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  SEMIOTICA

 

La semiotica studia la natura dei segni (dal greco semeion = segno), la loro produzione, trasmissione e interpretazione. Come disciplina autonoma la semiotica è un fenomeno del nostro secolo, ma le sue origini sono lontanissime nel tempo e comprendono gli spunti semiotici dell'Organon aristotelico, la distinzione stoica tra significante (l'immagine acustica associata al concetto) e significato (il concetto associato all'immagine acustica), la pedagogia e la teologia "semiotiche" di S. Agostino.

Se questa è la preistoria della semiotica essa conosce poi un lungo periodo di gestazione nell'età moderna grazie all'analisi di Locke, Lambert e Husserl. I due padri della semiotica moderna sono Peirce e Saussure. Peirce si ricollega alla tradizione filosofica dei due secoli precedenti e getta le basi della semiotica come disciplina autonoma. Saussure progetta una scienza, la semiologia, che ha il compito di studiare "la vita dei segni nel quadro della vita sociale". Alla parola segno Saussure attribuisce la seguente definizione: vincolo di un significante e di un significato all'interno di un sistema. Il segno sta per qualcosa ed è un significante vincolato da un significato all'interno di un sistema di significazione in cui la parola sistema deve essere intesa come un "corpus chiuso di segni" in relazione tra loro.  L'interpretazione è l'ultimo segmento grazie al quale la comunicazione si instaura.

Per Eco la semiotica studia il fenomeno della cultura nel suo insieme. La cultura è vista da Eco come un ambito in cui innumerevoli sistemi di segni ci permettono di metterci in rapporto tra noi. 

Gli elementi fondamentali del processo di comunicazione sono il mittente, il ricevente, il codice, il contesto, il canale e il messaggio. La produzione del messaggio implica la presenza di un  codice e di un contesto in comune. E' necessario che il ricevente promuova una risposta interpretativa del messaggio formulato dall'emittente; quando uno stesso segno ha più possibilità significative parliamo di polisemia; l'integrità semantica di un messaggio polisemico può essere salvaguardata grazie alla corretta interpretazione del contesto di riferimento e all'analisi degli elementi non verbali (tono di voce, sguardo, ecc.).  La comunicazione passa attraverso i segni ma non si esaurisce in essi: ci troviamo di fronte alla necessità di spezzare i limiti della classificazione perchè la classificazione impedisce di cogliere il vero senso del messaggio.

Nella comunicazione orale gli interlocutori sono presenti e questo consente di avere chiavi interpretative nel gioco delle domande e delle risposte. Nella comunicazione scritta il processo di interpretazione del messaggio si complica a causa dell'assenza dell'interlocutore.

L'interpretazione coinvolge l'interprete (ad esempio il lettore) e l'interpretazione risente del bagaglio culturale posseduta dal soggetto interprete. Nella dinamica dell'interpretazione la comprensione oggettiva è minacciata dalla soggettivazione dell'interpretazione: con l'interpretazione legata ad umori soggettivi si mette in discussione il legame del messaggio al proprio contesto.

La valenza dell'interpretazione soggettiva della comunicazione porta alla crisi del linguaggio: una interpretazione di tipo soggettiva non mi permette di sapere cosa comunicherò in spazi temporali diversi tra loro; nel linguaggio, che mette in relazione i segni ad un contesto e a degli interlocutori, dobbiamo trovare una sua stabilità. 

Il pregiudizio positivistico è quello di poter tracciare un fondamento unico, esaustivo per tutte le scienze. Il fondamento attraverso cui pretendiamo di vedere la realtà nel suo insieme è un'ipostasi metafisica. Il positivismo nasce dal tentativo di trovare questo fondamento e su questo tentativo di trovare il fondamento assoluto è nata la filosofia occidentale. Il linguaggio della scienza è convenzionale e non può essere universale.

Non tutte le esperienze sono scientifiche: la comunicazione ha una valenza veritativa, non scientifica. Il linguaggio veritativo è quello che fa corrispondere la parola all'oggetto. La verità  risiede nella corrispondenza tra il discorso e il contenuto del discorso. Il linguaggio quotidiano, per Austin, è illocutorio: il dire fa qualcosa; col linguaggio si prega, si implora, si fanno tutte quelle cose che costituiscono il nostro stare insieme all'interno di un contesto comune. Con il linguaggio non diciamo solo qualcosa ma "facciamo" qualcosa e quello che facciamo passa attraverso la parola poichè la parola e il motore dell'azione.

 Quando parliamo di linguaggio veritativo lo scontro con la soggettività dell'interpretazione è bilanciato da quelle modalità del linguaggio che ci mettono in relazione attraverso l'uso di un codice condivisibile e all'interno di un contesto comune. Nella comunicazione il linguaggio ha una esigenza veritativa: far corrispondere la parola al detto ma in questa corrispondenza della parola al detto c'è il rischio del falso. 

E' una presunzione dire che la risposta veritativa è univoca. Il fine della ricerca semiotica è quello interpretare in modo veritativo il messaggio. 

Analisi semantica dei modi del parlare:

SCIENZA LINGUAGGIO ORDINARIO
Scienza dei segni Processo comunicativo
Formale e virtuale Attuale
Linguaggio oggettivante Linguaggio soggettivo
Spiegazione Comprensione
Metodo Verità

 

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

AUSTIN J., "Come fare le cose con le parole", Marietti

JASPERS K., "La filosofia dell'esistenza", Laterza

RICOEUR P., "La metafora viva", Jaca Book

RICOEUR P., "Il contenuto delle interpretazioni", Jaca Book

 

 

 

 

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