CRISI
LIBANESE: INTERVISTE CON MISSIONARI SALESIANI IN
LIBANO E IN ISRAELE |
Ascolta
l'intervista con padre Vittorio Pozzo, missionario in
Libano
Ascolta
l'intervista con padre Mario Murru, missionario in Israele
ISRAELE
RIPRENDE I BOMBARDAMENTI SU BEIRUT. 900
FINORA LE VITTIME LIBANESI: UN TERZO SONO BAMBINI.
CONTINUANO ANCHE I LANCI DI RAZZI DEGLI HEZBOLLAH IN
GALILEA
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Interviste con padre Vittorio Pozzo e con don padre
Mario Murru -
Non
c’è tregua in Medio Oriente: l’aviazione israeliana
ha condotto nuovi raid nei pressi della martoriata città
di Tiro, nel sud del Libano. Sull’altro fronte,
guerriglieri Hezbollah
libanesi hanno lanciato, durante la notte, razzi
sull’Alta Galilea. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
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Gli
aerei israeliani hanno compiuto decine di raid sul
territorio libanese, tornando a colpire anche Beirut.
Nella zona meridionale, Israele ha dispiegato circa 10.000
soldati per creare una fascia di sicurezza. I soldati
dello Stato ebraico hanno preso posizione in 11 villaggi e
ucciso almeno 4 guerriglieri Hezbollah.
I bombardamenti proseguono anche nel nord, vicino al
confine con la Siria e nella valle della Bekaa.
Sull’altro fronte, più di 200 razzi sono stati
lanciati, nelle ultime 24 ore, da combattenti Hezbollah
verso il nord di Israele. Un’inchiesta
delle forze armate dello Stato ebraico, le cui conclusioni
sono state pubblicate oggi,
ha rivelato, intanto, che il raid
israeliano sul villaggio di Cana
e la conseguente strage di civili dello scorso 30 luglio
sono state un errore. Le autorità libanesi hanno
corretto, inoltre, il bilancio di quella strage, le cui
vittime sarebbero state 28 e non 52, come dichiarato
precedentemente. Ma nel Paese dei Cedri, il bilancio
complessivo dei morti resta comunque pesante: secondo
il premier Fuad Siniora,
sono 900 i morti da quando ha
avuto inizio, lo scorso 12 luglio, l’offensiva
israeliana. Un terzo delle vittime e dei feriti è
costituito da bambini sotto i 12 anni. Siniora
ha precisato, poi, che gli sfollati sono oltre un milione,
un quarto circa della popolazione libanese. È stato
aggiornato anche il bilancio dei danni che, secondo
fonti ufficiali, ammontano ad oltre 2,5 miliardi di
dollari. Dalla Malaysia, dove si è in corso la riunione
dell’Organizzazione della Conferenza Islamica, i
rappresentanti dei Paesi a maggioranza musulmana hanno
chiesto, infine, che “le violazioni del diritto
internazionale e dei diritti dell’uomo non rimangano
impunite”.
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E
per chiedere la fine delle violenze in Libano e nei
Territori palestinesi, il patriarca latino di Gerusalemme,
mons. Michel Sabbah,
ha lanciato un nuovo messaggio. Nel testo, il patriarca
esorta tutti a pregare perché “la ragione prevalga
sullo spirito di vendetta”, perché vi siano sempre più
uomini e donne “capaci di vivere insieme nella pace” e
perché i soldati non siano fatti strumento di
“uccisioni e distruzione”, così che la Terra Santa
sia “terra di redenzione e riconciliazione per tutti”.
In Libano, intanto, gli orrori e i drammi della guerra
sono sempre più evidenti. Fortemente
minacciati sono ora il futuro stesso del Paese e le
speranze della popolazione libanese. E’ quanto
sottolinea, al microfono di Amedeo Lomonaco, il
missionario salesiano della casa Don Bosco di El
Houssoun, padre Vittorio
Pozzo, da
30 anni in
Libano:
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R.
