Unico
territorio dell’Africa a non aver mai ottenuto
l’indipendenza, il Sahara Occidentale è
passato
direttamente
dalla dominazione coloniale spagnola ad
un’occupazione militare marocchina senza che ai
suoi abitanti nativi (i Saharawi) sia mai
stato concesso il diritto di votare per la propria
autodeterminazione.
L’occupazione
coloniale spagnola risale alla fine del XIX
secolo, ma solamente nel 1965 l’Assemblea
Generale delle Nazioni Unite approva una
risoluzione che chiede alla Spagna di garantire
l’indipendenza alla regione.
Dieci anni più tardi la Corte Internazionale di
Giustizia dichiara che le popolazioni del Sahara
Occidentale hanno il diritto
all’autodeterminazione e la Spagna, alle
prese con un difficile passaggio dei poteri dal
franchismo alla monarchia costituzionale, rinuncia
volentieri a quei territori, lasciando però campo
aperto per una invasione congiunta del Marocco
e della Mauritania che reclamano diritti
sul Sahara Occidentale (1975-76).
Già
nel 1973 nasceva comunque il POLISARIO
(Fronte Popolare per la Liberazione di Saguia
el-Hamra e Rio de Oro), esercito di liberazione a
cui si affiancherà nel corso degli anni la RASD
(Repubblica Araba Democratica Saharawi),
espressione politica del fronte ed organo
istituzionale riconosciuto dall’OUA quale
rappresentante dei Saharawi in esilio.
La
Mauretania è costretta a ritirarsi nel
1979 a seguito di un colpo di stato e dei
frequenti attacchi a sorpresa del Polisario che
portano lo scompiglio in territorio mauritano fino
a minacciare direttamente la capitale Nouakchott.
Il
Marocco invece intensifica la repressione,
seminando terrore tra la popolazione Saharawi,
spingendola a fuggire in Algeria ed alterando
l’equilibrio etnico della regione con le
cosiddette “Marce Verdi”: politiche di
immigrazione forzata attraverso cui Rabat
sovvenziona centinaia di migliaia di coloni
marocchini tra il 1975 ed il 1992 per installarsi
nel Sahara Occidentale.
Frattanto
ben 165.000 Saharawi sono costretti a fuggire
verso i campi profughi di Tindouf,
allestiti dall’UNHCR nel deserto algerino.
Nel
corso degli anni ’80, l’esercito marocchino,
per difendersi dai continui attacchi a sorpresa
del Polisario, costruisce migliaia di chilometri
di muri di sabbia e semina più di un
milione di mine antiuomo ed anticarro,
facendo del Sahara Occidentale una delle 10
regioni al mondo con il maggiore numero di mine
(fonte AP 1997).
Nel
1988 Marocco e Polisario accettano un piano di
pace provvisorio e nel 1991 inizia il cessate il
fuoco monitorato dall’ONU che spedisce la
missione MINURSO per implementare il
rispetto degli accordi.
Nei
10 anni successivi si alternano promesse di
referendum e successivi rinvii: la tregua viene
formalmente rispettata, ma i continui
ostruzionismi da parte di Rabat impediscono la
piena applicazione del piano di pace.
Nel
corso del 1997, l’inviato speciale dell’ONU James
Baker organizza un incontro diplomatico tra
Marocco e Polisario a Houston, dove viene trovato
un accordo di massima per il rientro dei profughi
e per la progressiva autonomia del Sahara
Occidentale. A tutt’oggi però non si è ancora
riusciti ad organizzare alcun referendum né i
profughi hanno avuto il permesso di tornare a
casa.
Federico
Flora, www.warnews.it