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GLOBALIZZAZIONE

 


SAHARA OCCIDENTALE

Superficie: 266.000 Km²
Abitanti: 250.500 (stime 2001)
Densità: 0,95 ab/Km²
Forma di governo: Territorio del Marocco 
Capitale: Nessuna
Altre città: El Aaiún (Laâyoune) 98.000 ab., Sebaiera
Gruppi etnici: Arabi e Berberi
Paesi confinanti: Marocco a NORD, Algeria ad EST, Mauritania a SUD ed EST
Elevazione massima: 550 m
Fiumi principali: Non esistono fiumi perenni
Laghi principali: Semara
Clima: Desertico arido
Lingua: Arabo, dialetti berberi
Religione: Musulmana
Moneta: Dirham marocchino

SITO Consigliato: Globalgeografia

 

Unico territorio dell’Africa a non aver mai ottenuto l’indipendenza, il Sahara Occidentale è passato direttamente dalla dominazione coloniale spagnola ad un’occupazione militare marocchina senza che ai suoi abitanti nativi (i Saharawi) sia mai stato concesso il diritto di votare per la propria autodeterminazione.

 

L’occupazione coloniale spagnola risale alla fine del XIX secolo, ma solamente nel 1965 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approva una risoluzione che chiede alla Spagna di garantire l’indipendenza alla regione.


Dieci anni più tardi la Corte Internazionale di Giustizia dichiara che le popolazioni del Sahara Occidentale hanno il diritto all’autodeterminazione e la Spagna, alle prese con un difficile passaggio dei poteri dal franchismo alla monarchia costituzionale, rinuncia volentieri a quei territori, lasciando però campo aperto per una invasione congiunta del Marocco e della Mauritania che reclamano diritti sul Sahara Occidentale (1975-76).

 

Già nel 1973 nasceva comunque il POLISARIO (Fronte Popolare per la Liberazione di Saguia el-Hamra e Rio de Oro), esercito di liberazione a cui si affiancherà nel corso degli anni la RASD (Repubblica Araba Democratica Saharawi), espressione politica del fronte ed organo istituzionale riconosciuto dall’OUA quale rappresentante dei Saharawi in esilio.

 

La Mauretania è costretta a ritirarsi nel 1979 a seguito di un colpo di stato e dei frequenti attacchi a sorpresa del Polisario che portano lo scompiglio in territorio mauritano fino a minacciare direttamente la capitale Nouakchott.

 

Il Marocco invece intensifica la repressione, seminando terrore tra la popolazione Saharawi, spingendola a fuggire in Algeria ed alterando l’equilibrio etnico della regione con le cosiddette “Marce Verdi”: politiche di immigrazione forzata attraverso cui Rabat sovvenziona centinaia di migliaia di coloni marocchini tra il 1975 ed il 1992 per installarsi nel Sahara Occidentale.

Frattanto ben 165.000 Saharawi sono costretti a fuggire verso i campi profughi di Tindouf, allestiti dall’UNHCR nel deserto algerino.

 

Nel corso degli anni ’80, l’esercito marocchino, per difendersi dai continui attacchi a sorpresa del Polisario, costruisce migliaia di chilometri di muri di sabbia e semina più di un milione di mine antiuomo ed anticarro, facendo del Sahara Occidentale una delle 10 regioni al mondo con il maggiore numero di mine (fonte AP 1997).

 

Nel 1988 Marocco e Polisario accettano un piano di pace provvisorio e nel 1991 inizia il cessate il fuoco monitorato dall’ONU che spedisce la missione MINURSO per implementare il rispetto degli accordi.

 

Nei 10 anni successivi si alternano promesse di referendum e successivi rinvii: la tregua viene formalmente rispettata, ma i continui ostruzionismi da parte di Rabat impediscono la piena applicazione del piano di pace.

 

Nel corso del 1997, l’inviato speciale dell’ONU James Baker organizza un incontro diplomatico tra Marocco e Polisario a Houston, dove viene trovato un accordo di massima per il rientro dei profughi e per la progressiva autonomia del Sahara Occidentale. A tutt’oggi però non si è ancora riusciti ad organizzare alcun referendum né i profughi hanno avuto il permesso di tornare a casa.

 

Federico Flora, www.warnews.it