WADE)

Le Monde, 23 giugno 2002

FRA qualche giorno, il Canada ospiterà il G8, che riunisce i paesi più ricchi, e una delegazione di cinque capi di Stato africani per dare corso al Nepad (New Partnership for Africa’s Development). Il Nepad è stato accolto dal G8, l’anno scorso a Genova, come una nuova visione originale del futuro dell’Africa, attualmente ai margini della crescita economica mondiale (1,8% del commercio mondiale, 1% dell’investimento mondiale). Il Nepad ha per scopo, mediante investimenti massicci nei progetti di strutture fondamentali e di sviluppo umano, di ridurre i giganteschi fossati che separano l’Africa dal mondo sviluppato, mirando alla sua partecipazione piena e totale alla produzione mondiale e al commercio internazionale, motore della crescita economica. Insomma, come dice Jacques Chirac, bisogna fare dell’Africa un «partner e non più un assistito». La ragione rifiuta di considerare irrimediabilmente condannato un continente che dispone di risorse umane e naturali considerevoli, potenzialmente 700 milioni di consumatori.

Postulando, per la prima volta, che i bisogni massicci di risorse dell’Africa non possono contare, principalmente, che sul settore privato, il summit dei capi di Stato africani sul partenariato con il settore privato per il finanziamento del Nepad svoltosi a Dakar, a metà aprile, ha riunito più di 950 tra uomini e gruppi d’affari di tutti i continenti, selezionati su più di 1600 richieste di partecipazione. Perciò è arrivato il momento di fare il punto sulla lancinante questione del finanziamento di questo piano ambizioso e innovatore. Il Nepad si fonda su tre opzioni fondamentali: buon governo, criterio delle regioni e non degli Stati (l’Africa è divisa in cinque regioni: Ovest, Nord, Centro, Est e Africa australe), ricorso massiccio al settore privato. Si fonda anche su otto variabili fondamentali soprannominate «settori super prioritari» (infrastrutture, educazione, sanità, agricoltura, ambiente, energia, accesso ai mercati).

L’interazione delle otto variabili deve generare la crescita. Perché la scelta del settore privato? Non esiste in nessuna parte del mondo un paese che si sia sviluppato in altro modo. L’Africa dovrebbe essere ambita dagli investitori. Così come il partenariato del G8 dovrebbe, secondo me, consistere principalmente nell’aiutare il nostro continente a creare le condizioni di attrattiva, d’accoglienza e d’impegno dei capitali privati. Se certi paesi africani rifiutassero il buon governo o lo sradicamento della corruzione, ciò non dovrebbe penalizzare gli altri. Il principio d’intervento dovrebbe prevedere che, al di là di un programma oggettivo da realizzare per tutta l’Africa, o per una regione indipendentemente dal regime, ogni paese sviluppato sarebbe libero di concedere un aiuto bilaterale preferenziale a un paese piuttosto che a un altro, secondo il suo giudizio e le sue affinità.

I modi di finanziamento del Nepad sono numerosi: contributo immediato e fisso di ogni Stato e versamento annuale la cui entità resta da definire; contributo speciale degli Stati africani produttori di petrolio che beneficiano di una vera rendita geologica; contributo volontario, per ogni milione di barili estratti dal sottosuolo africano, delle società petrolifere operanti in Africa che saranno le prime a beneficiare delle buone strutture; rimpatrio delle risorse private africane come le assicurazioni e gli enti finanziari che, paradossalmente, non riescono sempre a piazzare i loro fondi nei progetti locali e depositano le loro eccedenze all’estero; riciclaggio delle superliquidità delle banche commerciali d’Africa che, non investendo nei progetti locali, qualunque sia la loro fattibilità, spingono gli Stati a indebitarsi all’estero per affidar loro, successivamente, i guadagni ottenuti. Un’altra nicchia di risorse vituali sarebbe la rimozione degli ostacoli non tariffari che, nei paesi sviluppati, s’oppongono alle esportazioni africane (più di 100 milioni di dollari l’anno per i paesi in via di sviluppo).

A ciò si aggiungono gli investimenti degli Stati del Nord nelle grandi opere africane. E’ qui che ci appelliamo all’economista Keynes per applicare la sua teoria allo spazio dell’economia mondiale. Prendiamo un finanziamento (non rimborsabile evidentemente) di un miliardo di dollari. I due terzi, diciamo 700 milioni di dollari, sono attribuiti alle imprese del Nord, e i restanti 300 milioni a quelle africane. Tutte le imprese ordinano il loro equipaggiamento al Nord. In totale, il Nord riceverà il 20% di guadagno dalle sue imprese, ossia 140 milioni di dollari, cosa che contribuisce a stimolare l’attività industriale. L’Africa riceverà salari e, soprattutto, beneficierà di opere importanti. Un modello econometrico fornirebbe indicazioni quantitative più spinte, ma il modello generale resta valido nel suo complesso.  


 

 

 

 

 

 

 

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