Il
carattere
essenziale
del
linguaggio
cinematografico
è
la
sua
universalità:
esso
permette
di
aggirare
l'ostacolo
della
diversità
delle
lingue
nazionali:
il
cinema
va
ovunque,
è
globale
e
globalizzante.
La
grammatica
cinematografica
studia
le
regole
che
presiedono
all'arte
di
trasmettere
correttamente
delle
idee
attraverso
una
successione
di
immagini
animate.
Il
linguaggio
cinematografico
è
doppiamente
determinato:
nella
storia
e
nella
narratività.
Oggetto
di
analisi
è
soprattutto
la
relazione
tra
lo
spettatore
e
il
film;
dalla
semplice
illusione
di
movimento
si
passa
a
tutta
una
gamma
di
emozioni
e
di
fenomeni
psicologici
quali
la
memoria
e
l'attenzione.
Prima
di
un
film,
delle
sue
immagini
e
dei
suoi
suoni
c'è
un'idea.
Nel
caso
di
un
film
narrativo
questa
idea
è
l'idea
di
una
storia.
Questa
idea
si
deve
articolare,
precisare,
definire
e
dovrà
prendere
forma
una
storia
fatta
per
essere
raccontata
attraverso
delle
immagini.
E'
così
che
nasce
una
sceneggiatura,
ovvero
una
descrizione
più
o
meno
precisa,
coerente,
sistematica
di
una
serie
di
eventi,
personaggi
e
dialoghi
connessi
tra
loro.
Il
soggetto
è
la
prima
manifestazione
concreta
di
un'idea
e
la
fase
successiva
all'elaborazione
di
una
sceneggiatura
è
quella
del
trattamento:
in
questa
fase
gli
spunti
narrativi
del
soggetto
vengono
approfonditi.
La
forma
è
ancora
letteraria
ma
ha
acquisito
una
caratterizzazione
narrativamente
più
definita.
Al
trattamento
segue
la
scaletta
che
segna
la
fase
del
passaggio
dal
momento
letterario
a
quello
della
costruzione
del
film.
Trattamento
e
scaletta
interagiscono
tra
loro
dando
vita
alla
sceneggiatura
in
cui
sono
messe
in
ordine
tutte
le
scene
del
film.
La
sceneggiatura
subisce
una
ulteriore
fase
di
elaborazione:
il
decoupage
tecnico.
In
questa
fase
le
scene
vengono
divise
in
singole
scene,
dette
inquadrature
e
su
di
esse
si
indica
il
contenuto,
la
sequenza,
ecc.
L'inquadratura
è
l'unità
base
del
discorso
filmico.
Ogni
inquadratura
è
sempre
il
risultato
di
scelte
effettuate
a
due
livelli;
il
primo
è
quello
del
profilmico,
ovvero
di
tutto
ciò
che
è
davanti
alla
macchina
da
presa,
il
secondo
è
il
filmico
che
riguarda
il
piano
discorsivo,
i
modi
con
cui
sono
rappresentati
gli
elementi
filmici.
Con
la
tecnica
dello
story
board
si
accompagna
il
testo
scritto
di
una
sceneggiatura
con
disegni
e
immagini.
L'ultima
fase
prevede
la
sceneggiatura
desunta
dalla
copia
definitiva
del
film:
il
suo
autore
non
è
più
uno
scrittore
ma
è
un
critico
o
uno
studioso
di
cinema
che
ne
descrive
le
scene,
i
dialoghi,
ecc.