Ascolta l'intervista di Amedeo Lomonaco a Riccardo Petrella
Radio
Vaticana,
intervista
di
Amedeo
Lomonaco
con
il
professore
Riccardo
Pterella
(9/10/2003)
Catastrofi
naturali,
terrorismo,
scandali
finanziari,
black
out
informatici
ed
energetici
hanno
reso
il
rafforzamento
del
risk-management,
l’insieme
delle
strategie
tese
ad
una
efficace
gestione
del
rischio,
una
priorità
assoluta
sia
per
le
imprese
che
per
gli
enti
governativi.
In
questo
contesto,
dove
le
emergenze,
non
più
circoscritte
ma
sempre
più
globali,
interagiscono
con
i
processi
di
mondializzazione
in
atto,
diventa
centrale
il
risk-manager,
emergente
figura
professionale
che
si
occupa
della
prevenzione
e
della
gestione
degli
imprevisti.
A
tale
nuova
professione
è
stato
dedicato,
a
Roma,
il
Ferma
Forum
2003,
incentrato
sul
tema:
“Reagire
ad
un
mondo
di
incertezze:
il
risk-manager
in
azione”.
L’iniziativa,
conclusasi
ieri,
è
stata
promossa
dalla
Federazione
delle
associazioni
europee
di
risk-management
(Ferma),
ed
ha
tentato
di
analizzare
quali
sono
i
mutamenti,
sul
piano
dell’economia
mondiale
e
sul
piano
dei
rapporti
tra
gli
Stati,
che
possono
aumentare,
diminuire
o
prevenire
i
rischi
nelle
nostre
società.
Ma
quale
è
l’interazione
tra
il
rischio
ed
i
processi
di
globalizzazione?
Amedeo
Lomonaco
lo
ha
chiesto
al
professore
di
globalizzazione
all’Università
cattolica
di
Lovanio,
Riccardo
Petrella:
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R.
–
La
globalizzazione
attuale,
che
è
caratterizzata
da
principi
tipici
dell’economia
capitalista
di
mercato,
aumenta
i
fattori
di
instabilità.
In
particolare
questa
mercificazione
globale
della
vita,
sotto
l’insegna
della
competitività,
non
fa
altro
che
aumentare
i
fattori
di
insicurezza
della
nostra
economia
e
dei
rapporti
sociali.
D.
–
Lei
ha
parlato
di
rischi
nell’era
della
globalizzazione:
quali
sono
le
emergenze
più
ricorrenti?
R.
–
I
rischi
più
ricorrenti
sono:
l’adozione
della
guerra
come
metodo
di
soluzione
dei
conflitti;
il
mantenimento
di
una
situazione
di
stato
di
povertà
per
quasi
la
metà
della
popolazione
del
mondo;
il
continuo
degrado
dell’ambiente;
il
problema
della
contaminazione
sempre
crescente
delle
acque;
la
questione
degli
alimenti
tossici
ed
il
cambio
climatico
legato
all’uso
non
equilibrato
delle
risorse
energetiche.
Tutti
questi
elementi
messi
insieme
fanno
sì
che
dobbiamo
aspettarci
ulteriori
“bombe”
ambientali.
D.
–
Volendo
tracciare
un
quadro
complessivo,
abbiamo
dunque
un
contesto
generale
caratterizzato
dal
fenomeno
della
globalizzazione,
un
fatto
particolare,
ovvero
il
rischio,
ed
una
nuova
figura,
il
“risk-manager”
che
dovrebbe
proporre
delle
soluzioni.
Ma
chi
è
il
“risk-manager”?
R.
–
E’
la
persona
incaricata
in
seno
all’impresa
di
informare
il
top-management
per
prendere
decisioni
che
consentano
che
l’attività
possa
essere
proseguita
con
il
minore
danno
e
con
il
massimo
dei
benefici.
Penso
che
il
“risk-manager”,
nell’impresa,
debba
contribuire
a
creare
soluzioni
necessarie
affinché
ci
sia
questo
gestore
collettivo
della
sicurezza
in
tutte
le
sue
dimensioni.
D.
–
Conciliando
il
mercato
globale
con
i
principi
etici
...
R.
–
Le
logiche
del
mercato
competitivo
capitalista
non
sono
mai
conciliabili
con
i
principi
etici.
E’
importante,
però,
che
il
mondo
dell’impresa
possa
almeno
essere
confrontato
con
il
problema
dell’eticità.
D.
–
Comunicare
efficacemente
il
rischio
diventa
dunque
necessario.
Ma
come
è
possibile
sviluppare
e
promuovere
la
presa
di
coscienza
collettiva
di
fronte
alle
emergenze
che
superano
la
dimensione
locale?
R.
–
La
migliore
cosa
è
di
far
capire
quali
sono
i
fattori
che
creano
questi
rischi,
ovvero
la
povertà,
l’obiettivo
del
profitto
a
tutti
i
costi
e
la
dominazione
dei
più
potenti.
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