MEMORIA
LITURGICA DI SAN GIOVANNI DI DIO (8/03/2008) |
La
Chiesa ricorda San Giovanni di Dio, fondatore dei
Fatebenefratelli e patrono degli infermi e degli
ospedalieri
Ascolta il
servizio di Amedeo Lomonaco
Oggi la
Chiesa celebra la memoria liturgica di San Giovanni di
Dio, patrono dei malati e degli operatori sanitari. E’
il Santo che fondò, circa 500 anni fa, l’Ordine
Ospedaliero dei Fatebenefratelli. Il servizio di Amedeo
Lomonaco:
La vita di San Giovanni di Dio è un itinerario verso
la santità attraverso strade impervie: nasce nel 1495 a
Montemor–o–Novo, in Portogallo, in una famiglia
modesta. Trascorre gli anni della gioventù come
pastorello e poi si arruola nell’esercito. Ha la
passione per il gioco e in seguito ad una storia di furto
è condannato a morte per impiccagione. Viene graziato
quando ha già il cappio al collo. Nel 1532 prende parte
alla difesa di Vienna assediata dai turchi. Con i pochi
risparmi decide quindi di diventare venditore ambulante di
libri e immagini religiose. Nel 1539 avviene la svolta:
ascolta un sermone di Giovanni d’Avila e rimane
sconvolto. E’ vera conversione. Il suo shock è così
forte da sembrare pazzo. Viene ricoverato all’Ospedale
reale, dove a quei tempi la malattia mentale si curava con
frusta e catene. Viene presto riconosciuto sano e rimesso
in libertà. Giovanni decide allora di dedicare il resto
della sua vita ai poveri e agli ammalati. Fonda il suo
primo ospedale e chiede l’elemosina per gli infermi
dicendo: “Fratelli, fate il bene a voi stessi dando
l’elemosina ai poveri”, intendendo che chi aiuta il
prossimo fa anzitutto il proprio interesse spirituale.
Muore l’8 marzo del 1550 stringendo nelle mani un
crocifisso.
San Giovanni di Dio è come uomo un esempio di
disponibilità e apertura verso il prossimo. La sua è
stata una vita in movimento, un’esperienza continua di
mutamento ma anche di stabilità nella generosità. E
questa generosità, poco a poco, si è trasformata in
fede, in amore verso Dio che svela il vero volto del
fratello ferito nella carne e nel cuore. Questo messaggio
continua oggi ad essere un imprescindibile richiamo per
l’Ordine ospedaliero dei Fatebenefratelli. Ascoltiamo, fra
Giancarlo Lapic, segretario particolare del
generale e consigliere nazionale dell’Ordine di San
Giovanni di Dio:
“San Giovanni di Dio ci ha lasciato l’esempio di
una fede vissuta in profonda comunione con il prossimo.
Una fede vissuta – possiamo dire – secondo le
intenzionalità di Dio, che non privilegia un rapporto
esclusivo con Lui senza contemplare la presenza del
prossimo sofferente e bisognoso. Possiamo sintetizzare
questo vissuto di San Giovanni di Dio nella fede con una
parola: ‘l’ospitalità’. Questa parola sintetizza
tutta l’eredità spirituale e carismatica che San
Giovanni di Dio ci ha lasciato e che anima da 500 anni
tutto il nostro ordine”.
Povertà, castità e obbedienza sono i tre voti
classici comuni a tutti gli ordini religiosi. I
Fatebenefratelli aggiungono un quarto voto, quello appunto
dell’ospitalità. Cosa significa vivere questo carisma?
Ancora fra Giancarlo Lapic:
“Sintetizzare i primi tre voti andando incontro al
prossimo, al prossimo sofferente e portandogli questo
amore di Dio, questa prossimità sorprendente, una
prossimità che privilegia l’uomo nel dolore, che libera
l’uomo dal male. Credo che proprio qui stia la grandezza
dell’ospitalità che svela al mondo l’amore
incondizionato di Dio”.
La coincidenza della memoria liturgica di San Giovanni
di Dio con la festa della donna rappresenta, inoltre, un
momento particolare di riflessione sul grande significato
che il mondo femminile ha per il mondo dei malati.
Fra Marco Fabello, direttore della rivista
Fatebenefratelli:
“Mi sembra che la presenza femminile nell’ambito
del mondo del malato sia, anche per i malati stessi,
assolutamente significativa sia per l’aspetto materno,
che la donna ha in sé, sia per la capacità di relazione
con le persone. Nella storia della Chiesa, così come
nella storia stessa dell’esistenza, sappiamo che la
donna è quella che per prima ha avuto una costante
presenza con i malati”.
Tutto nella vita del paziente è misurato, programmato
nel tempo come in una tabella di marcia. Curare, però, è
anche rispondere ai bisogni del malato tenendo conto delle
sue sensazioni ed emozioni. Come incanalare allora in una
cornice di autentica comprensione e attenzione la
relazione con il paziente? Ancora fra Marco Fabello:
“Ci sono diverse opportunità e le scuole, le
università possono aiutare questa realizzazione, anche se
al momento attuale ciò non è favorito
dall’insegnamento universitario. In secondo luogo,
bisogna però pensare che non si può usare il medico e
l’infermiere come se fossero una macchina in una catena
di montaggio. Io non credo che ci possa essere cura del
malato o cura di una malattia se non c’è prima la cura
della persona”.
L’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio conta
oltre 1500 religiosi. I Fatebenefratelli offrono un
servizio qualificato con circa 300 opere in 49 nazioni.
Ogni giorno, 40 mila collaboratori, tra religiosi, medici,
infermieri, impiegati e volontari assistono in media 35
mila pazienti, avvalendosi anche del sostegno di oltre 300
mila benefattori.

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