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SCHIAVITU'
E NUOVE SCHIAVITU' (15 NOVEMBRE
2007) |
Ascolta
il servizio di Amedeo Lomonaco
Ascolta l'intervista con l'arcivescovo
di Accra
Radio Vaticana,
15 novembre 2007
In
Ghana, vescovi europei ed africani discutono sulle nuove
schiavitù: ai nostri microfoni, l'arcivescovo di Accra
Vescovi
europei ed africani partecipano fino al prossimo 18 novembre
a Cape Coast, in Ghana, al seminario sul tema “La schiavitù
e le nuove schiavitù”. L’incontro, promosso dal
Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE) e dal
Simposio delle Conferenze episcopali in Africa e Madagascar
(SECAM), si concluderà domenica con una commemorazione del
200.mo anniversario della fine della schiavitù in Africa.
Il servizio di Amedeo Lomonaco:
Aprendo
il seminario, il cardinale Josip Bozanić, arcivescovo
di Zagabria e vicepresidente del Consiglio delle Conferenze
episcopali d’Europa (CCEE) ha detto che “molte persone,
in Europa e in Africa, continuano ad essere schiave della
povertà, dell’ingiustizia” soprattutto per la non equa
distribuzione delle risorse del pianeta. Altrettanto
preoccupante - ha aggiunto il porporato - "è
l’aumento di coloro che si sentono schiavi della propria
libertà, del loro libero arbitrio”. Il dramma della
schiavitù - ha spiegato - ha assunto nuove forme a causa di
una “scolarizzazione che tende a relegare Dio nella mera
sfera privata dell’esistenza umana, e per un crescente
fondamentalismo religioso che vuole imporsi con l’uso
della forza”. Ricordando il cammino di cooperazione tra
Africa ed Europa volto a conservare l’integrità della
fede universale, il cardinale ha sottolineato che i due
continenti “hanno un destino comune”. Una collaborazione
apostolica tra vescovi europei ed africani, sottolineata
anche dall’arcivescovo di Dakar, il cardinale Theodore
Sarr. Il porporato ha quindi osservato come anche oggi, tra
gli africani, ci sia “la tentazione di relegare la storia
della schiavitù nel passato senza più parlarne o trarne
conseguenze per il futuro”. Il vescovo ausiliare di Cape
Coast, Matthias Nketsiah, ha ricordato infine le
responsabilità degli africani coinvolti nella tratta della
schiavitù: anche noi - ha affermato il presule -
“dobbiamo imparare da questa lezione e metterla a frutto
contro le schiavitù moderne, che coinvolgono soprattutto
donne e bambini”.
Tra i temi del seminario particolare rilievo viene dato,
dunque, alla collaborazione tra Chiese d’Africa e
d’Europa ed alla relazione tra flussi migratori e nuove
forme di schiavitù. Si tratta, molto spesso, di forme di
sfruttamento legate a posizioni di debolezza economica,
sociale e culturale da parte di cittadini di Paesi africani.
E’ quanto sottolinea, al microfono di Amedeo Lomonaco,
l’arcivescovo di Accra, mons. Charles Palmer - Buckle:
R. - L’Africa, come continente, e l’africano come
persona, sono molto vulnerabili. Allora, di fronte a questa
vulnerabilità ci sono veramente delle forme di schiavitù
che vediamo sia nel continente africano sia in Europa.
D. - La storia dell’Africa è profondamente segnata dal
flagello della schiavitù. Come evitare che questa piaga,
con nuove forme dinamiche, possa colpire anche le nuove
generazioni?
R. - La prima cosa che facciamo è di dare a questi
giovani una pubblica istruzione molto valida che li abiliti
veramente a prendere i loro destini nelle loro mani, cioè a
poter vivere nei propri Paesi, a lavorare nei propri Stati.
Ed anche se dovessero espatriare - perché l’uomo ha
diritto di vivere dove vuole, dove pensa di trovare la
sicurezza - sono muniti sia di conoscenze sia di abilità
adeguate. Questi giovani saranno così nella posizione di
evitare nuove forme di schiavitù.
D. - In Ghana, in particolare, quali nuove forme di
schiavitù sono presenti?
R. - Io sono ad Accra, capitale del Ghana e qui, per
esempio, abbiamo più di 200 mila ragazzi e ragazze che
vivono sulle strade. Venendo non ben forniti di conoscenze
adeguate o di requisiti necessari nel campo educativo,
vengono sfruttati anche dai propri concittadini, alcuni
perfino dai loro parenti. Lavorano sulle strade, vendono per
conto di altre persone ma non trovano delle remunerazioni
giuste e non riescono a trovare sistemazioni adeguate per le
loro vite. Alcune delle ragazze, poi, sono costrette a
prostituirsi, anche nei ristoranti e nei centri turistici.
Abbiamo quindi dato vita ad un'organizzazione che si occupa
di questi giovani: si chiama “Catholic Action for street
Children”. Ci sono inoltre delle suore e dei religiosi ed
anche delle ONG che combattono seriamente per tutelare i
diritti umani nel nostro Paese.

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