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MARCIA A GENOVA IN RICORDO DI CARLO GIULIANI  (20/01/2002)

 

Genova - Il ritorno dei no global a Genova. In diecimila hanno manifestato a sei mesi dall'uccisione di Carlo Giuliani, il giovane morto durante gli scontri del G8. Il corteo è partito da piazza Alimonda, dove il ragazzo fu colpito a morte da un carabiniere che era a bordo di una jeep assalita dai dimostranti, ed è arrivato, senza incidenti, a Palazzo Ducale. Striscioni e discorsi hanno ribadito la richiesta di far piena luce sul tragico episodio del 20 luglio.

Carlo Giuliani

 Isolati i gruppi dei black bloc, l'ala più violenta. L'intervento del padre di Carlo Giuliani ha contribuito a far scendere la tensione che si era creata in piazza tra manifestanti e forze dell'ordine: ha convinto i più duri del corteo a non insultare i poliziotti e ha fatto da scudo a un McDonald's.

Sfila lento, tranquillo, quasi sommesso, il lungo corteo che ricorda Carlo Giuliani. Sila in via XX settembre, dove a luglio trionfavano grate e battaglioni a cavallo, si ferma davanti a Palazzo Ducale, il Palazzo degli Otto Grandi. Sono in diecimila, senza sigle, qualche bandiera rossa, un grande striscione firmato "Gli amici": "Credete di averlo ammazzato ma Carletto vive attraverso noi". E mille volantini con il volto da bambino di Carlo Giuliani: "Ho 23 anni, sei mesi fa lo stato mi ha ucciso". Sei mesi esatti, in quella piazza Alimonda trasformata da allora in un sacrario e da cui parte, intorno alle 16, la manifestazione. I leader del movimento ci sono tutti: Vittorio Agnoletto, Luca Casarini, Piero Bernocchi, Francesco Caruso, con Fausto Bertinotti. Nessuno però si impossessa delle prime file. I vecchi amici di Carlo lo hanno chiesto espressamente: niente protagonismi. La parola d'ordine è semplice, quasi ingenua: accompagnare Carlo da quello spiazzo di morte in cui ha trovato la morte al palazzo dei potenti, dove avrebbe voluto arrivare. 

Senza alcuna tentazione di riaprire lo scontro. Ma dopo il G8 Genova ha ancora paura. E quando, nella notte, decine di cassonetti dell'immondizia vengono rimossi dalla zona della Foce, teatro degli incidenti più violenti, più di un brivido percorre la gente. Anche perchè, un paio di giorni prima, aveva pensare il nuovo Questore, Oscar Fioriolli, a lanciare l'allarme: nessun problema per il corteo autorizzato, ma attenzione alle infiltrazioni di gruppi estremisti. E gli stessi organizzatori avevano deciso di dotarsi di un robusto servizio d'ordine. Alla fine l'unico momento di tensione rimarrà la divagazione a margine del percorso da parte di un gruppo di giovani di un centro sociale genovese, conclusa grazie alla mediazione del padre di Carlo Giuliani. "Quando c'è la volontà di tutti di comportarsi correttamnete, le manifestazioni si svolgono pacificamente" commenterà il questore. 

Il grosso scorrerà via, sotto gli occhi di pochi poliziotti e di ancor meno carabinieri, sempre in posizione meno defilata, tra le vetrine del centro illuminate come in un qualsiasi giorno di shopping e neppure sfiorate dai manifestanti. Ignorate, come quelle dei due McDonald's che neppure interrompono il lavoro. Non è giorno di slogan, i gruppi sembrano volutamente dissolversi nel magma silenzionso. L'unico grido, rimane quell'"assassini" che accompagna ogni incrocio con una divisa. Il servizio d'ordine vigila, ma si limita a un paio di cordoni, con buffetti affettuosi a chi si avvicina troppo alle forze dell'ordine. Il resto è poco più un brusio, che lascia spazio alle canzoni di De Andrè, alla banda che intona l'Internazionale, ai pugni alzati che accompagnano "Bella Ciao". Basta meno di un'ora per percorrere l'unico grande rettilineo in cui procede il corteo. In piazza De Ferrari si attende in silenzio che scocchino le 17.27. E' l'ora esatta in cui è partito il colpo di pistola che ha ucciso Carlo Giuliani. 

Poi un'interminabile applauso, quasi ritmato. La vicina piazza Matteotti, proprio davanti all'ingresso principale di palazzo Ducale,, preferita per motivi di sicurezza, non basta per ospitare tutti. Aprono i compagni di strada di Carlo, con le ,oro poesie, poi sale sul palco un ex professore di Carlo, fino a Andrea Ranieri, sindacalista e due sacerdoti, don Piero Tubino, storica anima della Caritas genovese e don Andrea Gallo. Amici, solo loro: anche stavolta per i leader non c'è posto. E poi i genitori. Prima il padre, che chiede un minuto di raccoglimento perchè a riempire la piazza sia solo "il rumore assordante del nostro silenzio", poi la madre che con un sorriso si rallegra per avere visto in corteo anche i volti, di chi a luglio, non c'era. "la prossima volta dovremo essere ancora di più". Tocca alla musica. La prossima volta è già fissata: tra sei mesi, ancora qui.

Alberto Puppo - La Repubblica, 21/01/2002

 

 

 

 

 

 

 

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