– Il più difficile sarà ricostruire l’uomo. La
ragione della sua sopravvivenza, per il Libano, è quella
di essere un Paese comunque unito, seppur nella diversità
delle confessioni, delle religioni e delle culture.
Diciamo, quindi, che i libanesi devono sapersi accettare e
perdonare.
D.
– Quindi, per la popolazione libanese è necessario in
questo momento drammatico essere più che mai compatta…
R.
– Il vertice religioso di tutti i capi religiosi
cristiani e musulmani di due giorni fa ha preso questo
orientamento invitando tutta la popolazione a fare
quadrato intorno allo Stato, intorno al governo che
attualmente rappresenta la legittima autorità. La cosa più
importante è quella di superare questo trauma: i libanesi
hanno molte risorse, sono pieni di intraprendenza e di
iniziative. La cosa più importante è che abbiano ancora
la volontà di ritentare, per l’ennesima volta, e non
rivedersi, soltanto dopo pochi anni, al punto zero e
quindi ricominciare tutto da capo.
D.
– Negli organi di stampa, la guerra è spesso un cumulo
di cifre e statistiche: cosa significa per voi, salesiani
in Libano, questo conflitto?
R.
– La realtà è, purtroppo, peggiore delle statistiche.
Certo noi, per dove siamo, siamo ancora molto fortunati,
perché non siamo stati colpiti: abbiamo la nostra casa,
abbiamo da mangiare. Andando in giro, però, abbiamo
contatti con gli sfollati ed i rifugiati; ci rendiamo
allora conto di che cosa sia la guerra e quale significato
abbia per loro aver dovuto abbandonare la casa, che
probabilmente non la troveranno più in piedi. Capiamo
cosa significa vivere in strutture pubbliche e in scuole,
con tante altre famiglie. Ogni giorno dobbiamo trovare, in
qualche modo, delle parole nuove per far accettare e non
far pesare loro quello che si porta e si offre.
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L’orrore
della guerra sconvolge anche i Territori palestinesi, dove
oggi sono morte almeno 8 persone in seguito a nuove
operazioni militari israeliane, e lo Stato ebraico. Nel
nord di Israele sono arrivati, nella notte, razzi lanciati
da guerriglieri Hezbollah.
Alcuni di questi hanno raggiunto anche Nazareth. Sulla
situazione in Galilea, Amedeo Lomonaco ha raccolto la
testimonianza del direttore dell’Istituto dei salesiani
di Don Bosco, padre Mario Murru,
raggiunto telefonicamente a Nazareth:
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R.
– Con questi missili che arrivano - non si sa quando e
non si sa dove - la gente vive con il timore che possa
arrivarne uno sulle loro teste. Proprio ieri, quattro di
questi razzi sono arrivati vicino alla città di Nazareth.
D.
– C’è un pericolo reale anche per i Luoghi Santi
della Galilea?
R.
– Il pericolo c’è per tutti i posti perché questi
razzi quando arrivano, non sono mirati; non sono come i
missili mandati da Saddam nel
1991-‘92. Sono razzi lanciati un pò
ovunque; quindi possono colpire chiese, moschee, cristiani
e musulmani. Nessuno si sente al sicuro. Non credo, però,
che ci siano degli attacchi mirati contro i cristiani, i
musulmani o gli ebrei. Gli Hezbollah
lanciano i razzi senza sapere quali aree saranno colpite.
D.
– Come vivete queste giornate?
R.
– Noi, generalmente, continuiamo la vita di preghiera
regolare, soprattutto la domenica. La gente vuole
radunarsi in chiesa anche perché dicono: “Il Signore ci
proteggerà”; ma non ci sono
dei luoghi sicuri. Speriamo che, al più presto, termini
questa situazione anche perché la gente, soprattutto i
bambini, sono impressionati e non dormono. Sono veramente
psicologicamente provati.
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Per la Radio Vaticana, Amedeo
Lomonaco, 3 agosto 2006

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